Ca al seno HER2+ avanzato, quantità di linfociti infiltranti correlata agli outcome

La presenza di una quantità elevata di linfociti infiltranti il tumore (TIL) stromali è risultata associata a una sopravvivenza globale (OS) superiore nelle pazienti con un carcinoma mammario HER2-positivo (HER2+) avanzato trattate con trastuzumab e docetaxel più pertuzumab oppure un placebo. Lo evidenzia un'analisi dello studio di fase III CLEOPATRA, pubblicata da poco su The Lancet.

La presenza di una quantità elevata di linfociti infiltranti il tumore (TIL) stromali è risultata associata a una sopravvivenza globale (OS) superiore nelle pazienti con un carcinoma mammario HER2-positivo (HER2+) avanzato trattate con trastuzumab e docetaxel più pertuzumab oppure un placebo. Lo evidenzia un’analisi dello studio di fase III CLEOPATRA, pubblicata da poco su The Lancet.

"I dati provenienti da molti studi sul carcinoma mammario HER2-positivo in stadio iniziale hanno mostrato un’associazione tra quantità elevate di TIL" e outcome positivi del trattamento” scrivono gli autori dello studio, guidati da Sherene Loi, del Peter MacCallum Cancer Centre dell'Università di Melbourne. Quest’associazione tra TIL e prognosi non era mai stata dimostrata prima nel setting della malattia avanzata.

Nello studio appena pubblicato, la Loi e i colleghi hanno analizzato 678 pazienti delle 808 incluse nello studio CLEOPATRA, nel quale si è confrontata l’aggiunta di pertuzumab o un placebo a trastuzumab e docetaxel in donne con un carcinoma mammario HER2-positivo recidivato localmente, non resecabile o metastatico. In questo campione, i ricercatori hanno valutato i livelli di TIL e li hanno correlati con i risultati di sopravvivenza.

Il valore medio dei TIL stromali è risultato pari al 21,07%, mentre il valore mediano pari al 10%. Nell’analisi univariata, l'hazard ratio (HR) per la PFS per ogni incremento del 10% del livello dei TIL è risultato pari a 0,97 (IC al 95% 0,93-1,11; P = 0,15) e non significativo. L’analisi ha evidenziato, invece, una correlazione significativa per l’OS, con un HR pari a 0,93 (IC al 95% 0,89-0,98; P = 0,011).

Questi risultati sono rimasti simili nell’analisi multivariata, con un HR per la PFS per ogni incremento del 10% del livello dei TIL pari a 0,95 (IC al 95% 0,90-1,00; P = 0,063) e un HR per l’OS pari a 0,89 (IC al 95% 0,83-0,96; P = 0,0014).

L'effetto del trattamento con pertuzumab, tuttavia, non ha mostrato differenze significative in base al valore dei TIL stromali sia per quanto riguarda la PFS sia per quanto riguarda l’OS. L’OS a 3 anni è risultata del 50% nelle pazienti trattate con il placebo e con valori di TIL stromali non superiori al 20% e del 55% in quelle con valori superiori al 20%, mentre nel gruppo pertuzumab, le percentuali corrispondenti sono risultate rispettivamente del 64% e 78%.

Gli autori osservano nella discussione che hanno trovato i valori di TIL più bassi nei campioni tumorali metastatici che non in quelli dei tumori primari, ma c'erano troppo pochi di questi campioni appaiati per poter effettuare un’analisi statistica.

"I nostri dati suggeriscono che l'effetto prognostico positivo dell’immunità antitumorale persiste nel setting della malattia avanzata e che le biopsie saranno informative per la valutazione dell’immunità antitumorale preesistente" scrivono gli autori, aggiungendo che nei futuri studi clinici i TIL dovrebbero essere considerati come un parametro per la stratificazione.

S.J. Luen, et al. Tumour-infiltrating lymphocytes in advanced HER2-positive breast cancer treated with pertuzumab or placebo in addition to trastuzumab and docetaxel: a retrospective analysis of the CLEOPATRA study. Lancet Oncol. 2016; http://dx.doi.org/10.1016/S1470-2045(16)30631-3.
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