Ca al seno triplo negativo, promettente la combinazione chemioterapia pił bevacizumab

Una regime a tre farmaci costituito da paclitaxel, capecitabina e bevacizumab, seguito da una terapia di mantenimento con gli ultimi due agenti, ha mostrato un'attivitą elevata e un profilo di sicurezza ragionevole nelle donne affette da un tumore al seno triplo negativo, localmente avanzato o metastatico. Il dato emerge da un nuovo studio di fase II, lo studio A-TaXel, pubblicato di recente su Cancer

Una regime a tre farmaci costituito da paclitaxel, capecitabina e bevacizumab, seguito da una terapia di mantenimento con gli ultimi due agenti, ha mostrato un’attività elevata e un profilo di sicurezza ragionevole nelle donne affette da un tumore al seno triplo negativo, localmente avanzato o metastatico. Il dato emerge da un nuovo studio di fase II, lo studio A-TaXel, pubblicato di recente su Cancer

"Per quanto ne sappiamo, per le pazienti con carcinoma mammario metastatico con recettori per gli estrogeni negativi, recettori per il progesterone negativi e il recettore HER2 negativo ... al momento non sono disponibili opzioni terapeutiche mirate contro i recettori e la prognosi di queste donne è sfavorevole rispetto a quella delle donne affette da tumori con recettori positivi" scrivono gli autori dello studio, guidati da Jean-Marc Ferrero, dell’Antoine-Lacassagne Centre di Nizza.

Studi precedenti hanno suggerito che l’aggiunta di bevacizumab alla chemioterapia potrebbe fornire benefici alle pazienti con un cancro al seno triplo negativo. Per esplorarne ulteriormente le potenzialità, Ferrero e i colleghi hanno effettuato uno studio di fase II per il quale hanno arruolato 62 pazienti fra l’aprile 2010 e il marzo 2012, 57 dei quali risultati valutabili. I partecipanti sono stati sottoposti a 4 cicli settimanali di paclitaxel in combinazione con capecitabina e bevacizumab; paclitaxel è stato interrotto dopo un massimo di 6 cicli, e gli altri due farmaci sono stati continuati fino alla progressione della malattia o alla comparsa di una tossicità inaccettabile.

La percentuale di risposta complessiva (ORR), endpoint primario dello studio, è risultata del 77% e il 19% dei pazienti ha avuto una risposta completa, mentre il 14% ha ottenuto una stabilizzazione della malattia, ottenendo un tasso di beneficio clinico del 91%. Nelle 44 donne che hanno risposto, la durata mediana della risposta è stata di 5,6 mesi.

Al momento del cutoff dei dati, 56 delle 62 pazienti arruolate inizialmente erano in progressione o erano morte. La sopravvivenza libera da progressione mediana è stata di 7,6 mesi e la sopravvivenza globale mediana di 19,2 mesi, mentre la sopravvivenza globale a un anno è stata del 69%.

Gli eventi avversi più comuni sono stati l’affaticamento, manifestatosi nel 90% delle pazienti, il dolore, nell’84%, e l'ipertensione, nel 79%. Fra gli eventi avversi di grado 3 o superiore, i più comuni sono stati l'ipertensione (35%), l’affaticamento (19%), e la sindrome mano-piede (13%). Per quanto riguarda le manifestazioni ematologiche, quelle più comuni di grado 3 o superiore sono state la neutropenia (23%) e la trombocitopenia (16%).

In totale, il 18% delle pazienti ha interrotto paclitaxel a causa di qualche tossicità; il 15% ha sospeso la capecitabina e il 25% bevacizumab.

Nella discussione, gli autori osservano che la percentuale di risposta ottenuta nel loro studio con questo regime è "tra le più alte osservate" in questo setting di malattia difficile. Inoltre, sottolineano Ferrero e i colleghi, "è importante notare che l'alta ORR ottenuta in questo studio è stata raggiunta con una tollerabilità accettabile".

J-M. Ferrero, et al. Weekly paclitaxel, capecitabine, and bevacizumab with maintenance capecitabine and bevacizumab as first-line therapy for triple-negative, metastatic, or locally advanced breast cancer: Results from the GINECO A-TaXel phase 2 study. Cancer 2016; doi: 10.1002/cncr.30170.
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