Un nuovo studio randomizzato e controllato presentato all’ultimo National Meeting & Exposition dell’American Chemical Society suggerisce che l'assunzione di integratori di vitamina D potrebbe rallentare o arrestare la progressione dei tumori della prostata di basso grado, senza dover fare l’intervento chirurgico o la radioterapia.

I tumori alla prostata di basso grado, cioè quelli caratterizzati da un Gleason score non superiore a 6, sono meno aggressivi degli altri e possono anche rimanere asintomatici senza dare problemi di salute per tutta la vita. Nonostante questo, alcuni uomini che hanno questo tipo di tumore decidono di sottoporsi comunque a una prostatectomia elettiva.

Prima di poter fare la prostatectomia, i pazienti devono aspettare 60 giorni dal momento della biopsia, per dare tempo di scomparire all’'infiammazione causata dalla procedura bioptica.

Gli autori dello studio, un gruppo della Medical University of South Carolina di Charleston, hanno voluto verificare se la somministrazione di supplementi di vitamina D durante questo periodo di attesa di 60 giorni possa essere di un qualche beneficio.

Lo stesso gruppo, in precedenza, aveva evidenziato che il 55% dei pazienti con un cancro alla prostata di basso grado che avevano preso supplementi di vitamina D per un anno dimostrava una diminuzione del Gleason score e che in alcuni casi il tumore era addirittura scomparso completamente.

Per il nuovo studio, il team ha arruolato 37 uomini in attesa di sottoporsi a una prostatectomia elettiva e ne ha trattata una parte con supplementi di vitamina D ogni giorno e l'altra parte con placebo.

I risultati preliminari indicano che molti degli uomini trattati con gli integratori hanno dimostrato un miglioramento dei risultati, mentre negli uomini trattati con il placebo il tumore non ha mostrato cambiamenti oppure è peggiorato.

Inoltre, nei partecipanti trattati con la vitamina D le analisi hanno evidenziato variazioni notevoli nei livelli dei lipidi e delle proteine coinvolte nel processo infiammatorio. "Il cancro è associato all'infiammazione, soprattutto a livello della prostata, e la vitamina D contrasta quest’infiammazione all'interno della ghiandola" ha detto uno degli autori del lavoro, Bruce Hollis, presentando i dati.

In particolare, una proteina chiamata fattore di crescita e differenziazione 15 (GDF15) è risultata fortemente indotta dalla vitamina D. In studi precedenti, GDF15 ha dimostrato di ridurre l’infiammazione e si sa che i tumori alla prostata aggressivi contengono una quantità molto limitata di questa proteina.

I risultati preliminari, di conseguenza, implicano secondo gli autori che il meccanismo alla base dell'associazione tra miglioramenti del Gleason score e supplementazione con la vitamina D è una riduzione dell'infiammazione favorita dalla vitamina stessa.

"Non sappiamo ancora se la vitamina D sia utile per trattare o prevenire il cancro alla prostata. Come minimo, quel che può fare è impedire ai tumori di basso grado di progredire senza controllo" ha spiegato Hollis.

Il ricercatore ha anche sottolineato che i partecipanti sono stati trattati con quantità di vitamina D ben al di sotto degli equivalenti di vitamina D prodotta all'interno del corpo umano in seguito all’esposizione quotidiana al sole ogni giorno e ben al di sotto dei livelli farmacologici.