Oncologia-Ematologia

Ca al seno, olaparib si conferma efficace a prescindere dal burden tumorale iniziale

Un'analisi esplorativa dello studio di fase III OlympiAD evidenzia che il miglioramento della sopravvivenza libera da progressione (PFS) offerto dal PARP-inibitore olaparib rispetto alla terapia di scelta del medico è rimasto costante indipendentemente dal carico del tumore al basale nelle pazienti con carcinoma mammario HER2 negativo (HER2-) con mutazioni germinali dei geni BRCA1/2. Il lavoro è appena stato presentato alla Miami Breast Cancer Conference.

Un'analisi esplorativa dello studio di fase III OlympiAD evidenzia che il miglioramento della sopravvivenza libera da progressione (PFS) offerto dal PARP-inibitore olaparib rispetto alla terapia di scelta del medico è rimasto costante indipendentemente dal carico del tumore al basale nelle pazienti con carcinoma mammario HER2 negativo (HER2-) con mutazioni germinali dei geni BRCA1/2. Il lavoro è appena stato presentato alla Miami Breast Cancer Conference.

Sebbene quest’analisi non avesse una potenza statistica sufficiente per dimostrare la significatività della differenza fra i bracci di trattamento, nelle 71 pazienti con una sola sede di metastasi la PFS mediana è risultata di 8,4 mesi in quelle trattate con olaparib e 4,2 mesi in quelle trattate con la terapia di scelta del medico (HR 0,62; IC al 95% 0,35-1,13). Nel sottogruppo di 231 pazienti con due o più sedi di metastasi, invece, la PFS mediana è risultata rispettivamente di 6,5 mesi contro 3 mesi e in questo caso la differenza è risultata statisticamente significativa (HR, 0,59; IC al 95% 0,43-0,82).

Nell'insieme delle 302 pazienti coinvolte nello studio OlympiAD, la PFS mediana è risultata di 7 mesi con olaparib e 4,2 mesi con la terapia di scelta del medico (HR 0,58; IC al 95% 0,43-0,80; P < 0,001). Inoltre, il trattamento con olaparib ha mostrato un significativo beneficio anche per gli endpoint secondari chiave, tra cui miglioramenti della qualità della vita correlata alla salute. Sulla base di questi risultati, nel gennaio 2018 la Food and Drug Administration ha approvato olaparib come trattamento per le pazienti con carcinoma mammario metastatico HER2- e con mutazioni germinali di BRCA1/2, già trattate in precedenza con la chemioterapia.

"Questo studio conferma e approfondisce la nostra comprensione dei benefici relativi di olaparib rispetto alla chemio e afferma il significato di questa nuova opzione per il trattamento di alcune donne con carcinoma mammario avanzato" ha detto l’autore principale dell’analisi, Mark E. Robson, del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York.

Lo studio OlympiAD ha coinvolto 302 pazienti con carcinoma mammario metastatico HER2-e con mutazioni germinali di BRCA1/2, di cui 205 trattate con olaparib 300 mg due volte al giorno e 97 con la terapia di scelta del medico. Circa il 71% delle pazienti aveva fatto in precedenza una chemioterapia per la malattia metastatica e il 28% una terapia a base di platino nel setting neoadiuvante, adiuvante o metastatico. Al basale, la qualità di vita legata alla salute (valutata con il questionario EORTC QLQ-C30) era simile nei due gruppi.

Complessivamente, la percentuale di risposta obiettiva (ORR) ottenuta con olaparib è risultata più che doppia rispetto al trattamento di confronto - 59,9% contro 28,8% - e la percentuale di risposta completa è risultata rispettivamente del 9% contro 1,5%.

La variazione percentuale massima mediana rispetto al basale della dimensione della lesione target nelle pazienti trattate con il PARP-inibitore è risultata pari a -45,1% (range: da -100% a + 77%) contro -14,8% in quelle trattate con la terapia di scelta del medico (range: da -100% a + 89%).

Più della metà delle partecipanti aveva già risposto al trattamento al momento della prima visita, con un tempo mediano di risposta di 47 giorni con olaparib e 45 giorni con la terapia di scelta del medico. L'ORR a 6 settimane era del 32,4% con il farmaco in studio e del 16,7% con la terapia di confronto. L'ORR è stata poi confermata in una valutazione post-hoc, che ha convalidato le risposte iniziali con un imaging ripetuto dopo non meno di 4 settimane. In questa analisi, l'ORR confermata è risultata del 52,1% con olaparib e del 22,7% con la terapia di scelta del medico, mentre la durata del trattamento è stata non inferiore a 6 mesi rispettivamente per il 60% e 27,5% delle pazienti.

Il tempo mediano alla prima terapia successiva (TFST) e il tempo mediano alla seconda terapia successiva (TSST) sono risultati più lunghi con olaparib rispetto alla terapia di confronto: rispettivamente 9,4 mesi contro 4,2 mesi (HR 0,34; IC al 95% 0,24-0,47, P < 0,0001) e 14,3 mesi contro 10,5 mesi (HR, 0,53 IC al 95% 0,38-0,74; P = 0,0002).

Olaparib è risultato anche meglio tollerato, con una minore incidenza di eventi avversi di grado ≥ 3: 36,6% contro 50,5%. Inoltre, nel braccio trattato con l’inibitore ci sono state meno interruzioni correlate ad eventi avversi: 4,9% contro 7,7%.

Nelle pazienti trattate con il farmaco in studio si è registrato anche un miglioramento medio di 7,5 punti nella qualità di vita legata alla salute rispetto a quelle trattate con la terapia di scelta del medico (IC al 95% 2,48-12,44, P = 0,0035). Infatti, il punteggio della qualità di vita legata alla salute è aumentato di 3,9 punti (± 1.2) con olaparib e diminuito di 3,6 punti (± 2.2) nel gruppo di confronto, e le pazienti che hanno ottenuto un miglioramento clinicamente significativo (aumento di almeno 10 punti) della qualità di vita legata alla salute sono risultate più numerose nel braccio trattato con il farmaco in studio: 38,8% contro 22,8% (OR 2,15; IC al 95% 1,10-4,42).

E ancora, meno pazienti nel braccio trattato con olaparib hanno avuto un peggioramento della qualità di vita legata alla salute nel corso dello studio, con un rischio di deterioramento ridotto del 56% rispetto alla terapia di confronto (HR 0,44; IC al 95% 0,25-0,77; P = 0,004). Il tempo mediano di deterioramento della qualità di vita legata alla salute è risultato di 15,3 mesi per la terapia di scelta del medico e non è risultato calcolabile nel braccio trattato con olaparib. Infine, l'81,5% delle pazienti trattate con il farmaco in studio non presentava segni di deterioramento a 6 mesi dall’inizio della terapia contro il 61,2% nel braccio trattato con la terapia di scelta del medico, mentre le percentuali corrispondenti a 12 mesi sono risultate rispettivamente del 64% contro 53,5%.

M.E. Robson, et al. Further efficacy and health-related quality-of-life outcomes for olaparib monotherapy versus standard single-agent chemotherapy treatment of physician's choice (TPC) in patients with HER2-negative metastatic breast cancer and a germline BRCA mutation. Miami Breast Cancer Conference 2018; abstract 619.