Ca al seno HER2+, con neratinib adiuvante si sopravvive di più senza malattia

Un anno di terapia adiuvante prolungata con neratinib, somministrato dopo la chemioterapia e trastuzumab, può migliorare in modo significativo i tassi di recidive clinicamente rilevanti nelle donne con un carcinoma mammario HER2-positivo (HER2+). A rivelarlo è un'analisi di follow-up a 5 anni dello studio di fase III ExteNET, pubblicata da poco online su Lancet Oncology.

Un anno di terapia adiuvante prolungata con neratinib, somministrato dopo la chemioterapia e trastuzumab, può migliorare in modo significativo i tassi di recidive clinicamente rilevanti nelle donne con un carcinoma mammario HER2-positivo (HER2+). A rivelarlo è un'analisi di follow-up a 5 anni dello studio di fase III ExteNET, pubblicata da poco online su Lancet Oncology.

"Nonostante i comprovati benefici di trastuzumab nel setting adiuvante, i dati di follow-up a lungo termine mostrano che dal 15 al 24% dei carcinomi mammari si ripresenta dopo una mediana di 8-11 anni" spiegano nell’introduzione gli autori dello studio, guidati da Miguel Martin, dell’Universidad Complutense di Madrid.

Lo studio ExteNET è un trial multicentrico internazionale (40 i Paesi coinvolti), randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, da cui è già emerso dopo un follow-up di 2 anni che neratinib, un pan-inibitore delle tirosin-chinasi di HER, può migliorare la sopravvivenza libera da malattia invasiva (DFS). Proprio questi risultati hanno portato all'approvazione da parte della Food and Drug Administration di neratinib come trattamento adiuvante prolungato per le pazienti con un carcinoma mammario HER2+ in stadio iniziale, dopo la terapia adiuvante con trastuzumab. Nella nuova analisi, appena pubblicata, il follow-up arriva a 5 anni (mediana: 5,2 anni).

Lo studio ha coinvolto 2840 donne con un carcinoma mammario HER2-positivo in stadio iniziale, assegnate equamente al gruppo trattato con neratinib e al gruppo trattato con il placebo.
Nel gruppo trattato con neratinib si sono verificati 116 eventi correlati alla sopravvivenza libera da malattia (DFS) invasiva contro 163 eventi di questo tipo nel gruppo placebo (HR 0,73; IC al 95%, 0,57-0,92, P = 0,0083). La DFS a 5 anni è risultata del 90,2% nel braccio in trattamento attivo e 87,7% nel braccio di controllo.

Nel gruppo trattato con neratinib i ricercatori hanno osservato anche riduzioni delle recidive a distanza e delle recidive locali o regionali. Infatti, nel braccio trattato con l’inibitore sono state osservate 91 recidive a distanza (6,4%) contro 111 nel braccio trattato con il placebo (7,8%) e 12 recidive locali o regionali con il farmaco in studio (0,8%) contro 35 con il placebo (2,5%).
I dati di sopravvivenza globale (OS) non sono ancora ancora maturi e finora durante lo studio ci sono state un totale di 121 morti a causa della progressione della malattia (in 102 pazienti) o di altri motivi (in 19 pazienti).

L'analisi primaria relativa alla sicurezza è stata riportata dopo i 2 anni di follow-up; gli eventi avversi più comuni osservati con neratinib sono stati diarrea, vomito e nausea. Il prolungamento del follow up non ha suggerito alcun aumento della tossicità a lungo termine, in particolare per quanto riguarda la tossicità cardiaca o i tumori secondari.
"L'analisi a 5 anni ha dimostrato che l'efficacia superiore di neratinib rispetto al placebo si è mantenuta ogni anno dopo la randomizzazione, con una significativa riduzione del rischio di un evento correlato alla DFS invasiva dopo 5 anni di follow-up" concludono gli autori, aggiungendo che le analisi dei sottogruppi suggeriscono la presenza di un beneficio maggiore nelle pazienti con un tumore positiva ai recettori ormonali.

L'analisi dei dati di OS verrà effettuata dopo che si saranno verificati 248 decessi.

M. Martin, et al. Neratinib after trastuzumab-based adjuvant therapy in HER2-positive breast cancer (ExteNET): 5-year analysis of a randomised, double-blind, placebo-controlled, phase 3 trial. Lancet Oncol 2017; http://dx.doi.org/10.1016/S1470-2045(17)30717-9.