Le pazienti in premenopausa con un carcinoma mammario in stadio iniziale e positivo al recettore degli estrogeni (ER) già sottoposte alla chemioterapia hanno mostrato di beneficiare dalla soppressione ovarica combinata con lo standard di cura, rappresentato dal tamoxifene, nello studio SOFT (Suppression of Ovarian Function Trial), uno dei trial più attesi al recente San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS). I risultati dello studio sono stati pubblicati in contemporanea sul New England Journal of Medicine.

La riduzione maggiore delle recidive si è osservata, però, nelle donne ad alto rischio, di età non superiore ai 35, non andate in menopausa dopo la chemioterapia iniziale, poi sottoposte alla soppressione ovarica in combinazione con l'inibitore dell'aromatasi exemestane.

Le donne premenopausa più anziane che non avevano fatto la chemioterapia prima di essere arruolate nello studio hanno avuto buoni risultati anche con il solo tamoxifene, a dimostrazione del fatto che l'aggiunta della soppressione ovarica non è necessaria in questo gruppo di pazienti a basso rischio, con un'età media di 46.

"In questo gruppo di pazienti non abbiamo trovato alcun vantaggio nell’aggiungere la soppressione ovarica al trattamento standard" ha detto la prima firmataria dello studio, Prudence Francis, del Peter MacCallum Cancer Centre di Melbourne, presentando i risultati in conferenza stampa.

Altri risultati dello studio SOFT, che è opera dell’International Breast Cancer Study Group, sono stati presentati nel giugno scorso, al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), a Chicago.

Il tamoxifene rappresenta la terapia ormonale standard dopo l'intervento chirurgico nelle donne in premenopausa con un cancro al seno positivo ai recettori ormonali. Studi precedenti hanno dimostrato che le donne che entrano menopausa dopo la chemioterapia hanno un minor rischio di recidiva di tumore al seno.

Per quelle in cui ciò non accade, finora non era chiaro se sottoporle a una soppressione ovarica in aggiunta al tamoxifene potesse dare risultati migliori. Nei trial precedenti non si è indagato il possibile ruolo della soppressione ovarica sulla recidiva, perché in questi studi non si è aspettato abbastanza a lungo dopo la chemioterapia iniziale per valutare se tale chemioterapia potesse indurre l’entrata in menopausa. Pertanto, ha spiegato la Francis, questi trial non hanno permesso di evidenziare qualsiasi possibile ruolo della soppressione ovarica.

Gli autori dello studio SOFT hanno superato il problema aspettando 8 mesi dopo la chemioterapia per vedere se le pazienti entravano in menopausa dopo questo trattamento o rimanevano in premenopausa e potevano beneficiare della soppressione ovarica.

Lo studio ha coinvolto 3047 pazienti con un cancro al seno in stadio iniziale positivo ai recettori ormonali, suddivise dagli sperimentatori in due coorti: un primo gruppo che non aveva fatto la chemioterapia ed è rimasto in premenopausa 12 settimane dopo l'intervento chirurgico (il 46,7% del campione), e un secondo gruppo che aveva fatto la chemioterapia preventiva ed è rimasto in premenopausa dopo 8 mesi di terapia (il 53,3%). In ciascuna delle due coorti, le partecipanti sono state suddivise in tre bracci, trattati per 5 anni: uno da 1018 pazienti trattato con il solo tamoxifene, uno da 1015 pazienti trattato con tamoxifene abbinato alla soppressione ovarica e uno da 1014 pazienti trattato con exemestane abbinato alla soppressione ovarica. Il trattamento di soppressione ovarica consisteva in iniezioni mensili di triptorelina.

Le donne della prima coorte, quella che non aveva fatto la chemioterapia, avevano in media, una malattia a basso rischio, mentre quelle che erano state sottoposte in precedenza alla chemio erano più giovani e con un tumore ad alto rischio.

Nel complesso, le donne del braccio trattato con tamoxifene abbinato alla soppressione ovarica hanno mostrato un miglioramento della sopravvivenza libera da malattia (DFS) rispetto a quelle trattate con il solo tamoxifene, anche se la differenza tra i due bracci non è risultata statisticamente significativa.

La coorte che ha beneficiato maggiormente della soppressione ovarica è risultata quella sottoposta alla chemioterapia prima dello studio. In questo sottogruppo, nelle donne trattate con tamoxifene combinato con la soppressione ovarica si è osservata una riduzione del 22% del rischio relativo di recidiva rispetto a quelle trattate con il solo tamoxifene. Anche se tale riduzione non è risultata statisticamente significativa, equivale, su 100 pazienti, a 4-5 casi in meno di recidiva entro 5 anni.

Sempre in questa coorte, nel braccio trattato con exemestane più la soppressione ovarica si è registrata una diminuzione del 35% del rischio relativo di recidiva di cancro al seno rispetto al braccio trattato solo con tamoxifene. In questo caso la riduzione è statisticamente significativa e si traduce, su 100 pazienti, in 7-8 casi in meno di recidiva entro 5 anni.

La Francis ha sottolineato come il vantaggio maggiore dell’aggiunta della soppressione ovarica al trattamento standard si sia osservato tra le donne non oltre i 35 anni sottoposte alla chemioterapia prima di essere arruolate nello studio. In questo gruppo, le donne che hanno sviluppato una recidiva entro 5 anni sono state una su sei nel gruppo trattato con exemestane più la soppressione ovarica contro una su tre in quello trattato solo con tamoxifene.

Secondo l’oncologa, i risultati dello studio SOFT potrebbero far cambiare la pratica clinica per questa popolazione di pazienti.

Sul fronte della tollerabilità, ha riferito l’autrice, la soppressione ovarica non si è associata a una riduzione della qualità di vita generale, ma ha aumentato i sintomi menopausali, in particolare nei primi 2 anni di terapia. Inoltre, il trattamento con exemestane abbinato alla soppressione ovarica ha mostrato di influire negativamente sul funzionamento sessuale. I risultati sulla qualità della vita sono stati oggetto di una presentazione a parte durante il congresso.

La Francis ha anche riferito che lo studio sta proseguendo e che gli autori continuano a seguire le pazienti per monitorare la comparsa di recidive e i potenziali effetti collaterali a insorgenza tardiva, oltre che per valutare la sopravvivenza globale.

P.A. Francis, et al. Randomized comparison of adjuvant tamoxifen (T) plus ovarian function suppression (OFS) versus tamoxifen in premenopausal women with hormone receptor-positive (HR+) early breast cancer (BC): Analysis of the SOFT trial. SABCS 2014; Aastract S3-08.