Ca al seno HER2- metastatico, livelli di VEGF-A non predicono beneficio di bevacizumab

I livelli plasmatici basali del fattore crescita endoteliale vascolare di tipo A (VEGF-A) non sembrano essere utili per prevedere se le donne con un cancro al seno HER2-negativo (HER2-) metastatico trarranno beneficio dal trattamento con l'anticorpo monoclonale anti-VEGF bevacizumab. Lo si evince dai risultati dello studio randomizzato di fase III MERiDiAN, pubblicati di recente sullo European Journal of Cancer.

I livelli plasmatici basali del fattore crescita endoteliale vascolare di tipo A (VEGF-A) non sembrano essere utili per prevedere se le donne con un cancro al seno HER2-negativo (HER2-) metastatico trarranno beneficio dal trattamento con l’anticorpo monoclonale anti-VEGF bevacizumab. Lo si evince dai risultati dello studio randomizzato di fase III MERiDiAN, pubblicati di recente sullo European Journal of  Cancer.

"In tre studi randomizzati di fase III, l'aggiunta di bevacizumab alla chemioterapia di prima linea in donne con un carcinoma mammario metastatico HER2- ha migliorato notevolmente la sopravvivenza libera da progressione e la percentuale di risposta complessiva, ma non la sopravvivenza globale" spiegano nell’introduzione David Miles, del Mount Vernon Cancer Centre di Londra, e gli altri ricercatori.

"Le prime analisi sui tumori al polmone, al colon-retto e al rene hanno identificato un effetto prognostico, ma non predittivo, dei livelli plasmatici di VEGF-A. Tuttavia, le analisi retrospettive di studi di fase III sul carcinoma mammario HER2- metastatico, gastrico e pancreatico in cui si è utilizzato un nuovo saggio hanno suggerito la presenza di possibili effetti predittivi e prognostici dei livelli plasmatici pre-trattamento di VEGF-A nei pazienti trattati con bevacizumab" aggiungono i ricercatori.

Miles e i colleghi hanno quindi provato a valutare prospetticamente - ed è la prima volta che lo si è fatto - i livelli plasmatici di VEGF-A come biomarker predittivo dell’efficacia di bevacizumab nel carcinoma mammario metastatico con lo studio MERiDiAN, un trial controllato con placebo e in doppio cieco, che ha coinvolto 481 pazienti con un cancro al seno HER2- metastatico non trattate in precedenza con la chemioterapia.

I ricercatori hanno assegnato in modo casuale le partecipanti al trattamento con paclitaxel 90 mg/m2 nei giorni 1, 8 e 15 più un placebo (242 pazienti) o bevacizumab 10 mg/kg (239 pazienti) nei giorni 1 e 15 ogni 4 settimane. Il trattamento è proseguito fino alla progressione della malattia, alla comparsa di una tossicità inaccettabile o al ritiro del consenso.

Hanno inoltre misurato i livelli plasmatici di VEGF-A al basale e hanno stratificato le pazienti in base a tali valori.

I due endpoint primari erano la sopravvivenza libera da progressione (PFS) nella popolazione intent-to-treat e la PFS nel gruppo con livelli plasmatici elevati di VEGF-A.

Nella popolazione intent-to-treat, il gruppo trattato con bevacizumab più paclitaxel ha mostrato una PFS mediana superiore rispetto a quello trattati con il solo paclitaxel: 11 mesi contro 8,8 mesi (HR 0,68; IC al 99% 0,51-0,91).

Nel gruppo con livelli plasmatici elevati di VEGF-A, i ricercatori hanno osservato una PFS mediana superiore tra le pazienti trattate con bevacizumab rispetto a quelle del gruppo di controllo (9,6 mesi contro 7,3 mesi; HR 0,64; IC al 96% 0,47-0,88). Tuttavia, il test di interazione tra VEGF-A e trattamento per la PFS nella popolazione intention-to-treat non ha confermato un effetto predittivo di livelli plasmatici elevati di VEGF-A.

Sul fronte della sicurezza e tollerabilità, il gruppo trattato con l’anticorpo ha mostrato un’incidenza più elevata rispetto al gruppo di controllo di ipertensione (di qualsiasi grado: 31% contro 13%), neutropenia (di qualsiasi grado 39% contro 29%; di grado ≥ 3: 25% contro 13%) e sanguinamento (di qualsiasi grado: 45% contro 27%).

"Il vantaggio significativo di PFS che si ottiene aggiungendo bevacizumab a paclitaxel è in linea con i risultati degli studi precedenti controllati con placebo sulla terapia di prima linea con bevacizumab nel carcinoma mammario metastatico" scrivono Miles e i colleghi nelle loro conclusioni.

Tuttavia, aggiungono, "i risultati dello studio MERiDiAN non supportano l’utilizzo dei livelli plasmatici basali di VEGF-A come marker predittivo per identificare le pazienti che possono trarre un beneficio in termini di PFS da bevacizumab. Sulla base di questi risultati e di precedenti analisi retrospettive, i livelli plasmatici di VEGF-A non sembrano permettere di identificare le pazienti che ottengono il vantaggio più consistente da bevacizumab. Nella popolazione generale dello studio MERiDiAN, la PFS mediana nel gruppo trattato con bevacizumab-paclitaxel è risultata sovrapponibile a quella dei precedenti tre studi randomizzati di fase III in cui si è valutata questa combinazione".


D. Miles, et al. Bevacizumab plus paclitaxel versus placebo plus paclitaxel as first-line therapy for HER2-negative metastatic breast cancer (MERiDiAN): A double-blind placebo-controlled randomised phase III trial with prospective biomarker evaluation. Eur J Cancer. 2016;doi:10.1016/j.ejca.2016.09.024.
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