Le donne con una carcinoma mammario HER2-positivo localmente avanzato o infiammatorio trattate con una chemioterapia neoadiuvante più trastuzumab seguita da un trattamento adiuvante con trastuzumab ottengono un beneficio significativo in termini di sopravvivenza libera da eventi (EFS), e il vantaggio si mantiene anche nel lungo termine. Lo dimostrano i risultati aggiornati a 5 anni dello studio internazionale di fase III NOAH (NeOAdjuvant Herceptin), appena pubblicati online su The Lancet Oncology.

Lo studio NOAH, firmato come primo autore da Luca Gianni, attualmente a capo del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Ospedale San Raffaele di Milano, è un trial randomizzato e in aperto, i cui primi risultati sono stati pubblicati nel 2010 su Tha Lancet.

Alla sperimentazione hanno preso parte 235 pazienti con un carcinoma mammario HER2-positivo arruolate tra il giugno 2002 e il dicembre 2005, di cui 118 trattate con la sola chemioterapia e 117 con la chemioterapia più trastuzumab per un anno prima e dopo l'intervento chirurgico di resezione del tumore. Novantanove pazienti con un tumore HER-2 negativo erano state incluse in una coorte parallela sottoposta alla sola chemioterapia neoadiuvante. L’endpoint primario dello studio era appunto l’EFS.

I risultati a un anno avevano mostrato un’EFS del 71% nelle donne trattate con trastuzumab più chemio contro 56% in quelle trattate con la sola chemio. Dopo un follow-up mediano di 5,4 anni (range interquartile 3,1-6,8) gli outcome del trattamento hanno continuato a essere migliori nel gruppo trattato con la combinazione della chemioterapia e dell’anticorpo monoclonale. Infatti, l’EFS a 5 anni è risultata del 58% nel primo caso contro 43% nel secondo (HR = 0,64; IC al 95% 0,44-0,93; P = 0,016).

Nel gruppo trattato con trastuzumab, l’EFS è risultata fortemente associata alla remissione patologica completa. Nelle 68 pazienti che hanno ottenuto una risposta patologica completa (di cui 45 nel gruppo trastuzumab e 23 in quello trattato con la sola chemioterapia), si è trovata, infatti, una riduzione del rischio di eventi del 71% nel gruppo trattato con l’anticorpo monoclonale rispetto a quello trattato con la sola chemio (HR = 0,29; IC al 95% 0,11-0,78).

Durante i circa 5 anni di follow-up si sono verificati solo quattro eventi avversi cardiovascolari ritenuti dagli sperimentatori correlati al farmaco: una linfostasi di grado 2 e un linfedema di grado 2 nel braccio trastuzumab, e una trombosi di grado 2 e una trombosi venosa profonda di grado 2 nel braccio sottoposto alla sola chemioterapia.

"Questi risultati” scrivono gli autori nelle conclusioni “mostrano che la terapia neoadiuvante contenente trastuzumab seguita da trastuzumab adiuvante offre un beneficio prolungato in termini di EFS alle pazienti con un carcinoma mammario localmente avanzato o infiammatorio e danno nuove informazioni sull'associazione tra remissione patologica completa e gli outcome a lungo termine nelle pazienti con tumori HER2-positivi”.

Alessandra Terzaghi

L. Gianni, et al. Neoadjuvant and adjuvant trastuzumab in patients with HER2-positive locally advanced breast cancer (NOAH): follow-up of a randomised controlled superiority trial with a parallel HER2-negative cohort. The Lancet Oncology 2014; doi:10.1016/S1470-2045(14)70080-4.
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