Gli uomini con un tumore alla prostata trattati con l’antagonista dell'ormone di rilascio delle gonadotropine (GnRH) degarelix a causa di un rialzo dei valori di PSA dopo il primo trattamento hanno avuto risultati ugualmente buoni se trattati con in modo intermittente o in modo continuativo col faramco. studio presentato all’ultimo congresso dell’American Urological Association (AUA), tenutosi di recente a Orlando.

Gli autori hanno confrontato l’efficacia di una somministrazione intermittente di degarelix con quella di una somministrazione continua di degarelix o leuprolide.

Circa un quarto degli uomini trattati con degarelix per 7 mesi sì e 7 mesi no ha dovuto riprendere il farmaco durante il periodo di sospensione per poter mantenere sotto controllo il PSA. Tuttavia, anche in questi casi, i pazienti trattati in modo intermittente hanno assunto nel complesso meno farmaci per poter mantenere il PSA al di sotto dei 4 ng/ml rispetto ai pazienti trattati in modo continuativo.

L’idea di una somministrazione a intermittenza per ridurre i costi e gli effetti collaterali della terapia di deprivazione androgenica e per mantenere la sensibilità a tali farmaci è nell’aria da decenni, ha raccontato David Crawford, autore principale dello studio e direttore della Sezione di Oncologia Urologica dell’Anschutz Medical Campus dell’Università del Colorado.

Tuttavia, ha spiegato lo specialista, la maggior parte delle sperimentazioni cliniche su questa strategia sono state fatte utilizzando agonisti dell'ormone di rilascio dell’ormone luteinizzante e hanno dato risultati spesso molto simili per le due strategie: terapia intermittente e continuativa. Lo studio presentato al congresso dell’AUA, invece, è stato uno dei primi a valutare un antagonista dell'ormone somministrato in modo intermittente.

“Dal momento che il follow up è stato breve non abbiamo dati di sopravvivenza o progressione" ha detto Crawford. Tuttavia, ha aggiunto il ricercatore “possiamo dire che il farmaco si è dimostrato sicuro ed efficace e che il recupero del testosterone dopo la fine della terapia è stato piuttosto rapido".

Lo studio ha coinvolto 409 uomini i cui valori di PSA erano risaliti dopo la terapia definitiva primaria e che avevano livelli di testosterone > 150 ng/ml. Di questi, 177 sono stati assegnati al trattamento intermittente con degarelix, 50 al trattamento continuativo con lo stesso farmaco e 182 al trattamento continuativo con leuprolide.

Tutti i pazienti sono stati trattati coi farmaci loro assegnati per 7 mesi e poi gli uomini assegnati al trattamento intermittente con degarelix lo hanno sospeso per 7 mesi, mentre i pazienti degli altri due bracci hanno continuato la terapia.

L'endpoint primario era la percentuale di pazienti con livelli di PSA ≤ 4 ng/ml dopo 14 mesi.

Alla fine dello studio, i pazienti che avevano livelli di PSA > 4 ng/ml sono risultati il 2,4% e l’1,3 % nei due bracci trattati in modo continuativo rispettivamente con degarelix o leuprolide, mentre nel gruppo trattato con degarelix in modo intermittente nessun paziente aveva un PSA al di sopra di questo valore.

Tuttavia, ha riferito Crawford, 35 pazienti di questo gruppo (il 26%) hanno mostrato un rialzo del PSA oltre i 2 ng/ml durante i 7 mesi di sospensione, per cui hanno ripreso a prendere il farmaco e hanno continuato il trattamento fino a quando il PSA è sceso a sufficienza, dopodiché hanno sospeso nuovamente degarelix per un paio di mesi.

L’oncologo ha sottolineato, tuttavia, che la necessità di riprendere il trattamento durante i 7 mesi previsti di sospensione non significa che la strategia di somministrazione intermittente abbia fallito. Ci saranno sempre questioni aperte su quando riavviare la terapia in caso di somministrazione intermittente, ha fatto presente Crawford; tra la varie possibilità ci sono riprendere il trattamento quando il PSA aumenta fino a tornare ai livelli iniziai oppure quando aumenta del 50% o, ancora, quando un paziente comincia ad avvertire i sintomi.

Il punto essenziale dello studio, ha detto l’autore, “è che gli uomini assegnanti alla terapia intermittente hanno preso meno farmaci".

Il tempo mediano di recupero del testosterone (definito come un ritorno a concentrazioni > 50 ng/ml) è risultato di 112 giorni nel gruppo trattato con degarelix in modo intermittente, contando il tempo a partire dal ventottesimo giorno dopo l'ultima somministrazione di degarelix. Il recupero del testosterone si è verificato in 116 di questi pazienti (l’85%) entro 6 mesi dalla sospensione del farmaco.

Crawford ha anche riferito che un’età inferiore ai 65 anni si è dimostrata un fattore predittivo di recupero del testosterone.

Negli altri gruppi, ha spiegato il ricercatore, non si è potuto valutare il tempo di recupero del testosterone perché i pazienti di quei gruppi sono rimasti in terapia ormonale per tutto il periodo dello studio.

D. Crawford, et al. Intermittent androgen deprivation with the gonadotrophin-releasing hormone antagonist degarelix. AUA; abstract PD27-05.