Le donne con un cancro al seno che hanno assunto bifosfonati per il trattamento dell'osteoporosi post-menopausale hanno mostrato anche un rischio ridotto di sviluppare di metastasi ossee, oltre che una riduzione del rischio di decesso. Lo evidenziano i risultati di uno studio osservazionale di un gruppo canadese pubblicato di recente sul Journal of the National Cancer Institute.

Il lavoro è tra i primi a evidenziare una correlazione tra uso dei bifosfonati e miglioramento della sopravvivenza nelle donne colpite da un tumore alla mammella.

Il primo firmatario dello studio, Richard Kremer, direttore della Bone and Mineral Unit della McGill University di Montreal, spiega in un comunicato stampa diffuso dall’ateneo canadese che "fino al 70% delle donne che muoiono di cancro al seno sviluppa metastasi scheletriche, fonte di notevoli sofferenze” e che “prevenire tali metastasi potrebbe tradursi in risparmio di un numero significativo di vite".

In questo studio, Kremer e i colleghi hanno analizzato i dati relativi a 21.664 pazienti alle quali era stato diagnosticato un tumore al seno nella provincia di Quebec tra il 1998 e il 2005. Il follow-up è continuato fino al 2007. Inoltre, i ricercatori hanno stratificato le pazienti in base alla presenza di malattia localizzata (in stadio da 0 a II) o con coinvolgimento linfonodale (in stadio III) al momento della diagnosi.

Il team canadese ha anche valutato l'esposizione ai bifosfonati (zoledronato ev, pamidronato ev o clodronato orale) prescritti prima o dopo la diagnosi per la prevenzione o il trattamento dell'osteoporosi post-menopausale.

L’outcome primario dello studio era il tempo necessario per sviluppare metastasi ossee, mentre gli outcome secondari erano la mortalità dovuta a qualunque causa e la sopravvivenza libera da malattia.

Per calcolare l'effetto dell'uso dei bifosfonati sul tempo di insorgenza delle metastasi ossee, Kremer e i colleghi hanno utilizzato il modello dei rischi proporzionali di Cox e hanno aggiustato i dati in base ai potenziali fattori confondenti, tra cui l'età, le comorbidità, il numero di visite mediche ambulatoriali nei 2 anni precedenti alla diagnosi di cancro al seno, le risorse finanziarie delle pazienti e l'uso concomitante di farmaci per la salute delle ossa e per il tumore.

Tra le donne che al momento della diagnosi avevano un tumore localizzato, quelle che avevano utilizzato i bisfosfonati prima della diagnosi, ma poi hanno smesso, hanno mostrato un rischio di metastasi ossee due volte superiore rispetto a quelle che non li avevano mai utilizzati (HR 2,03; IC al 95% 1,26-3,26). Tuttavia, quelle che hanno iniziato a prendere i bifosfonati dopo la diagnosi di cancro al seno hanno mostrato un rischio ridotto di sviluppare metastasi ossee. (HR 0,55; IC al 95% 0,44-0,69), così come quelle che avevano iniziato i bifosfonati prima della diagnosi e hanno continuato a usarli anche dopo (HR 0,72; IC al 95% 0,53-0,98).

Nel gruppo con malattia regionale al momento della diagnosi, quelle che avevano utilizzato i bisfosfonati solo prima della diagnosi hanno mostrato di nuovo un rischio di metastasi ossee più elevato rispetto a quelle che non li avevano mai utilizzati (HR 1,21; IC al 95% 0,6-2,11); invece, quelle che hanno iniziato a prendere i bifosfonati solo dopo la diagnosi di cancro al seno hanno mostrato ancora una volta un rischio ridotto di sviluppare tali metastasi (HR 0,51; IC al 95% 0,4-0,65), così come quelle che avevano iniziato i bifosfonati prima della diagnosi e hanno continuato a usarli anche dopo (HR 0,5; IC al 95% 0,33-0,75).

"Il nostro studio è innovativo per il fatto di aver preso in esame soprattutto donne in post-menopausa, nelle quali si ha un turnover osseo elevato a causa dell’osteoporosi" afferma Kremer nel comunicato. "Crediamo che questo processo si traduca in un ambiente favorevole alla crescita delle cellule tumorali e al conseguente sviluppo di metastasi. Sappiamo che i bifosfonati agiscono rallentando il turnover osseo. Questo, a sua volta, ostacola l’insediamento delle cellule tumorali nell'osso e può spiegare come mai abbiamo visto una tale riduzione del rischio di metastasi".

I ricercatori hanno inoltre osservato associazioni tra uso dei bifosfonati e riduzione del rischio di mortalità.

Tra coloro che al momento della diagnosi avevano un tumore localizzato, quelle che avevano preso i bisfosfonati solo prima della diagnosi hanno mostrato un aumento di quasi il 40% del rischio di mortalità per qualsiasi causa (HR 1,37; IC al 95% 1,07-1,76) e di quasi l’80% del rischio di mortalità dovuta al cancro (HR 1,78; IC al 95% 1,18-2,68) rispetto a quelle che non li avevano mai utilizzati. Al contrario, le analisi hanno evidenziato una riduzione del rischio di mortalità tra le donne che hanno iniziato a prendere i bifosfonati dopo la diagnosi di cancro al seno, con una riduzione del 52% sia rischio di mortalità dovuta a qualunque causa (HR 0,48; IC al 95% 0,42-0,54) sia del rischio di mortalità correlata al cancro (HR 0,48; IC al 95% 0,39-0,59), così come in quelle che hanno utilizzato i bisfosfonati sia prima sia dopo la diagnosi, con una riduzione del 30% del rischio di mortalità dovuta a qualunque causa (HR 0,7; IC al 95% 0,6-0,8) e del 52% del rischio di mortalità correlata al cancro (HR 0,48; IC al 95% 0,39-0,59).

Inoltre, si sono ottenuti risultati analoghi tra le donne che al momento della diagnosi avevano una malattia a diffusione regionale. Quelle che hanno utilizzato bifosfonati solo prima della diagnosi di cancro al seno hanno mostrato un aumento del 44% del rischio di mortalità dovuta a qualunque causa (HR = 1,44; IC al 95% 1,01-2,06) e del 4% del rischio di mortalità dovuta al cancro (HR 1,04; IC al 95% 0,55-1,96) rispetto a quelle che non avevano mai utilizzato questi farmaci. Si è osservata, invece, una riduzione del rischio di mortalità nelle donne che hanno iniziato a prendere i bifosfonati solo dopo la diagnosi di cancro al seno (HR 0,43 per la mortalità dovuta a qualunque causa; IC al 95% 0,36-0,51; HR 0,44 per la mortalità correlata al tumore; IC al 95% 0,34-0,56) e in quelle che hanno utilizzato questi farmaci sia prima sia dopo la diagnosi (HR 0,76 per la mortalità per tutte le cause; IC al 95% 0,61-0,96; HR 0, 77 per la mortalità legata al tumore; IC al 95% 0,55-1,07).

“L'associazione osservata tra utilizzo dei bifosfonati e il miglioramento della sopravvivenza merita ulteriori indagini” commenta Nancy E. Mayo, sempre della McGill University, nel comunicato stampa.

"Il nostro è stato uno studio epidemiologico che ha coinvolto un gran numero di donne, il che rafforza l'importanza dei risultati" sottolinea l’autrice. "Tuttavia”, aggiunge la Mayo, “sono necessari studi clinici di intervento prima che i risultati possano essere trasferiti nella pratica clinica standard e nelle linee guida".

R. Kremer, et al. Effect of Oral Bisphosphonates for Osteoporosis on Development of Skeletal Metastases in Women With Breast Cancer: Results From a Pharmaco-epidemiological Study J Natl Cancer Inst. 2014; doi:10.1093/jnci/dju264.
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