I tumori al seno con un’alta sensibilità agli estrogeni hanno un rischio significativamente maggiore di recidiva tardiva, il che potrebbe indicare la necessità, in questi casi, di una terapia ormonale adiuvante di durata superiore ai 5 anni. A suggerirlo è uno studio di autori inglesi appena presentato alla European Breast Cancer Conference (EBCC) a Glasgow, in Scozia.

I tumori HER2-negativi con un punteggio alto del panel degli estrogeni in un test genetico ad hoc hanno mostrato, infatti, un tasso di recidiva del 13,6% nel periodo compreso tra 5 e 10 anni dopo la diagnosi, un valore più che doppio rispetto al tasso di recidiva durante i primi 5 anni.

"I nostri dati suggeriscono che le pazienti con questi tumori, cioè quelle che sembrano beneficiare maggiormente dell'attuale terapia endocrina standard di 5 anni, potrebbero beneficiare anche di un trattamento ormonale adiuvante più prolungato" ha dichiarato uno degli autori, Mitchell Dowsett, dell’Institute for Cancer Research di Londra.

I risultati vanno ad aggiungersi al dato, noto da tempo, che i tumori positivi ai recettori degli estrogeni (ER) hanno un rischio maggiore di recidiva tardiva rispetto quelli ER-negativi, ha aggiunto Jack Cuzick, della Queen Mary University di Londra .

Inoltre, ha rimarcato l’autore, "lo studio chiarisce che anche nell’ambito dei tumori ER-positivi, il livello di espressione è importante” e quindi “sono necessari ulteriori studi per vedere se i profili di espressione genetica riescono permettono un determinazione migliore rispetto all’immunoistochimica quantitativa più convenzionale”.

I risultati presentati alla EBBC provengono da una nuova analisi dello studio chiave ATAC (Arimidex, Tamoxifen Alone or in Combination), un trial randomizzato che ha mostrato un miglioramento della sopravvivenza nelle pazienti con un cancro al seno sottoposte per 5 anni a una terapia ormonale adiuvante con un inibitore dell'aromatasi, invece di tamoxifene.

L'analisi ha riguardato 1125 partecipanti dello studio ATAC i cui tumori sono stati valutati con il test Oncotype DX 21-gene, che valuta il rischio di recidiva a distanza nelle pazienti con un carcinoma mammario ER-positivo. L'espressione genica valutata mediante il test comprende quattro geni coinvolti nel pathway di segnalazione degli estrogeni (il cosiddetto modulo E)  di cui uno è il recettore degli estrogeni.

Il sottogruppo analizzato comprendeva 1009 pazienti che avevano tumori HER2-negativi.

Durante 10 anni di follow-up ci sono state 215 recidive. Nel complesso, il tasso di recidiva è risultato simile nei primi 5 anni e nei successivi 5. Tuttavia, il tasso e il pattern di recidiva sono risultati notevolmente variabili in base allo stato di HER2 e al punteggio del modulo E.

I tumori HER2-positivi hanno mostrato un tasso di recidiva più elevato nei primi 5 anni, mentre quelli HER2 -negativi un tasso di recidiva più elevato nei successivi 5.

Un'ulteriore analisi ha mostrato che il pattern di recidiva dei tumori HER2-negativi variava in base al punteggio del modulo E. Un punteggio basso è risultato associato a percentuali simili di recidiva nei primi 5 anni e nei 5 successivi, mentre un punteggio alto si è associato un raddoppio del tasso di recidiva nel periodo compreso tra i 5 e i 10 anni dopo la diagnosi.

"I tassi complessivi di recidiva simili nel primo quinquennio post-diagnosi e in quello successivo nascondono differenze sostanziali e terapeuticamente importanti presenti nei diversi sottogruppi" concludono i ricercatori inglesi, ed “è importante sottolineare che i casi HER2-negativi con un’elevata positività agli estrogeni sono generalmente considerati abbastanza a basso rischio, ma hanno mostrato nel nostro studio un aumento delle recidive dopo 5 anni, in coincidenza con la sospensione del trattamento, e potrebbero quindi essere candidabili a una terapia endocrina di durata maggiore” rispetto ai 5 anni standard.

M. Dowsett, et al. Estrogen module of 21-gene recurrence score predicts increased late recurrence for ER+ HER2- breast cancer. EBCC 2014; abstract O-216.