Ca alla prostata, inibitori della 5-alfa reduttasi non aumentano il rischio di tumori di alto grado

L'uso di inibitori della 5-alfa reduttasi (5-ARI) per trattare i pazienti con sintomi del tratto urinario inferiore non Ŕ associato a un aumento del rischio di cancro alla prostata. Ma non solo: nei pazienti con Gleason 6 e 7 l'associazione Ŕ addirittura protettiva. Questa la conclusione di uno studio prospettico osservazionale pubblicato di recente sul Journal of the National Cancer Institute.

L'uso di inibitori della 5-alfa reduttasi (5-ARI) per trattare i pazienti con sintomi del tratto urinario inferiore non è associato a un aumento del rischio di cancro alla prostata. Ma non solo: nei pazienti con Gleason 6 e 7 l’associazione è addirittura protettiva. Questa la conclusione di uno studio prospettico osservazionale pubblicato di recente sul Journal of the National Cancer Institute.

Uno studio precedente ha dimostrato che l'impiego di 5-ARI (per esempio, finasteride e dutasteride) per il trattamento dell'iperplasia prostatica benigna può ridurre il rischio di carcinoma prostatico di basso grado; tuttavia, i dati relativi al carcinoma prostatico di alto grado attualmente disponibili sono contrastanti.

Per fare chiarezza, un team di ricercatori del Karolinska Institutet di Stoccolma, coordinato da Anna Wallerstedt, ha attinto allo Stockholm PSA [prostate-specific antigen] and Biopsy Register per analizzare i dati di 333.820 uomini di almeno 40 anni che erano stati sottoposti ad almeno un test del PSA fra il 2007 e 2015, non avevano alcuna storia di carcinoma prostatico e non erano stati esposti in precedenza ai 5-ARI.

Nella coorte, 23.442 pazienti (il 7%) a un certo punto sono stati esposti a 5-ARI durante il periodo dello studio, durato 8 anni: di questi, 32,1% ha assunto 5-ARI per 0,1-2 anni, il 26,1% per 2-4 anni, il 28% per 4-6 anni e il 13,8% per 6-8 anni.

Nel complesso, il trattamento con 5-ARI si è associato a una riduzione del rischio di carcinoma prostatico e l’effetto è risultato maggiore all’aumentare del tempo di esposizione.

Un'analisi nella quale non si è tenuto conto dei livelli di PSA ha mostrato che i 5-ARI non riducono il rischio di carcinoma prostatico nei pazienti trattati con questi farmaci per un periodo breve: da 0,1 a 2 anni (hazard ratio [HR] 1,00; IC al 95% 0,88-1,15; P =. 92). Ulteriori analisi, tuttavia, hanno mostrato che l'uso di 5-ARI si è associato a una riduzione del rischio di carcinoma prostatico in caso di esposizione durata da 2 anni in avanti, fino alla fine dello studio (per un’esposizione di 2-4 anni: HR 0,49, IC al 95% 0,41-0,60, P < 0,001; per un’esposizione di 4-6 anni: HR 0,53, IC al 95% 0,41-0,69, P <0,001; per un’esposizione di 6-8 anni: HR 0,42; IC al 95% 0,22-0,81; P = 0,01).

Dopo aver tenuto conto dei livelli di PSA, inoltre, l'uso di 5-ARI è risultato associato a una riduzione significativa del rischio di carcinoma prostatico indipendentemente dalla durata dell'esposizione.

In particolare, si è osservata una riduzione del rischio per i tumori con punteggio di Gleason da 6 a 7, ma non per quelli con un punteggio di Gleason compreso tra 8 e 10.
La Wallerstedt e i colleghi concludono che "nel complesso, al di là dei benefici legati al sollievo dai sintomi e alla riduzione del rischio di procedure chirurgiche, il trattamento con 5-ARI per i sintomi del tratto urinario inferiore sembra benefico e sicuro anche rispetto al rischio di cancro alla prostata".

A. Wallerstedt, et al. Risk of prostate cancer in men treated with 5α-reductase inhibitors—a large population-based prospective study. J Natl Cancer Inst. 2018; https://doi.org/10.1093/jnci/djy036