L’aggiunta dell’anticorpo monoclonale trastuzumab alla terapia adiuvante si traduce in un miglioramento sostanziale e duraturo della sopravvivenza e in una marcata riduzione delle recidive nelle donne colpite da un tumore al seno HER2-positivo (HER2+) in stadio iniziale. A evidenziarlo sono i risultati definitivi di un'analisi combinata di due trial randomizzati, lo studio NCCTG N9831e lo studio NSABP B-31, pubblicata da poco sul Journal of Clinical Oncology.

Studi precedenti hanno dimostrato che il trattamento adiuvante con trastuzumab permette di migliorare del 15-20% rispetto alla sola chemio la sopravvivenza delle donne colpite da un tumore della mammella invasivo caratterizzato da un’amplificazione del gene del recettore del fattore di crescita epidermico umano 2 (HER2) o una sovraespressione di HER2.

I due studi oggetto dell’analisi combinata hanno coinvolto complessivamente 4046 pazienti con un carcinoma mammario operabile HER2+  trattate con doxorubicina e ciclofosfamide seguite da paclitaxel, con o senza trastuzumab.

Il lavoro ora pubblicato sul Jco riporta i risultati dell’analisi pianificata dopo 710 decessi.

La durata mediana del follow-up tra le pazienti ancora in vita è risultata di 8,4 anni per il braccio contenente trastuzumab e 8,3 anni per il braccio di controllo, con oltre il 90% delle donne in entrambi i gruppi seguite per più di 5 anni.

Tra le donne assegnate a un braccio contenente trastuzumab, al momento dell’analisi il 76,7% era ancora vivo senza segni di malattia, il 9,2% lo era ancora dopo una recidiva o dopo aver sviluppato un secondo tumore primario e il 10,4% era morto di cancro al seno.

A titolo di confronto, nel braccio di controllo il 66,3% era vivo senza segni di malattia, 13,0% era vivo dopo una recidiva o un secondo tumore primario e il 16,9% era morto a causa del cancro al seno.

L’aggiunta di trastuzumab alla chemio adiuvante ha portato a un miglioramento relativo del 37% della sopravivenza globale (HR 0,63; IC al 95% 0,54-0,73; P < 0,001) e a un aumento dell’OS a 10 anni, passata dal 72,5% all’84%.

Dopo aver aggiustato i dati in base ad altri fattori di rischio, l’aver fatto il trattamento con trastuzumab è risultato associato a una riduzione del 39% del rischio di decesso e a un aumento dell’OS in tutti i sottogruppi.

Questi risultati sono stati accompagnati da un miglioramento della sopravvivenza libera da malattia (DFS) del 40% (HR 0,60; IC al 95% 0,53-0,68; P < 0,001) e da un aumento della DFS a 10 anni, passata dal 62,2% al 73,3%.

L’aggiunta del biologico alla chemio ha portato, inoltre, quasi a dimezzare le recidive a distanza (11,9% con  trastuzumab contro 20,6% nei controlli) e ha offerto un beneficio simile e significativo in tutti i sottogruppi di pazienti.

"Sulla base dei dati aggregati di sopravvivenza libera da malattia, il trattamento per un anno con trastuzumab iniziato in concomitanza con un taxano è da considerarsi lo standard di cura", concludono i ricercatori, capitanati da Edith A. Perez della Mayo Clinic di Jacksonville, in Florida.

"L'introduzione di trastuzumab nella pratica clinica per la terapia adiuvante del carcinoma mammario HER2+ rappresenta uno dei più grandi progressi nella cura dei tumori degli ultimi 10 anni" ha commentato Erica L. Mayer del Dana-Farber Cancer Institute's Breast Oncology Center di Boston. "È gratificante vedere che il follow-up a lungo termine di questi due importanti studi conferma come le donne trattate con trastuzumab in aggiunta alla chemioterapia standard dopo l'intervento chirurgico mostrino percentuali di recidiva notevolmente più basse e nel complesso vivano più a lungo" ha aggiunto l’oncologa.

Inoltre, ha affermato l’esperta, "l’assunzione di trastuzumab come terapia adiuvante è ormai una pratica standard per quasi tutte le donne con un tumore al seno HER2+ (ad eccezione di quelle con tumori molto piccoli)".

La Mayer ha anche sottolineato che dal momento della presentazione originaria dei dati su trastuzumab adiuvante, nel 2005, sono state sviluppate e sono tuttora in studio terapie mirate contro l’HER2 di nuova generazione, tra cui nuovi anticorpi, coniugati anticorpo-farmaco e inibitori delle tirosin chinasi. "Si spera che le future strategie terapeutiche per la malattia HER2-positiva continuino a sfruttare la potenza dell’inibizione di HER2, consentendo di eliminare la chemioterapia citotossica concomitante e fornendo terapie altamente efficaci e ben tollerate dalle nostre pazienti" ha concluso la specialista.

Alessandra Terzaghi

E.A. Perez, et al. Trastuzumab Plus Adjuvant Chemotherapy for Human Epidermal Growth Factor Receptor 2–Positive Breast Cancer: Planned Joint Analysis of Overall Survival From NSABP B-31 and NCCTG N9831. J Clin Oncol 2014; doi: 10.1200/JCO.2014.55.5730.
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