Ca al seno HER2+, T-DM1 migliora la sopravvivenza nelle pazienti già trattate

Ado-trastuzumab emtansine (noto anche con la sigla T-DM1) prounga la sopravvivenza nelle donne con un carcinoma mammario HER2-positivo (HER2+), anche in quelle già trattate con due o più terapie mirate anti-HER2, tra cui trastuzumab e lapatinib. Lo dimostrano nuovi dati dello studio randomizzato di fase III TH3RESA, presentati da poco al San Antonio Breast Cancer Symposium.

Ado-trastuzumab emtansine (noto anche con la sigla T-DM1) prounga la sopravvivenza nelle donne con un carcinoma mammario HER2-positivo (HER2+), anche in quelle già trattate con due o più terapie mirate anti-HER2, tra cui trastuzumab e lapatinib. Lo dimostrano nuovi dati dello studio randomizzato di fase III TH3RESA, presentati da poco al San Antonio Breast Cancer Symposium.

"T-DM1 ha dimostrato di portare a un miglioramento clinicamente e statisticamente significativo della sopravvivenza globale rispetto a un trattamento di scelta del medico" ha detto Hans Wildiers, del centro KU Leuven, in Belgio, durante la conferenza stampa in cui è stato presentato il lavoro.

Il trattamento con T-DM1 ha migliorato di 6,9 mesi, in modo significativo, la sopravvivenza globale (OS) mediana, portandola da 15,8 mesi nel braccio di controllo a 22,7 mesi nel braccio trattato col farmaco, dopo un follow-up mediano di 30,5 mesi (HR 0,68; P = 0,0007).

I primi dati positivi di efficacia, tra cui il miglioramento della sopravvivenza libera da progressione (PFS), e di sicurezza dello studio TH3RESA erano stati presentati allo European Cancer Congress nel 2013 e sono poi stati pubblicati l’anno scorso su The Lancet Oncology.

T-DM1 è un coniugato anticorpo-farmaco diretto contro il recettore HER2-e formato dall’anticorpo trastuzumab legato tramite un legante stabile con l’inibitore della funzione dei microtubuli DM-1, una citotossina semisintetica derivata dell'aitansinoide. Il prodotto è stato approvato dalla Food and Drug Administration e dalla European Medicines Agency nel 2013 pe  il trattamento in monoterapia del carcinoma mammario metastatico HER2+, progredito dopo il trattamento con trastuzumab e un taxano, separatamente o in combinazione.

Anche se le attuali linee guida sul trattamento del tumore al seno oggi raccomandano l’impiego di T-DM1 nelle pazienti precedentemente trattate con trastuzumab, molte pazienti erano già state trattate con altre terapie di seconda linea o con linee successive prima che queste linee guida fossero pubblicate. Lo studio TH3RESA, ha spiegato Wildiers, ha valutato se queste pazienti già trattate con almeno due linee di terapia potessero trarre vantaggio da T-DM1.

Lo studio ha coinvolto 602 donne, provenienti da 22 Paesi, assegnate in rapporto 2: 1 al trattamento con T-DM1 3,6 mg/kg per via endovenosa ogni 3 settimane o alla terapia scelta dal medico: farmaci anti-HER2 (nel’83,2% dei casi) o una chemioterapia con un agente singolo (nel 16,8%). Tutte le partecipanti erano state trattate in precedenza con trastuzumab e lapatinib se già in fase avanzata e con taxani in qualsiasi setting.

Il vantaggio di sopravvivenza offerto da T-DM1 si è dimostrato indipendente dall'età, dalla positività o meno ai recettori ormonali, dalla presenza o meno di metastasi viscerali e dal numero di regimi terapeutici già fatti.

Gli eventi avversi di grado 3 o superiore sono stati meno frequenti nel braccio trattato con T-DM1 che non nel braccio di controllo (40% contro 47,3%). Gli eventi avversi di grado 3 o superiore che hanno avuto un’’incidenza almeno del 3% sono stati neutropenia (2,5% nel braccio T-DM1 contro 15,8% nel braccio di controllo), neutropenia febbrile (rispettivamente 0,2% contro 3,8%) e diarrea (rispettivamente 0,7% contro 4,3%) e la trombocitopenia di grado 3 si è verificato più frequentemente nel braccio T-DM1 (6% contro 2,7%).

Al momento del cutoff dei dati, nel febbraio 2015, il 25% dei pazienti non mostrava ancora segni di progressione, ha riferito Wildiers.

"Un tempo si pensava che il cancro al seno HER2+ fosse la forma più aggressiva... ; ora, grazie ai trattamenti che colpiscono direttamente HER2, si è in realtà rivelato essere un tumore ‘preferibile’ rispetto ad altri. E questi risultati ne danno un’ulteriore dimostrazione" ha commentato il moderatore della sessione in cui è stato presentato il lavoro, Kent Osborne, co-direttore del San Antonio Breast Cancer Symposium e direttore del Dan L. Duncan Comprehensive Cancer Center del Baylor College of Medicine.