Ca al seno, miglioramento della DFS con paclitaxel settimanale o docetaxel ogni 3 settimane

Oncologia-Ematologia
Le donne con un tumore alla mammella con linfonodi ascellari negativi o con linfonodi negativi ma ad alto rischio hanno mostrato un miglioramento della sopravvivenza libera da malattia (DFS) e un prolungamento marginale della sopravvivenza globale (OS) se trattate come chemioterapia adiuvante con paclitaxel ogni settimana o docetaxel ogni 3 settimane rispetto al trattamento con paclitaxel ogni 3 settimane. Lo evidenziano i risultati aggiornati di uno studio di fase III presentato di recente al San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS)

Inoltre, il trattamento settimanale con paclitaxel ha migliorato la DFS e l’OS nelle donne con un tumore al seno triplo negativo, mentre docetaxel somministrato ogni 3 settimane ha migliorato la DFS nelle donne con malattia HER-2 negativa, ma ER-positiva.

Nello studio, coordinato da Joseph A. Sparano, dell’Albert Einstein College of Medicine, gli autori hanno valutato diversi regimi in 4954 donne con un tumore al seno con carcinoma mammario e linfonodi ascellari negativi ad con linfonodi negativi, ma ad alto rischio.

I risultati pubblicati in precedenza, basati su un follow-up mediano di 5,3 anni, hanno evidenziato un miglioramento significativo della DFS nelle donne trattate in fase adiuvante con paclitaxel settimanale (HR 0,73; P = 0,0006) o docetaxel ogni 3 settimane (HR 0,77; P = 0,02) rispetto a quelle trattate con paclitaxel ogni 3 settimane.

L'analisi presentata ora al SABCS si riferisce a un follow-up mediano di 12,1 anni. Il numero di eventi legati alla DFS e dei decessi riportato ora è risultato sostanzialmente più alto rispetto ai risultati già pubblicati (rispettivamente, 1639 contro 1048 e 1283 contro 686).

Tutti le partecipanti sono state sottoposte anche a quattro cicli di doxorubicina 60 mg/m2 e ciclofosfamide 600 mg/m2 ogni 3 settimane e quelle con tumori ER-positivi anche alla terapia endocrina per 5 o più anni.

Il braccio standard, di controllo, è stato trattato con paclitaxel 175 mg/m2 ogni 3 settimane per quattro cicli e confrontato con un braccio trattato con paclitaxel 80 mg/m2 una volta alla settimana per 12 settimane, uno trattato con docetaxel 100 mg/m2 ogni 3 settimane per quattro cicli e uno trattato con docetaxel 35 mg/m2 una volta alla settimana per 12 settimane.

Paclitaxel settimanale è risultato associato a un miglioramento significativo della DFS (HR 0,84; IC al 95% 0,73-0,96) e un miglioramento marginale dell’OS (HR 0,87; IC al 95% 0,75-1,02) rispetto al braccio standard, mentre docetaxel ogni 3 settimane è risultato associato a un miglioramento significativo sia della DFS (HR 0,79; IC al 95% 0,68-0,9) sia dell’OS (HR 0,86; IC al 95% 0,73-1).

"Per il braccio trattato con paclitaxel settimanale, i risultati sono qualitativamente simili, ma quantitativamente inferiori rispetto a quelli già pubblicati" ha detto Sparano, sottolineando che gli HR erano prima compresi tra  0,76 e 0,79, mentre sono ora compresi tra 0,84 e 0,87.

Il ricercatore ha poi aggiunto che tra le pazienti con un cancro al seno triplo negativo (1025), quelle trattate con paclitaxel settimanale hanno dimostrato un miglioramento della DFS a 10 anni (HR 0,69; P = 0,01) e dell’OS a 10 anni (HR 0,69; P 0,019) rispetto al trattamento standard.

Tra le pazienti con un tumore HER-2 negativo, ma ER-positivo (2785), docetaxel somministrato ogni 3 settimane ha portato a un prolungamento significativo della DFS (HR 0,76; P = 0,004), ma non dell’OS (HR 0,87; P = 0,2). Le analisi hanno, inoltre, evidenziato OS significativamente inferiori nelle donne con questo sottotipo di tumore di razza nera (HR 1,6; P = 0,002) e obese (HR 1,23; P = 0,009). L'obesità si è rivelata anche associata a un maggiore rischio di recidiva nell’intervallo da 3 a 8 anni dopo la diagnosi.

Sparano ha fatto notare che nel sottogruppo di donne con tumori HER-2 negativi, ma ER-positivi, la tendenza a ottenere risultati migliori nei bracci sperimentali osservata dopo 5 anni non è stata confermata dopo 10. "Il dato suggerisce che, in questa popolazione a rischio di recidiva tardiva, prolungare la terapia endocrina adiuvante potrebbe essere più importante che non porre attenzione al tipo di taxano somministrato o alla schedula" ha concluso l’autore.

J.A. Sparano, et al. Ten year update of E1199: Phase III study of doxorubicin-cyclophosphamide followed by paclitaxel or docetaxel given every 3 weeks or weekly in patients with axillary node-positive or high-risk node-negative breast cancer. SABCS 2014; abstract S3-03.