Un trattamento prolungato adiuvante con l’inibitore delle tirosin chinasi neratinib (PB272, HKI-272) ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza libera da malattia (DFS) rispetto al placebo in pazienti con carcinoma mammario HER2-positivo sottoposte prima alla terapia adiuvante con trastuzumab nello studio di fase III ExteNET. Lo annuncia con un comunicato stampa Puma Biotechnology, l'azienda californiana che sta sviluppando il farmaco.

Lo studio è un trial multicentrico randomizzato che ha coinvolto 2821 pazienti con carcinoma mammario HER2-positivo in stadio iniziale sottoposte all’intervento chirurgico e poi trattate con trastuzumab in fase adiuvante. Dopo trastuzumab, le pazienti sono state trattate per un anno con placebo o con neratinib 240 mg/die.

Nel complesso, il trattamento adiuvante prolungato con neratinib ha migliorato del 33% la DFS rispetto al placebo (HR 0,67; P = 0,0046). Includendo nell’analisi anche i casi di carcinoma duttale in situ (DCIS), la DFS è risultata aumentata del 37% nel gruppo neratinib rispetto al gruppo di controllo (HR 0,33; P = 0,0009). Sulla base di questi risultati, Puma ha annunciato l'intenzione di presentare la domanda di approvazione del farmaco per quest’indicazione nella prima metà del 2015.

Nel comunicato di Puma, Alan H. Auerbach, amministratore delegato e presidente della biotech, sottolinea come lo studio ExteNET rappresenti il primo trial con un agente anti-HER2 ad aver mostrato un beneficio statisticamente significativo del trattamento adiuvante prolungato e come questa sia una prerogativa che differenzia in modo significativo neratinib nel trattamento del carcinoma mammario HER2-positivo.

Attivo per via orale, il farmaco è un pan-inibitore irreversibile delle tirosin chinasi (TKI) dei recettori Erb che agisce su ErbB1 (EGFR), ErbB2 (HER2) ed ErbB4 (HER4), mentre trastuzumab blocca solo ErbB1 e lapatinib ErbB1 ed ErbB2.

Le partecipanti allo studio, arruolate in 41 centri, avevano un cancro al seno HER2-positivo in stadio II-IIIC, con linfonodi positivi e non dovevano avere una cardiopatia o un intervallo QTc > 0,45 secondi. Gli endpoint secondari dello studio comprendevano il tempo di comparsa della recidiva a distanza, la DFS specifica per il DCIS, la DFS a distanza e la sopravvivenza globale (OS). I risultati completi del trial sono attesi entro la fine dell'anno e, fa sapere Puma, saranno presentati in uno dei prossimi congressi del settore.

"Anche se l’impiego di trastuzumab in fase adiuvante ha portato a una riduzione della recidiva nelle donne con carcinoma mammario HER2-positivo in stadio iniziale, rimane la necessità clinica ancora non soddisfatta di migliorare ulteriormente il risultato per tentare di ridurre ancora di più il rischio di recidiva" dichiara Auerbach. “I risultati dello studio ExteNet dimostrano che possiamo fornire questo tipo di miglioramento con neratinib".

Oltre a questi risultati positivi di fase III, Puma ha anche annunciato di aver aggiornato il suo accordo di licenza riguardante neratinib con Pfizer, azienda che inizialmente aveva scoperto il composto. Secondo i termini del nuovo accordo, spetterà ora a Puma coprire per intero i costi degli studi clinici. Inoltre, la quota di royalties pagate a Pfizer sarà compresa tra il 13 e il 15%, anziché tra il 10 e il 20%, come era in precedenza.

A seguito di entrambi gli annunci, le azioni di Puma sono più che triplicate.

Oltre che nel tumore al seno HER2-positivo, l’azienda sta valutando le potenzialità di neratinib anche nel carcinoma polmonare non a piccole cellule e in altri tumori solidi con mutazioni di HER2.

Nello studio I-SPY 2, presentato in aprile al congresso annuale dell’American Academy for Cancer Research, a San Diego, un regime neoadiuvante costituito da neratinib e dalla chemioterapia standard, ha migliorato in modo significativo la risposta patologica completa (pCR), portandola al 55%, in un gruppo di pazienti con un cancro al seno in stadio II/III ad alto rischio, HER2-positivo e con recettori ormonali negativi..

In base del disegno statistico dello studio, è stata fatta una previsione di probabilità di successo in un prossimo studio di fase III che coinvolga 300 donne del 79%. Inoltre, i ricercatori hanno stimato che la probabilità della combinazione di neratinib e chemioterapia di essere significativamente superiore a trastuzumab più paclitaxel è del 72,7%.

Alessandra Terzaghi