La chemioterapia adiuvante ha mostrato di prolungare la sopravvivenza libera da malattia nelle donne che hanno sviluppato una recidiva locoregionale isolata (ILRR) di un cancro al seno nello studio randomizzato CALOR, appena pubblicato su The Lancet Oncology.

" La chemioterapia dovrebbe essere offerta alle pazienti con ILRR negativa al recettore degli estrogeni" ha dichiarato il primo autore del lavoro Stefan Aebi del Lucerner Kantonsspital di Lucerna, in Svizzera. "Il vantaggio in termini di sopravvivenza libera da malattia per le pazienti con ILRR ER-positiva è modesto; tuttavia, la chemioterapia ha migliorato la sopravvivenza globale indipendentemente dalla positività o meno ai recettori per gli estrogeni. Pertanto, sulla base dei risultati dello studio, non si può escludere un qualche beneficio della chemioterapia nelle pazienti con ILRR ER-positiva”.

Finora non era chiaro se la chemioterapia adiuvante e le terapie endocrine potessero ridurre il rischio di recidiva e di decesso tra le donne con un’ILRR di un cancro al seno. Si sa, però, che le donne con ILRR spesso sviluppano successivamente metastasi a distanza e hanno probabilità di sopravvivenza a 5 anni non superiori al 45%.

Aebi e gli altri autori provato a valutare se la chemioterapia potesse migliorare gli outcome in queste pazienti e hanno quindi arruolato nel loro studio 162 donne di cui 85 sottoposte alla chemioterapia (scelta dal medico curante in base alle caratteristiche della paziente e della malattia e del tipo di terapia già fatta o tuttora in corso per il tumore primario) e 77 no.
Il follow-up è stato di 4,9 anni. La sopravvivenza libera da malattia a 5 anni è risultata significativamente superiore nel gruppo sottoposto alla chemioterapia adiuvante rispetto al gruppo che non aveva fatto alcuna chemioterapia (69% contro 57%; P = 0,046).

La chemioterapia non ha solo ridotto sia le seconde recidive locali sia quelle a distanza, ma ha anche migliorato in modo significativo la sopravvivenza globale a 5 anni, che è risultata rispettivamente dell’88% contro 76% (P = 0,024).

Le analisi sui sottogruppi hanno evidenziato che le donne con tumori ER-negativi se la sono cavata molto meglio facendo la chemioterapia che non senza farla, mentre in quelle con tumori ER-positivi non si sono viste differenze significative nella sopravvivenza libera da malattia tra le pazienti che avevano fatto la chemio e quelle che non l’avevano fatta.

Per quanto riguarda la sopravvivenza globale, invece, la risposta alla chemioterapia è risultata indipendente dallo stato dei recettori ormonali.

Nel gruppo delle donne sottoposte alla chemioterapia, il 15% ha manifestato eventi avversi gravi. La frequenza e il tipo di eventi sono stati quelli attesi per le terapie utilizzate.
"Le pazienti che vanno incontro a una ILRR che viene sottoposta a una resezione completa hanno buone probabilità di remissione e di sopravvivenza a lungo termine, che possono migliorare ulteriormente facendo terapie sistemiche, tra cui la chemioterapia" ha concluso Aebi.

"Oltre che la chemioterapia, così come abbiamo valutato noi nello studio CALOR, le pazienti con ILRR hanno bisogno di cure interdisciplinari, tra cui una chirurgia adeguata, la radioterapia, la terapia endocrina e possibilmente una terapia mirata contro l’HER2, se necessario " ha detto l’autore.

Xavier Pivot, del Centre Hospitalier Universitaire di Besancon, in Francia, nel suo editoriale di commento asserisce che tutti i casi con tumori ER-negativi dovrebbero fare senza alcun dubbio la chemioterapia adiuvante. Nei casi di tumori ER-positivi, invece, gli oncologi dovrebbero tenere conto, nel decidere se farla o meno, dell’intervallo libero da malattia, del grado del tumore, dello stato menopausale e di una precedente esposizione alla terapia ormonale.

Dr Stefan Aebi, Shari Gelber, Stewart J Anderson et al. Chemotherapy for isolated locoregional recurrence of breast cancer (CALOR): a randomised trial The Lancet Oncology, Volume 15, Issue 2, Pages 156 - 163, February 2014
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