Ca al seno, restano invariate le raccomandazioni della USPSTF sullo screening mammografico

La task force statunitense per i servizi di prevenzione (USPSTF) ha appena diffuso le sue raccomandazioni finali relativa allo screening per il cancro al seno, a seguito di una revisione approfondita delle evidenze sui benefici e danni dello screening mammografico, e una revisione dettagliata degli input ricevuti dall'opinione pubblica e dagli operatori sanitari dopo la diffusione della bozza del documento, nel 2015.

La task force statunitense per i servizi di prevenzione (USPSTF) ha appena diffuso le sue raccomandazioni finali relativa allo screening per il cancro al seno, a seguito di una revisione approfondita delle evidenze sui benefici e danni dello screening mammografico, e una revisione dettagliata degli input ricevuti dall’opinione pubblica e dagli operatori sanitari dopo la diffusione della bozza del documento, nel 2015. Nessuna novità di rilievo: nel testo vengono sostanzialmente reiterate le stesse raccomandazioni formulate 7 anni fa.

La task force, formata da un gruppo indipendente di esperti in medicina basata sulle evidenze, partecipanti su base volontaria, ha esaminato le evidenze disponibili su donne a rischio non aumentato di cancro al seno.

Il testo, che è appena stato pubblicato su Annals of Internal Medicine, si compone di una serie di raccomandazioni relative ai diversi gruppi di età e metodi di screening, ed è accompagnato da un editoriale in cui si sottolinea come le sue conclusioni siano in linea con le linee guida di altre organizzazioni.

La task force conferma che lo screening mammografico è efficace nel ridurre i decessi dovuti al cancro al seno tra le donne di età compresa tra i 40 e i 74 anni.

Il vantaggio maggiore dello screening si ha nelle donne di età tra i 50 e i 74 anni e in questa fascia d’età si ha il miglior equilibrio tra benefici e danni quando lo screening viene effettuato ogni 2 anni (raccomandazione di grado B).

La task force ha trovato che lo screening mammografico eseguito ogni 2 anni potrebbe essere efficace anche per le donne quarantenni e raccomanda che la decisione se avviare o meno lo screening in questo gruppo vada presa caso per caso, tenendo conto dell’anamnesi, delle preferenze della donna e di come essa valuta i potenziali rischi e benefici.

Le donne quarantenni che hanno la madre, una sorella o una figlia con un cancro al seno potrebbero beneficiare di più delle donne a rischio intermedio dall’iniziare lo screening prima dei 50 anni (raccomandazione di grado C).

Anche se la task force osserva che lo screening mammografico è efficace nel ridurre i decessi provocati dal cancro al seno nelle donne quarantenni, in questo gruppo la probabilità di beneficio è inferiore e i potenziali danni sono proporzionalmente maggiori rispetto a quanto si verifica nelle donne più anziane.

Il danno potenziale più grave dello screening mammografico è quello di sottoporre la paziente a un trattamento non necessario per un tipo di cancro che non sarebbe diventato una minaccia per la sua salute nel corso della vita; il più comune è un risultato del test falso positivo, che spesso porta all’esecuzione di test e procedure aggiuntivi e può provocare ansia e stress.

Infine, la task force ha individuato un certo numero di settori in cui sono necessarie ulteriori ricerche per capire meglio in che modo lo screening potrebbe ridurre i decessi per il cancro al seno.

In particolare, gli esperti hanno concluso che non ci sono evidenze sufficienti per determinare il rapporto rischio/beneficio in tre aree importanti: i benefici e i rischi dello screening nelle donne dai 75 anni in su; lo screening aggiuntivo nel trattamento di donne con seni densi; l'efficacia della mammografia 3-D per l'individuazione del tumore al seno.

Data la mancanza di prove, la task force si dichiara non in grado di formulare raccomandazioni riguardo a queste aree e incoraggia vivamente l’esecuzione di ulteriori ricerche in questi settori, aggiungendo che le pazienti dovrebbero parlare con i loro medici per capire ciò che è meglio per le loro esigenze individuali.

Per la stesura del documento, i ricercatori della task force hanno utilizzato dati di registri relativi a più di 400,0000 donne di età compresa tra i 40 e gli 89 anni al fine di stimare le percentuali di falsi positivi e falsi negativi associate alla mammografia digitale, alle analisi di imaging successive e alle biopsie in una popolazione generale di donne sottoposte a screening mammografico digitale.

Si è visto, così, che i falsi positivi e le raccomandazioni di fare ulteriori immagini sono più frequenti tra le donne più giovani, cioè quelle di età compresa tra i 40 e i 49 anni, mentre le percentuali diminuiscono con l'età. Invece, le percentuali di risultati falsi negativi sono apparse generalmente basse.

L’avere fattori di rischio per il cancro al seno, come un’anamnesi familiare positiva, l’aver fatto in precedenza una biopsia, un seno molto denso e un indice di massa corporea basso per le donne più giovani è risultato associato a un rischio più alto di risultato falso positivo.

Iniziare lo screening per il cancro al seno a 50 anni e sottoporsi a mammografia digitale ogni 2 anni potrebbe ridurre il rischio di sviluppare un cancro al seno indotto dalle radiazioni. Mammografie digitali ripetute, infatti, espongono le donne a radiazioni ionizzanti che potrebbero aumentare il rischio di un cancro al seno.

I ricercatori hanno usato un modello computerizzato per stimare le distribuzioni di incidenza del cancro al seno indotto da radiazioni e la mortalità legata alla mammografia digitale, prendendo in considerazione la frequenza dello screening e la variazione della dose.

Si è così stimato che lo screening mammografico annuale di 100.000 donne di età compresa tra 40 e i 74 anni potrebbe indurre 125 casi di cancro al seno e 16 decessi, ma evitare 968 decessi dovuti al cancro al seno grazie alla diagnosi precoce.

Le donne con seni grandi che necessitano di più acquisizioni e di dosi di radiazioni superiori alla media per ogni immagine sono quelle risultate maggiormente a rischio, così come quelle con protesi mammarie.

Anche cominciare lo screening in giovane età e sottoporsi allo screening annuale è risultato associato a un aumento del rischio.

L'incidenza del cancro al seno indotto dalle radiazioni è bassa rispetto al numero di decessi dovuti al cancro al seno prevenuti, ma non è irrilevante, secondo gli autori.

Secondo questa stima, le donne con seni grandi che iniziano lo screening annuale prima dei 50 anni hanno un rischio di cancro al seno indotto da radiazioni doppio rispetto alle donne con seni piccoli o di media grandezza, perché seni grandi richiedono acquisizioni extra per poter fare un esame completo.

I servizi di radiologia, rimarcano gli esperti, dovrebbero quindi adoperarsi per garantire che i seni voluminosi siano ripresi con rivelatori grandi, in modo da poter acquisire il minor numero di immagini possibili.

A.L. Siu, et al. Screening for Breast Cancer: U.S. Preventive Services Task Force Recommendation Statement . Ann Intern Med. 2016;doi:10.7326/M15-2886.
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