Ca alla prostata, identificati endpoint surrogati di alto rischio di mortalitÓ

Negli uomini con un carcinoma prostatico a rischio elevato, un nadir del PSA superiore a 0,5 ng/ml dopo la radioterapia e la terapia di deprivazione androgenica pu˛ identificare i pazienti ad alto rischio di decesso. Lo suggerisce una nuova analisi sui sottogruppi di uno studio clinico randomizzato, pubblicata di recente su JAMA Oncology. Secondo gli autori questo marker surrogato potrebbe essere utilizzato per progettare i prossimi studi finalizzati a migliorare gli outcome di questi pazienti.

Negli uomini con un carcinoma prostatico a rischio elevato, un nadir del PSA superiore a 0,5 ng/ml dopo la radioterapia e la terapia di deprivazione androgenica può identificare i pazienti ad alto rischio di decesso. Lo suggerisce una nuova analisi sui sottogruppi di uno studio clinico randomizzato, pubblicata di recente su JAMA Oncology. Secondo gli autori questo marker surrogato potrebbe essere utilizzato per progettare i prossimi studi finalizzati a migliorare gli outcome di questi pazienti.

"Sebbene la recidiva biochimica sia spessa gestita con una terapia di deprivazione androgenica, per quanto ne sappiamo non ci sono studi randomizzati in cui si dimostri che la terapia di deprivazione androgenica in questo setting prolunga la sopravvivenza" scrivono gli autori dello studio, guidati da Trevor J. Royce, del Brigham and Women’s Hospital e del Dana-Farber Cancer Institute di Boston. "Inoltre, la recidiva biochimica è associata alla mortalità legata specificamente al cancro alla prostata- ma non significa necessariamente che un paziente morirà a causa del tumore, perché molti uomini moriranno a causa di altri rischi concomitanti". “Endpoint surrogati per la mortalità dovuta specificamente al cancro alla prostata che si manifestano prima della recidiva clinica potrebbero aiutare a trovare i candidati per i trial in cui si valutano strategie per prolungare la sopravvivenza nei pazienti con malattia più avanzata.

Nel nuovo studio sono stati valutati quattro candidati come endpoint surrogati: il fallimento biochimico, un nadir del PSA superiore a 0,5 ng/ml, un tempo di raddoppio PSA inferiore a 9 mesi e un tempo di fallimento biochimico inferiore a 30 mesi.

In totale, lo studio randomizzato ha coinvolto 206 uomini con carcinoma prostatico ad alto rischio trattati tra il 1995 e il 2001 e assegnati alla sola radioterapia o alla radioterapia seguita da 6 mesi di terapia di deprivazione androgenica. L’analisi pubblicata ora su JAMA Oncology ha riguardato, invece, 157 uomini con poche o nessuna comorbidità, che sono stati seguiti per una media di 16,49 anni..

Complessivamente, 110 uomini (il 70%) sono morti durante il follow-up. Tre dei quattro endpoint surrogati candidati, escluso il fallimento biochimico, hanno mostrato di soddisfare tutti i criteri di Prentice per gli endpoint surrogati. Nell’analisi aggiustata,gli uomini sottoposti alla sola radioterapia hanno mostrato un hazard ratio (HR) di avere un nadir del PSA superiore a 0,5 ng/ml pari a 1,72 (IC al 95% 1,17-2,52; P = 0,01) rispetto a quelli sottoposti alla terapia di deprivazione androgenica. Nel caso del tempo di raddoppio del PSA inferiore ai 9 mesi, l'HR aggiustato è risultato pari a 2,06 (IC al 95% 1,29-3,28; P = 0,003), mentre per il tempo di fallimento biochimico inferiore ai 30 mesi, l'HR è risultato pari a 1,76 (IC al 95% 1,06-2,92 ; P = 0,03).

I ricercatori hanno anche calcolato la percentuale dell'effetto del trattamento spiegata dall’endpoint surrogato, dove un punteggio pari al 100% significherebbe che tutto l'effetto del trattamento è spiegato da tale endpoint surrogato. Il nadir del PSA superiore a 0,5 ng/ml è quello che ha dato il risultato migliore, con una percentuale dell'effetto del trattamento pari a 103,86%; mentre per  il tempo di raddoppio PSA inferiore a 9 mesi la percentuale corrispondente è risultata del 43,09% e per il tempo di fallimento biochimico inferiore a 30 mesi del 41,26%.

"L'importanza clinica di questa scoperta è che fornisce l’opportunità di selezionare i pazienti in un momento in cui il paziente sta ancora rispondendo alla prima terapia e non ha ancora mostrato un fallimento di tale terapia" scrivono gli autori. In particolare, aggiungono, gli uomini trattati con una dose convenzionale di radioterapia e terapia di deprivazione androgenica il cui nadir del PSA non scende al di sotto del cutoff degli 0,5 ng/ml potrebbero essere candidati per gli studi sui trattamenti progettati per prolungare la sopravvivenza nei pazienti con carcinoma prostatico metastatico resistente alla castrazione.

"Arricchendo la coorte con gli uomini che hanno raggiunto un endpoint surrogato della mortalità dovuta a qualsiasi causa si può migliorare la probabilità che lo studio sarà in grado di rispondere alla domanda se la sopravvivenza aumenta quando si aggiunge un nuovo trattamento" concludono i ricercatori.

T.J. Royce, et al. Surrogate End Points for All-Cause Mortality in Men With Localized Unfavorable-Risk Prostate Cancer Treated With Radiation Therapy vs Radiation Therapy Plus Androgen Deprivation TherapyA Secondary Analysis of a Randomized Clinical Trial. JAMA Oncol. 2017; doi:10.1001/jamaoncol.2016.5983.
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