Ca al seno, linfociti infiltrati nel tumore possono predire la risposta a terapia anti-HER2

Oncologia-Ematologia

Le donne con un cancro al seno in stadio iniziale HER2-positivo (HER2+) che non avevano ottenuto una risposta patologica completa dopo una terapia neoadiuvante che comprendeva un duplice blocco di HER2 avevano livelli di linfociti infiltranti il tumore più bassi al basale, ma più alti al momento della chirurgia rispetto alle donne che erano arrivate all'obiettivo. Lo evidenzia un'analisi dello studio randomizzato di fase II TRYPHAENA, presentata al congresso annuale dell''American Society of Clinical Oncology (ASCO), a Chicago.

Le donne con un cancro al seno in stadio iniziale HER2-positivo (HER2+) che non avevano ottenuto una risposta patologica completa dopo una terapia neoadiuvante che comprendeva un duplice blocco di HER2 avevano livelli di linfociti infiltranti il tumore più bassi al basale, ma più alti al momento della chirurgia rispetto alle donne che erano arrivate all’obiettivo. Lo evidenzia un’analisi dello studio randomizzato di fase II TRYPHAENA, presentata al congresso annuale dell’’American Society of Clinical Oncology (ASCO), a Chicago.

Michail Ignatiadis, del Jules Bordet Institute di Bruxelles, il primo autore del lavoro, ha spiegato durante la sua presentazione che finora non c’erano dati relativi alla possibile associazione tra la presenza di linfociti infiltranti il tumore al momento dell’intervento chirurgico dopo un doppio blocco di HER2 e la risposta patologica completa.

"Abbiamo voluto affrontare due questioni. Primo, capire se vi fosse una correlazione fra linfociti infiltranti il tumore stromali al momento della diagnosi e la risposta patologica completa dopo una chemioterapia neoadiuvante ottimale con un’antraciclina e un taxano o un carboplatino e un taxano, associata a un blocco duplice di HER2. Secondo, capire se vi fosse qualche associazione tra i linfociti infiltranti il tumore stromali al momento della chirurgia e la risposta patologica completa” ha aggiunto il ricercatore.

A tale scopo, Ignatiadis e colleghi hanno misurato i livelli di linfociti infiltranti il tumore stromali prima del trattamento con i farmaci anti-HER2 e al momento dell’intervento nelle 225 donne arruolate nello studio TRYPHAENA.

Le partecipanti al trial erano state assegnate in modo casuale al trattamento con i farmaci anti-HER2 trastuzumab e pertuzumab, in concomitanza o in sequenza con un regime contenente antracicline oppure in concomitanza con un regime privo di antracicline.

In media due revisori indipendenti hanno calcolato le percentuali di linfociti infiltranti il tumore stromali e hanno assegnato un punteggio in base alle linee guida di consenso pubblicate su Annals of Oncology.

Il 58,2% delle partecipanti (131 donne) hanno raggiunto una risposta patologica completa. L’analisi univariata ha evidenziato un’associazione con un incremento dei linfociti infiltranti il tumore stromali al basale e una maggiore probabilità di risposta patologica completa (stima del coefficiente: 0,31; IC al 95% 0,03-0,59), con una tendenza verso un'associazione dopo un aggiustamento per le variabili clinico-patologico (stima del coefficiente: 0,3; IC al 95% da -0,05 a 0,64).

Un aumento dei linfociti infiltranti il tumore stromali al momento della chirurgia (rilevato in 140 donne) è apparso associato a una minore probabilità di risposta patologica completa nell’analisi univariata (stima del coefficiente: -0,44; IC al 95% da -0,75 a -0,13) e tale associazione è rimasta anche dopo gli aggiustamenti (stima del coefficiente: -0,6; IC al 95% da -1 a -0,2).

Tra i limiti dello studio c’erano la mancanza di campioni chirurgici dei linfociti infiltranti il tumore valutabili nel 40% dei casi, così come la mancanza di dati su outcome clinici a lungo termine, come la sopravvivenza libera da eventi (EFS).

"Nelle pazienti sottoposte a una chemioterapia ottimale e a una terapia con farmaci anti-HER2, i linfociti infiltranti il tumore stromali come variabile continua al momento della diagnosi sono risultati associati a un aumento della risposta patologica completa nell’ analisi multivariata" ha detto Ignatiadis. "Tuttavia, questo studio non convalida l’utilità clinica dei TIL alla diagnosi per prevedere la risposta patologica completa. Abbiamo invece dimostrato per la prima volta che le pazienti che non avevano ottenuto una risposta patologica completa al momento della chirurgia avevano livelli di linfociti infiltranti il tumore stromali al momento della intervento superiori rispetto alle pazienti che avevano raggiunto una risposta patologica completa" ha aggiunto il ricercatore.

Ignatiadis ha anche detto che da questo studio sono scaturite ulteriori questioni che dovrebbero essere affrontate nei prossimi trial.

"Ci sono diverse domande aperte" ha detto affermato l’autore. Per esempio, "qual è la composizione immunofenotipica delle pazienti con livelli elevati di linfociti infiltranti il tumore al momento della diagnosi e/o della chirurgia che non hanno ottenuto una risposta patologica completa? Quale potrebbe essere il ruolo degli inibitori dei checkpoint immunitario o di altri approcci immunoterapici in questi pazienti?” ha detto Ignatiadis.

“Quest’analisi dello studio TRYPHAENA ha evidenziato un’associazione tra livelli più alti di linfociti infiltranti il tumore al basale e maggiori probabilità di risposta patologica completa, mentre nelle pazienti con livelli basali di linfociti infiltranti il tumore al basale la risposta patologica completa era più bassa” ha commentato Janice Lu, del Norris Comprehensive Cancer Center della Universty of California di San Francisco.

“È interessante notare come i ricercatori abbiano anche scoperto che un aumento dei linfociti infiltranti il tumore al momento della chirurgia era associato a una minore probabilità di raggiungere la risposta patologica completa. Tuttavia, dopo aver eseguito un aggiustamento per le variabili clinico-patologiche, i ricercatori hanno concluso che le pazienti con un cancro al seno HER2+) che non avevano raggiunto una risposta patologica completa dopo aver essere state sottoposte alla terapia con farmaci anti HER2 avevano livelli di linfociti infiltranti il tumore inferiori al basale, ma superiori al momento dell’intervento chirurgico rispetto a quelle che avevano raggiunto quest’obiettivo” ha osservato l’esperta.

“Questi risultati potrebbero avere implicazioni per lo sviluppo degli inibitori dei checkpoint immunitari per queste pazienti. Inoltre, la percentuale di linfociti infiltranti il tumore ha dimostrato di essere correlata con outcome come la sopravvivenza libera da progressione non solo negli studi sul cancro al seno, ma anche in molti altri studi su tumori solidi diversi. Quest’analisi dello studio TRYPHAENA, in combinazione con gli attuali risultati e implicazioni dell’immunoterapia in altri tumori solidi, potrebbe avere un impatto significativo sul futuro dell’immunoterapia per il cancro al seno” ha concluso la Lu.

M. Ignatiadis, et al. Tumor infiltrating lymphocytes before and after dual HER2 blockade in HER2-amplified early breast cancer: A TRYPHAENA substudy. J Clin Oncol 34, 2016 (suppl; abstr 11507).
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