Un trattamento di prima linea con lapatinib e un taxano non è riuscito a migliorare la sopravvivenza libera da progressione (PFS) rispetto a trastuzumab più un taxano nelle donne con un carcinoma mammario metastatico HER2+. È questo il risultato finale dello studio di fase III MA. 31, pubblicato di recente sul Journal of Clinical Oncology.

Al momento dell’ultima analisi, la PFS è risultata di 9 mesi nel braccio trattato con lapatinib contro 11,3 mesi nel braccio trattato con trastuzumab (HR 1,37; IC al 95% 1,13-1,65; P = .001). Questi dati, insieme ai risultati dei trial di fase III CLEOPATRA e MARIANNE, contribuiscono a fare ulteriore chiarezza su quale sia il trattamento ottimale di prima linea della malattia HER2+.

Lo studio CLEOPATRA ha mostrato un beneficio in termini di sopravvivenza globale (OS) di quasi 16 mesi nelle donne trattate con una combinazione di pertuzumab, trastuzumab e chemioterapia rispetto a trastuzumab più la chemioterapia in pazienti con un tumore metastatico HER2+ non trattate in precedenza. Inoltre, l’aggiunta di pertuzumab non ha dato nuovi problemi di sicurezza né aggiunto tossicità cardiaca.

I dati di questo studio, che sono stati presentati al congresso ESMO 2014 a Madrid, in Spagna, sono tali da far cambiare la pratica clinica, ha commentato uno dei firmatari dello studio MA. 31, Giuseppe Curigliano, dell’Istituto Europeo di Oncologia (IEO) di Milano.

"Ora abbiamo un nuovo standard di cura per le pazienti con un carcinoma mammario metastatico HER2+" aveva detto Curigliano in occasione del congresso ESMO, a fine settembre .

Al contrario, la studio di fase III MARIANNE su pazienti non trattate in precedenza con malattia HER2-positiva non ha mostrato alcun beneficio in termini di PFS di un regime a base di T-DM1 (ado-trastuzumab emtansine) rispetto alla terapia standard (trastuzumab più chemioterapia).

Lo studio MA.31 rappresenta il primo confronto testa a testa tra lapatinib e trastuzumab in questo setting. Lo studio ha coinvolto 537 pazienti con malattia confermata HER2+  trattate con lapatinib in combinazione con un taxano seguito da lapatinib o trastuzumab in combinazione con un taxano seguiti da trastuzumab. La terapia con il taxano consisteva in paclitaxel una volta a settimana o docetaxel 75 mg/m2 di (inferiore alla dose approvata per la monoterapia) una volta ogni 3 settimane. In totale, l'82% dei pazienti non ha fatto una terapia adiuvante anti-HER2.

Dopo un follow-up mediano di 21,5 mesi, la percentuale di donne che hanno interrotto il trattamento è risultata superiore nel gruppo lapatinib (70,4%) rispetto al gruppo trastuzumab (63,4%).

Oltre a mostrare una PFS inferiore sia al momento dell’analisi ad interim (HR 1,33; IC al 95% 1,06-1,67; P = .01) sia al momento dell’ultima analisi (HR 1,37, IC al 95% 1,13-1,65; P = 0,001 ), il trattamento con lapatinib si è associato anche a un’OS peggiore rispetto a trastuzumab (HR stratificato 1,47; IC al 95% CI, 1,03-2,09; P = 0,03).

Anche la tossicità è risultata peggiore nel braccio trattato con lapatinib e le interruzioni del trattamento sono risultate più comuni nel gruppo trattato con quest’agente (15%) rispetto al gruppo trastuzumab (8%).

L'incidenza di metastasi nel sistema nervoso centrale è stata del 6-8% più bassa tra le pazienti trattati con lapatinib. Tuttavia, questa differenza non è risultata significativa.

Invece, l’incidenza di diarrea e quella del rash sono risultate entrambe più elevate tra le pazienti trattate con lapatinib rispetto a quelle trattate con trastuzumab.

Un aspetto importante dei dati dello studio CLEOPATRA è l’assenza di un aumento della tossicità, ha commentato Marco D. Pegram, della Stanford University. "Nel gruppo trattato con il regime sperimentale si sono registrate un po 'più di mielosoppressione, un po' più di tossicità gastrointestinale e un po’più di secchezza della pelle, ma questo è tutto" ha detto lo specialista.

I risultati dello studio MA.31 chiariscono ulteriormente come il miglior regime di trattamento di prima linea per le pazienti con un carcinoma mammario metastatico HER2+ sia rappresentato da un blocco duplice dell’HER2, ha sottolineato Curigliano.

"In futuro, in qualsiasi paese del mondo, di fronte a una paziente con un carcinoma mammario metastatico HER2+, l’oncologo dovrebbe proporre un doppio targeting dell’HER2 con pertuzumab e trastuzumab più la chemioterapia" ha detto Curigliano.

K.A. Gelmon, et al. Lapatinib or trastuzumab plus taxane therapy for human epidermal growth factor receptor 2–positive advanced breast cancer: Final results of NCIC CTG MA.31 J Clin Oncol. 2015; doi: 10.1200/JCO.2014.56.9590.
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