Oncologia-Ematologia

Ca al seno HER2+, basso rischio di recidiva dopo chemio adiuvante con paclitaxel e trastuzumab

Stando a i risultati di uno studio multicentrico di fase II appena pubblicato sul New England Journal of Medicine, nelle donne con un cancro al seno in stadio I HER-2-positivo, quelle che vanno incontro a una recidiva precoce dopo essere state sottoposte a un trattamento adiuvante con paclitaxel e trastuzumab sono poche.

"Le donne con tumori piccoli dalla mammella HER-2-positivi e con linfonodi negativi hanno un rischio di recidiva tumorale basso, ma comunque significativo" spiega l’autore senior del lavoro, Eric Winer, direttore del Breast Oncology Program presso il Susan F. Smith Center for Women’s Cancers del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, in un comunicato stampa.

"Questo studio dimostra che una combinazione di chemioterapia a bassa intensità e trastuzumab - che è gravato da un minor numero di effetti collaterali rispetto ai regimi chemioterapici tradizionali - è uno standard di cura attraente per questo gruppo di pazienti".

Per arrivare al risultato, Winer e i colleghi hanno valutato i dati di 406 donne con tumori non più grandi di 3 cm. L'età media delle partecipanti era di 55 anni (range 24-85), e la maggior parte aveva tumori di grado elevato (56,2%).

Le pazienti sono state trattate con paclitaxel e trastuzumab settimanalmente per 12 settimane, seguite dal trattamento con il solo trastuzumab per 9 mesi e la maggioranza di esse (l’87,7%) ha completato tutte le 52 settimane di terapia.

Il follow-up mediano è stato di 4 anni e quello massimo di 6,2 anni.

La sopravvivenza libera da malattia invasiva a 3 anni, che era l’endpoint primario dello studio, è risultata del 98,7% (IC al 95% 97,6-99,8), mentre quella di sopravvivenza libera da recidiva (RFS) a 3 anni del 99,2% (IC al 95% 98,4-100)

Tra le 12 pazienti che hanno avuto una ricaduta, due hanno sviluppato metastasi a distanza, quattro una recidiva locale o regionale e quattro un carcinoma mammario controlaterale.

In totale, 30 pazienti hanno interrotto la terapia a causa di eventi avversi.

Tredici pazienti (il 3,2%) hanno manifestato almeno un episodio di neuropatia di grado 3, mentre due (lo 0,5%) hanno manifestato un’insufficienza ventricolare sinistra di grado 3, che si è risolta dopo la sospensione di trastuzumab.

Altre 13 partecipanti hanno fatto registrare un calo asintomatico, ma clinicamente significativo, della frazione di eiezione, che ha portato a dover interrompere il trattamento con trastuzumab; 11 di esse, tuttavia, hanno potuto riprendere il trattamento dopo una breve sospensione.

"Siamo impegnati a individuare regimi terapeutici che sono mirati non solo per le caratteristiche biologiche specifiche dello specifico tumore di una data paziente, ma anche per lo stadio tumorale, la dimensione del tumore e in che misura sia avanzato” afferma la prima firmataria dello studio, Sara M. Tolaney, anche lei del Susan F. Smith Center for Women’s Cancers del Dana-Farber Cancer Institute, nel comunicato stampa. "Questo studio è un primo esempio del valore di questo approccio" aggiunge l’oncologa.

S.M. Tolaney. Adjuvant Paclitaxel and Trastuzumab for Node-Negative, HER2-Positive Breast Cancer. N Engl J Med. 2015;372:134-141.
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