Un’analisi esplorativa aggiornata dello studio di fase II MDV3100–11, su un gruppo di pazienti colpite da un cancro al seno triplo negativo avanzato e trattate con l’antiandrogeno enzalutamide, mostra che le donne risultate positive a un nuovo test di valutazione del profilo di espressione genica che permette di evidenziare l’espressione del recettore degli androgeni (AR) hanno finora una sopravvivenza globale (OS) mediana più lunga di 10,5 mesi rispetto a quelle risultate negative al test. I risultati dell’analisi sono appena stati presentati durante i lavori dello European Cancer Congress (ECC) di Vienna.

“I risultati di quest’analisi esplorativa dimostrano le potenzialità di un test diagnostico nell’aiutare a selezionare le donne colpite da questo tipo cancro al seno, particolarmente aggressivo, che possono trarre beneficio dal trattamento con enzalutamide" ha dichiarato il primo autore dello studio Javier Cortés, del Vall D'Hebron Institut d’Oncologia di Barcellona e dell’Hospital Unversitario Ramon y Cajal di Madrid. "Questa scoperta è promettente e potenzialmente importante per le pazienti con un cancro al seno triplo negativo" ha aggiunto l’oncologo.

Il recettore degli androgeni è presente in molti casi di tumore al seno invasivo. A differenza del recettore per gli estrogeni, che non è espresso nelle donne con un tumore triplo negativo, quello degli androgeni è espresso in circa il 20-40% di questi tumori, di cui sembra influenzare lo sviluppo e la crescita.

Il nuovo test di analisi dell’espressione genica è stato messo a punto utilizzando i dati derivati dallo studio  MDV3100–11, al fine di sviluppare un test diagnostico che permettesse appunto di selezionare le pazienti che possono rispondere al trattamento con enzalutamide.

Lo studio è un trial multicentrico di fase II nel quale sono state arruolate 118 donne con un tumore al seno triplo negativo in stadio avanzato che risultava positivo all’espressione del  recettore degli androgeni all’immunoistochimica. L'obiettivo del trial era valutare gli effetti di enzalutamide 160 mg/ die per via orale in monoterapia sul tumore al seno triplo negativo in stadio avanzato e identificare un biomarker appropriato per aiutare a selezionare le pazienti con più probabilità di rispondere alla terapia.

"La valutazione dell’espressione del recettore degli androgeni mediante l’immunoistochimica non è perfetta nel prevedere chi risponderà al trattamento. Abbiamo scoperto, infatti, che anche alcune donne che presentavano un’espressione molto bassa del recettore degli androgeni nelle analisi immunistochimiche hanno risposto bene al trattamento durante lo studio" aveva spiegato l’autrice senior, Tiffany Traina, del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, durante la presentazione dei primi dati dello studio, nel giugno scorso a Chicago, in occasione del congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO). "Combinare i dati sull’espressione del recettore degli androgeni ottenuti con l’immunoistochimica con quelli ricavati dal profilo di espressione genica ci ha permesso di ampliare la popolazione di pazienti che sembrano trarre davvero un beneficio da enzalutamide" aveva aggiunto l’oncologa.

Quasi la metà delle partecipanti allo studio (il 47%) è risultata positiva per il recettore degli androgeni (AR+) sia nelle analisi immunoistochimiche sia nel test sul profilo di espressione genica.

L’endpoint primario del trial era la percentuale di beneficio clinico (risposta completa, risposta parziale o stabilizzazione della malattia) dopo 16 settimane di terapia, mentre tra gli endpoint secondari figuravano la  percentuale di beneficio clinico dopo 24 settimane, la sopravvivenza libera da progressione (PFS), l’OS, la percentuale di risposta e la sicurezza.

L'analisi esplorativa aggiornata dei dati di OS ha evidenziato che le pazienti trattate con enzalutamide i cui tumori risultavano AR+ al test di espressione genica hanno finora un’OS mediana superiore e più che raddoppiata rispetto alle pazienti il cui tumore è risultato negativo al test: 18 mesi (IC al 95% 12,0-21,3) contro 7,5 mesi (IC al 95% 4,8 -11,2).

Al momento della presentazione dei dati al congresso dell’ASCO, l’OS mediana nelle pazienti AR+ non era stata ancora raggiunta (IC al 95 % 12,9 mesi -non ancora raggiunta) mentre in quelle AR- risultava di 7,5 mesi (IC al 95% 4,8-11,2).

Il profilo degli eventi avversi è risultato in linea con quello già noto di enzalutamide. Gli effetti collaterali avversi più comuni (quelli verificatisi in non meno del 10% dei pazienti) legati al farmaco, nella popolazione intention-to-treat, sono stati affaticamento (con un’incidenza del 35%), nausea (26%), diminuzione dell'appetito (13%), diarrea (10%) e vampate (10%).