Ca al seno HER2-, capecitabina migliora ulteriormente gli outcome dopo terapia neoadiuvante

Cosa dovrebbe fare il clinico quando una paziente con un cancro al seno HER2-negativo viene sottoposta alla chemioterapia adiuvante ma, durante l'intervento, mostra ancora la presenza di malattia residua? La risposta, sorprendente, viene da uno studio di autori giapponesi: aggiungere capecitabina alla terapia adiuvante.

Cosa dovrebbe fare il clinico quando una paziente con un cancro al seno HER2-negativo viene sottoposta alla chemioterapia adiuvante ma, durante l’intervento, mostra ancora la presenza di malattia residua? La risposta, sorprendente, viene da uno studio di autori giapponesi: aggiungere capecitabina alla terapia adiuvante.

Lo studio in questione, un trial di fase III chiamato CREATE-X (Capecitabine for Residual Cancer as Adjuvant Therapy), è stato presentato al recente San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS) ed evidenzia che le donne in cui c’era ancora malattia residua dopo la chemioterapia neoadiuvante e l’intervento hanno ottenuto risultati migliori in termini di sopravvivenza se trattate con capecitabina in aggiunta al trattamento adiuvante standard.

"Dopo la chemioterapia neoadiuvante standard contenente antracicline e/o taxani, l’impiego adiuvante post-operatorio di capecitabina ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza libera da malattia nelle pazienti con un carcinoma mammario primario HER2-negativo con malattia invasiva residua confermata patologicamente" ha detto il Masakazu Toi, del Kyoto University Hospital, durante una conferenza stampa. Tuttavia, ha aggiunto l’oncologo, “sebbene il bilancio tra beneficio e tossicità sembri essere a favore di un impiego della capecitabina come chemioterapia post-neoadiuvante, i possibili benefici terapeutici di questa strategia devono essere indagati ulteriormente".

Come ricordato da Toi, le pazienti che mostrano ancora malattia residua dopo la chemioterapia neoadiuvante hanno maggiori probabilità di avere una ricaduta e in questi casi non si sa bene se la chemioterapia sistemica postoperatoria abbia un effetto positivo sulla sopravvivenza.
Lo studio CREATE-X è stato appunto progettato per verificare se l’aggiunta di capecitabina alla terapia adiuvante standard sia in grado di migliorare la sopravvivenza libera da malattia (DFS) nelle donne con malattia residua dopo la chemio neoadiuvante e l’intervento.

Lo studio ha coinvolto circa 900 pazienti con un carcinoma mammario invasivo HER2-che avevano ancora malattia residua dopo aver fatto una chemioterapia neoadiuvante con un'antraciclina e/o un taxano, seguita dalla chirurgia. Le partecipanti sono state assegnate in modo casuale e in rapporto 1:1 alla radioterapia e alla terapia ormonale (trattamento standard) con o senza capecitabina 1250 mg/m2 due volte al giorno. La capecitabina è stata somministrata nei giorni da 1 a 14 ogni 3 settimane per otto cicli. Le pazienti che avevano un tumore con recettori ormonali positivi sono state sottoposte alla terapia ormonale.

Nel 2015, è stata effettuata un’analisi ad interim prevista dal protocollo e il Data Monitoring Committee indipendente ha raccomandato l'interruzione dello studio.
Le pazienti assegnati al braccio trattato con capecitabina hanno mostrato miglioramenti significativi rispetto a quelle del braccio di controllo sia della DFS a 2 anni (87,2% contro 80,4%) sia della DFS a 5 anni, che era l’endpoint primario dello studio (74,1% contro 67,7%; HR 0,70; IC al 95% 0,53 -0,93; P = 0,00524).
L’analisi aggiornata dei dati ha mostrato che anche la sopravvivenza globale (OS) mediana a 2 anni è stata significativamente superiore nel gruppo capecitabina rispetto al gruppo di controllo (96,4% contro 94,2%), così come quella a 5 anni (89,2% contro 83,9%; HR,0.60, P < 0,01).

Toi ha segnalato che i ricercatori stanno ora effettuando diverse sottoanalisi per cercare di capire se ci sono sottogruppi di pazienti che hanno beneficiato più di altri di capecitabina. Per esempio, vogliono valutare se la positività o meno ai recettori ormonali abbia influito sugli outcome oppure no.

M. Toi, et al. A phase III trial of adjuvant capecitabine in breast cancer patients with HER2-negative pathologic residual invasive disease after neoadjuvant chemotherapy (CREATE-X, JBCRG-04). SABCS 2015; abstract S1-07.
leggi