Ca alla prostata, aggiungere la chemio alla deprivazione androgenica non migliora gli outcome

L'aggiunta di mitoxantrone pi¨ prednisone (MP) alla terapia di deprivazione androgenica (ADT) non migliora gli outcome nei pazienti con carcinoma prostatico clinicamente localizzato. ╚ quanto emerge dallo studio SWOG S9921, un ampio studio multicentrico a lungo termine presentato di recente a Orlando, in occasione del Genitourinary Cancers Symposium sponsorizzato dall'American Society of Clinical Oncology (ASCO).

L’aggiunta di mitoxantrone più prednisone (MP) alla terapia di deprivazione androgenica (ADT) non migliora gli outcome nei pazienti con carcinoma prostatico clinicamente localizzato. È quanto emerge dallo studio SWOG S9921, un ampio studio multicentrico a lungo termine presentato di recente a Orlando, in occasione del Genitourinary Cancers Symposium sponsorizzato dall’American Society of Clinical Oncology (ASCO).

Dopo un follow-up di quasi 11 anni, i risultati sono stati pressoché gli stessi nei pazienti sottoposti alla chemioterapia più l’ADT e in quelli trattati semplicemente con l’ADT.
La sopravvivenza globale (OS) è risultata dell’87% nella coorte trattata con la sola ADT e 86% in quella trattata con l’ADT più MP (HR 1,05; IC al 95% 0,78-1,42; P = 0,74), mentre la sopravvivenza libera da recidiva è stata dell’84% in entrambi i gruppi (HR 0,98; IC al 95% 0,78-1,23; P = 0,83).

Inoltre, la sopravvivenza libera da malattia è risultata del 72% in entrambi i bracci, e anche la mortalità senza recidiva non ha mostrato differenze significative nei due gruppi di trattamento.

"La sopravvivenza è stata maggiore del previsto in entrambi i bracci" ha sottolineato l’autore principale dello studio, Michael L. Glode, della University of Colorado di Denver, in conferenza stampa. Inoltre, ha aggiunto l’oncologo, "non ci sono prove che l’aggiunta di MP all’ADT adiuvante per 2 anni migliori la sopravvivenza legata specificamente al cancro alla prostata".

Nel braccio sottoposto alla sola ADT ci sono stati 85 decessi contro 91 nel braccio trattato in più con la chemioterapia e il cancro della prostata è stato responsabile del 18% dei decessi tra i pazienti trattati con la sola ADT del 22% tra i pazienti trattati con l’ADT più MP, ma l'incidenza degli altri tipi di tumore è risultata due volte più alta nel braccio trattato con la chemio più l’ADT rispetto a quello trattato con la sola ADT.

"I tumori predominanti sono risultati quelli gastrointestinali e al polmone, mentre i decessi non oncologici sono risultati dovuti a cause variabili" ha detto Glode.
Da segnalare, inoltre, che nel gruppo trattato con MP si è registrato un aumento dell'incidenza della leucemia (cinque casi contro uno solo nel gruppo trattato con la sola ADT.
"Questo studio dimostra che è possibile fare studi sulla terapia adiuvante dopo la prostatectomia radicale " ha detto Glode.
L’ipotesi alla base del trial era che 2 anni di ADT adiuvante potessero migliorare la sopravvivenza globale e la sopravvivenza libera da progressione, anche se non erano disponibili dati definitivi a supporto di quest’assunto.

Il razionale per fare uno studio sulla terapia adiuvante si basava sulla letteratura pubblicata, tra cui dati secondo i quali un’ADT neoadiuvante a breve termine prima della prostatectomia sarebbe in grado di ridurre i margini positivi, ma senza migliorare la sopravvivenza libera da malattia. Inoltre, è stato evidenziato che a un’ADT a lungo termine ha migliorato gli outcome nei pazienti sottoposti a radioterapia curativa.

Per quanto riguarda la chemioterapia, Glode ha citato dati che hanno dimostrano come la chemio adiuvante abbia migliorato la sopravvivenza libera da progressione nei pazienti che avevano fatto sia la prostatectomia sia la radioterapia.
"Abbiamo ipotizzato che l'aggiunta di una chemioterapia moderatamente attiva in una fase più precoce della malattia potesse migliorare la sopravvivenza globale e la sopravvivenza libera da progressione" ha proseguito l’oncologo.

L'obiettivo primario dello studio era la sopravvivenza globale e l'endpoint secondario la sopravvivenza libera da malattia.
Lo studio ha arruolato dall’ottobre 1999 al gennaio 2007 983 pazienti con carcinoma prostatico clinicamente localizzato, dopodiché l’arruolamento è stato sospeso a causa della maggiore incidenza di leucemie registrata nel braccio sottoposto all’ADT più la chemio con MP.

Di questo gruppo, 481 pazienti sono stati assegnati al trattamento con goserelin acetato 10,8 mg più bicalutamide 50 mg per 2 anni e 480 alla stessa ADT più 6 cicli di mitoxantrone 12mg/m2 più prednisone 5 mg BID.

I pazienti sono stati stratificati in base allo stadio (≤pT2, ≥pT3, N0 o N+), al punteggio Gleason, all'intenzione di fare la radioterapia adiuvante. Il PSA preoperatorio era pari a 7,6 ng/ml. La radioterapia era consentita in entrambi i bracci a discrezione del medico e il 26% dei pazienti l’ha effettuata.

I pazienti che hanno completato il trattamento sono stati 402 nel braccio sottoposto alla sola ADT contro 390 in quello sottoposto all’ADT più la chemioterapia.
Sul fronte della sicurezza, gli eventi avversi di grado 3 o superiore sono risultati più comuni nel gruppo sottoposto alla chemioterapia più l’ADT (56% contro 30%; P < 0,0001). "Per quanto riguarda la tossicità, la differenza principale è stata la presenza della leucopenia nel braccio sottoposto alla chemioterapia", ha riferito Glode.

L.M. Glode Adjuvant androgen deprivation (ADT) versus mitoxantrone plus prednisone (MP) plus ADT in high-risk prostate cancer (PCa) patients following radical prostatectomy: A phase III intergroup trial (SWOG S9921) NCT00004124. J Clin Oncol 35, 2017 (suppl 6S; abstract 2).
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