Oncologia-Ematologia

Ca alla prostata, aggiunta di docetaxel alla terapia ormonale allunga la vita

L'aggiunta di docetaxel alla terapia ormonale standard ha migliorato in modo significativo la sopravvivenza in un gruppo di uomini con un cancro alla prostata localmente avanzato o metastatico, naive alla terapia ormonale, nello studio STAMPEDE. Parte dei dati dello studio, il più ampio trial clinico randomizzato mai condotto sul carcinoma prostatico, saranno presentati al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) e sono stati anticipati nella conferenza stampa di apertura del convegno.

L'impiego di docetaxel in questo setting era già stato valutato in altri due studi più piccoli, con risultati contrastanti. Nello studio di fase III CHAARTED, presentato al congresso ASCO dello scorso anno, l’aggiunta di docetaxel alla terapia ormonale standard aveva mostrato di prolungare la sopravvivenza globale (OS) di quasi 14 mesi, mentre nello studio GETUG-15 (condotto in Francia) non era stato osservato nessun vantaggio di sopravvivenza.

STAMPEDE, tuttavia, "è uno studio molto più ampio dei precedenti e continua ad aggiungere evidenze del fatto che l'aggiunta precoce della chemioterapia alla terapia ormonale prolunga la sopravvivenza" ha detto Peter Paul Yu, attuale presidente dell’ASCO, durante la conferenza stampa.

Infatti, l’OS è risultata di circa 77 mesi nel gruppo di pazienti trattati con docetaxel più la terapia standard contro 67 mesi per quelli sottoposti alla sola terapia standard (HR 0,76; IC al 95% 0,63-0,91; P =0,003). Inoltre, l'aggiunta di acido zoledronico alla terapia standard con o senza docetaxel non ha avuto un effetto sulla sopravvivenza.

"Ci auguriamo che i nostri risultati possano incoraggiare i medici ad offrire docetaxel agli uomini con un cancro alla prostata metastatico di nuova diagnosi, se sono abbastanza sani per poter fare la chemioterapia" ha affermato il primo firmatario dello studio, Nicholas David James, direttore dell'unità di ricerca sul cancro dell’Università di Warwick, nel Regno Unito. "Anche gli uomini con un cancro alla prostata localmente avanzato non metastatico possono prendere in considerazione docetaxel come parte della terapia di prima linea, perché l’aggiunta del chemioterapico ritarda chiaramente la ricaduta” ha precisato l’oncologo.

Inoltre, ha aggiunto James, "è anche chiaro che l'acido zoledronico non giova a questi pazienti e non dovrebbe essere offerto come terapia iniziale per il cancro della prostata avanzato".

Lo studio STAMPEDE è articolato in diverse fasi e ha diversi bracci che possono essere adattati in modo da valutare nuove terapie così come modifiche allo standard di cura. Intanto che lo studio procede, bracci il cui trattamento si è rivelato inefficace vengono sospesi e nuovi bracci vengono aggiunti in modo da valutare l’efficacia e la sicurezza dei trattamenti emergenti.

Il trial prevede nove bracci e il coinvolgimento di circa 7000 pazienti (6500 quelli arruolati finora). Oltre all'acido zoledronico e a docetaxel, nello studio si stanno valutando anche celecoxib, abiraterone ed enzalutamide.

Nella fase dello studio alla quale si riferiscono i risultati di prossima presentazione all’ASCO, James e gli altri ricercatori hanno valutato i dati di 2962 uomini naïve alla terapia ormonale assegnati a quattro dei nove bracci dello studio, trattati con la terapia standard (un minimo di 3 anni di terapia di deprivazione androgenica più una radioterapia localizzata nei pazienti idonei), la terapia standard più docetaxel per 6 cicli, la terapia standard con acido zoledronico per 2 anni e la terapia standard più docetaxel e acido zoledronico.

I gruppi erano ben bilanciati per quanto riguarda le caratteristiche dei pazienti. L'età media della popolazione era di 65 anni, il 93% dei casi era stato diagnosticato nei 6 mesi precedenti la randomizzazione e, in totale, il 60% dei pazienti aveva una malattia metastatica, il 22% non aveva coinvolgimento linfonodale regionale né metastasi a distanza, mentre il 14% aveva linfonodi positivi e metastasi a distanza non valutabili. Il PSA mediano era pari a 65 ng/ml e i partecipanti dovevano avere un Gleason score pari almeno a 8.

Il follow-up è stato di 42 mesi.

L’aggiunta di docetaxel è risultata associata a una riduzione del 24% del rischio di decesso rispetto alla sola terapia standard (HR 0,76) e a un miglioramento del 38% della sopravvivenza libera da fallimento (HR 0,62), entrambi risultati clinicamente e statisticamente significativi, ha detto James.

Inoltre, nel sottogruppo di pazienti con malattia metastatica, l’aggiunta del chemioterapico alla terapia standard si è associata a un miglioramento di 22 mesi dell’OS (65 mesi contro 43) e a un prolungamento del 38% del tempo di comparsa della recidiva in tutti i pazienti.

"La nostra conclusione è che docetaxel deve essere considerato come pratica di routine negli uomini con malattia metastatica di nuova diagnosi" ha detto James. "Nei casi non metastatici, resta un’incertezza sul fatto che offra un beneficio di sopravvivenza o meno, ma certamente migliora in modo considerevole la sopravvivenza libera da fallimento" ha osservato l’oncologo.

Gli sperimentatori hanno osservato un guadagno di sopravvivenza anche negli altri due bracci dello studio, ma i risultati non sono statisticamente significativi. L’OS , infatti, è migliorata del 7% nel braccio trattato con acido zoledronico più la terapia standard (HR 0,93; IC al 95% 0,79-1,11; P = 0,437) e del 19% in quello trattato con docetaxel più acido zoledronico più la terapia standard (HR 0,81; IC al 95% 0,68-0,97; P = 0,020).

Le percentuali di tossicità sono risultate diverse nei quattro bracci. Gli eventi avversi di grado 3-5 hanno avuto un’incidenza superiore nel braccio trattato con docetaxel più la terapia standard rispetto a quello trattato con la sola terapia standard - 50% contro 31% - mentre  nel braccio trattato con acido zoledronico più la terapia standard l’incidenza è stata del 32% e in quello trattato con acido zoledronico e docetaxel aggiunti alla terapia standard del 52%. Tuttavia, James ha riferito che le tossicità sono state gestibili e che pochi pazienti hanno interrotto docetaxel a causa di eventi avversi.

Yu ha detto che “docetaxel in monoterapia è tollerabile e la tossicità non dovrebbe precludere l’ampliamento dell’uso di quest’agente”.

"Questi risultati, assieme a quelli del recente studio CHAARTED, forniscono ulteriori evidenze a sostegno dell'aggiunta di docetaxel alla terapia di deprivazione androgenica come parte della terapia iniziale per gli uomini con malattia metastatica" ha commentato Howard I. Scher, del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York. L’oncologo ha sottolineato che, tuttavia, al momento attuale, è prematuro definire come standard di cura per tutti i pazienti con un cancro alla prostata di nuova diagnosi la terapia di deprivazione androgenica associata a docetaxel.

"Una considerazione da fare è che il beneficio non è senza costi, in quanto l’aggiunta di docetaxel ha comportato un aumento della frequenza degli eventi avversi di grado 3-5. Pertanto, è importante conoscere l’outcome per ciascuna delle coorti valutate, sia in termini di sicurezza sia efficacia, in modo da poter stimare e discutere il potenziale rapporto rischio/beneficio con i pazienti che stanno prendendo in considerazione questo approccio" ha dichiarato Scher .

"Un altro aspetto da considerare è la quota di pazienti del braccio sottoposto alla sola deprivazione androgenica che sono stati trattati con docetaxel al momento della progressione della malattia. È necessario valutare se dare la combinazione' upfront’ sia più vantaggioso rispetto a fare prima la terapia ormonale e in un secondo tempo la chemioterapia" ha rimarcato l’esperto.

Alessandra Terzaghi

James ND, Sydes, MR, Mason, MD, et al. Docetaxel and/or zoledronic acid for hormone-naïve prostate cancer: First overall survival results from STAMPEDE. J Clin Oncol. 2015;(suppl; abstr 5001).