Ca al seno, più benefici con letrozolo se PIK3CA è mutato

Donne in post-menopausa con un cancro al seno in stadio iniziale positivo per il recettore degli estrogeni (ER+) ed HER2-negativo (HER2-), il cui tumore è portatore di mutazioni di PIK3CA, possono ottenere un beneficio maggiore dall'inibitore dell'aromatasi letrozolo che non dalla monoterapia con tamoxifene, soprattutto se la paziente ha i geni CCND1 e TP53 wild-type. Lo evidenzia uno studio che sarà presentato la settimana prossima al San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS) 2016.1

Donne in post-menopausa con un cancro al seno in stadio iniziale positivo per il recettore degli estrogeni (ER+) ed HER2-negativo (HER2-), il cui tumore è portatore di mutazioni di PIK3CA, possono ottenere un beneficio maggiore dall’inibitore dell’aromatasi letrozolo che non dalla monoterapia con tamoxifene, soprattutto se la paziente ha i geni CCND1 e TP53 wild-type. Lo evidenzia uno studio che sarà presentato la settimana prossima al San Antonio Breast Cancer Symposium (SABCS) 2016.1

Anche se il sequenziamento di ultima generazione ha rivelato i diversi profili delle mutazioni dei tumori al seno ER+ ed HER2-, la rilevanza clinica di questi risultati non è chiara.

Nel lavoro di prossima presentazione al SABCS, i ricercatori hanno valutato le alterazioni molecolari presenti in donne in postmenopausa con un carcinoma mammario primario che erano state sottoposte a terapia adiuvante con letrozolo o tamoxifene nell’ambito dello studio di fase III BIG 1-98, analizzando poi le associazioni tra queste alterazioni e la prognosi.

Utilizzando il sequenziamento di ultima generazione, i ricercatori hanno scoperto che in un totale di 538 campioni erano presenti in media 11 mutazioni per campione, un quarto dei campioni aveva 13 o più mutazioni e nessuno erano privo di mutazioni.

I geni mutati più comunemente sono risultati PIK3CA (49,3%), NCOR1 (27,2%), MAP3K1 (23,8%), TP53 (16,6%), CCND1 (17,8%), e GATA3 (17,1%).

TP53 (HR 2,16), ARID1A (HR 2,43), CHEK2 (HR 2,54) BRCA2 (HR 1,93), PTEN (HR 2,03), CCND1 (HR 1,82) ed FGFR1 (HR 1,78) mutati sono risultati associati in modo significativo a una sopravvivenza libera da recidiva a distanza più breve.

PIK3CA mutato, invece, è risultato associato a un minor rischio di recidiva (HR 0,64; IC al 95% 0,43-0,97) e un numero crescente di mutazioni totali è risultato in modo significativo a una sopravvivenza libera da recidiva a distanza inferiore (HR 1,04; IC al 95% 1,01 -1,07; P = 0,006).

Le pazienti portatrici di una mutazione di PIK3CA hanno ottenuto un beneficio maggiore da letrozolo che non da tamoxifene in monoterapia (HR 0,32; IC al 95% 0,13-0,8) rispetto a quelle senza mutazioni di PIK3CA (HR 0,70; IC al 95% 0,33-1,48; P = 0,06) . I ricercatori hanno trovato l’effetto più forte nel sottogruppo di pazienti con PIK3CA mutato e, invece, i geni CCND1 e TP53 wild-type (HR 0,24; IC al 95% 0,12-0,48; P = 0,02), in cui si è avuto un tasso di recidiva a 5 anni dell’1%.

Questi risultati potrebbero essere ora utilizzati per migliorare la classificazione del rischio prognostico e per indirizzare i futuri studi clinici su trattamenti mirati per le pazienti con carcinomi della mammella ER+ ed HER2-.

S Loi, et al. Clinical implications of somatic mutations in post-menopausal early-stage estrogen receptor (ER)-positive HER2-negative breast cancer (BC): Results from the BIG 1-98 study. SABCS 2016.