Negli ultimi 10 anni si è assistito a un aumento del tempo che intercorre tra la diagnosi di tumore al seno, da una parte, e l’intervento chirurgico e la terapia adiuvante, dall’altra, nelle pazienti sottoposte a mastectomia, sia unilaterale sia bilaterale, e il ritardo appare significativamente superiore per la mastectomia bilaterale. A evidenziarlo è un’analisi del National Cancer Data Base, pubblicata di recente sulla rivista Annals of Surgical Oncology.

In questo lavoro, un gruppo di ricercatori guidati da Susan Sharpe, dell’Università di Chicago, ha utilizzato il National Cancer Data Base per studiare l'effetto della mastectomia bilaterale praticata per eliminare un cancro al seno in fase iniziale sulla durata della degenza in ospedale, sulle percentuali di secondi ricoveri, sulla mortalità a 30 giorni e sul momento di avvio della terapia adiuvante.

A tale scopo, il team della Sharpe ha esaminato le cartelle cliniche di oltre 390.000 donne colpite da un tumore al seno in stadio AJCC 0-III non trattate con la terapia neoadiuvante e sottoposte a una mastectomia unilaterale o bilaterale tra il 2003 e il 2010. Di queste, l’81% ha fatto la mastectomia unilaterale e il 19% ha optato per la mastectomia bilaterale (BM). In totale il 25% del campione è stato sottoposto anche alla ricostruzione della mammella.

Gli autori hanno scoperto che il numero mediano di giorni trascorsi tra la diagnosi e l’intervento è passato da 10 giorni nel 2003 a 28 giorni nel 2010 nel caso della mastectomia unilaterale e da 21 giorni a 31 in quella bilaterale.

La Sharpe e i suoi colleghi hanno visto, inoltre, che le pazienti sottoposte alla ricostruzione avevano una probabilità significativamente superiore di aspettare più a lungo per essere sottoposte all’intervento chirurgico (OR 2,07; IC al 95% 2,01-2,14; P < 0,001), così come quelle trattate presso una clinica universitaria. Questo ritardo si è tradotto in un tempo di attesa significativamente superiore per iniziare la radioterapia o una terapia sistemica efficace (chemioterapia e terapia endocrina).

La durata mediana del ricovero è stata di un giorno nel gruppo sottoposto a mastectomia unilaterale e due giorni in quello sottoposto a mastectomia bilaterale (P < 0,001), mentre non si sono trovate differenze significative tra i due gruppi nella mortalità a 30 giorni e nelle percentuali di secondi ricoveri.

Nella discussione, gli autori scrivono di non essere stati in grado di determinare se il maggior tempo di attesa  nell’intervento chirurgico abbia un significato clinico in termini di effetto sugli outcome. Il team intende ora continuare le ricerche per studiare questa importante questione che potrebbe influire sulle informazioni da dare alle futuri pazienti al momento della prima diagnosi.

I ricercatori sottolineano, inoltre, che negli ultimi tempi si è avuto un aumento delle mastectomie bilaterali nei pazienti con diagnosi di cancro al seno in stadio precoce, una tendenza che, secondo la Sharpe e i suoi colleghi dipende totalmente dalla volontà delle pazienti piuttosto che da quella dei medici. In più, i chirurghi in genere discutono con le pazienti le ragioni a favore delle diverse procedure e i loro possibili benefici, ma spesso tralasciano i possibile danni (non intenzionali) causati da tali opzioni o procedure. È quindi importante per i medici capire se un ritardo nell'inizio della chemioterapia possa provocare danni.

Tempi di attesa più lunghi potrebbero essere legati all’abitudine di fare ulteriori analisi preoperatorie con la diagnostica per immagini o di chiedere un consulto ai chirurgi plastici o ai genetisti per avere un secondo parere.

Le linee guida del National Comprehensive Cancer Network e quelle del National Quality Forum raccomandano di iniziare la chemioterapia adiuvante entro 120 giorni dalla diagnosi di cancro al seno, ricordano gli autori. Per dare consigli validi alle donne a cui è appena stato diagnosticato un cancro al seno, suggeriscono quindi la Sharpe e i colleghi, chirurghi e oncologi devono tener conto dei possibili danni insiti nel ritardare la terapia sistemica per poter eseguire interventi chirurgici più ampi, che potrebbero in realtà non prolungare la sopravvivenza delle pazienti.

S.M. Sharpe, et al. Impact of Bilateral Versus Unilateral Mastectomy on Short Term Outcomes and Adjuvant Therapy, 2003-2010: A Report from the National Cancer Data Base. Ann Surg Oncol. 2014; doi: 10.1245/s10434-014-3687-5.
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Alessandra Terzaghi