Ca alla prostata iniziale, aggiunta di bevacizumab alla terapia anti-androgenica puņ ritardare la recidiva

Combinare un breve ciclo di terapia di deprivazione androgenica (ADT) con l'inibitore dell'angiogenesi bevacizumab ha migliorato la sopravvivenza libera da recidiva (RFS) negli uomini con un cancro alla prostata ormonosensibile in uno studio randomizzato di fase II pubblicato di recente sul Journal of Clinical Oncology.

Combinare un breve ciclo di terapia di deprivazione androgenica (ADT) con l'inibitore dell'angiogenesi bevacizumab ha migliorato la sopravvivenza libera da recidiva (RFS) negli uomini con un cancro alla prostata ormonosensibile in uno studio randomizzato di fase II pubblicato di recente sul Journal of Clinical Oncology.

"Il trattamento con l’ADT a breve termine più bevacizumab è stato fattibile, anche se è risultato associato a una tossicità superiore rispetto alla sola ADT nel cancro alla prostata ormonosensibile" scrivono gli autori, coordinati da  Mary-Ellen Taplin, a capo della ricerca clinica presso il Lank Center for Genitourinary Oncology presso il Dana-Farber Cancer Institute di Boston.

Lo studio ha coinvolto 102 pazienti con un cancro alla prostata ormonosensibile assegnati in rapporto 2:1 al trattamento con l’ADT più bevacizumab o alla sola ADT.

Anche se in studi precedenti su uomini con carcinoma prostatico resistente alla castrazione l'aggiunta di bevacizumab a docetaxel non aveva mostrato di migliorare la sopravvivenza globale, lo studio pubblicato ora sul Jco è stato il primo a esplorare il ruolo di bevacizumab nel carcinoma prostatico in uno stadio più precoce.

Tutti i pazienti arruolati erano in recidiva biochimica con un tempo di raddoppio del PSA inferiore a 18 mesi. I partecipanti potevano aver fatto in precedenza l’ADT se questa era stata somministrata per non più di 8 mesi e i livelli di testosterone del paziente avevano recuperato. L'endpoint primario era l’RFS. Gli autori hanno definito la recidiva come un livello di PSA superiore a 0,2 ng/ml per i pazienti che erano stati sottoposti alla prostatectomia radicale e un PSA superiore a 2 ng/ml per quelli che avevano fatto la radioterapia primaria.

“L'aggiunta di bevacizumab ha determinato un miglioramento statisticamente significativo della RFS e un miglioramento della RFS a 1 anno rispetto alla sola ADT” scrivono gli autori.

Infatti, rispetto ai pazienti trattati con la sola ADT, quelli trattati con la combinazione di ADT più bevacizumab hanno ottenuto un miglioramento di 3,1 mesi della RFS, che è risultata di 13,3 mesi contro 10,2 (hazard ratio, HR, 0,47; P =  0,002).

L’ADT rappresenta attualmente il caposaldo della terapia per gli uomini con un cancro alla prostata non metastatico o con metastasi di piccolo volume.

L'evento avverso più comune nel braccio trattato con la combinazione di ADT più bevacizumab è stato l’ipertensione, manifestatasi nel 36% dei pazienti. Il 69% dei pazienti di questo gruppo ha manifestato un evento avverso di grado 2 o superiore e circa il 20% eventi avversi di grado 3.

Tra gli altri eventi avversi ci sono stati dolore muscolo-scheletrico, infezioni e mal di testa. Inoltre, tra i pazienti trattati con ADT più bevacizumab, si è osservato un aumento significativo rispetto ai livelli iniziali sia dopo 3 mesi sia alla fine del trattamento del colesterolo totale, dei trigliceridi, delle lipoproteine ad alta densità e delle lipoproteine a bassa densità.

Serve ora un follow-up ulteriore dei pazienti per capire se le risposte biochimiche di alcuni pazienti durano nel tempo, senza dover fare ulteriori terapie, scrivono gli autori nella discussione.

Inoltre, aggiungono la Taplin e i colleghi, i risultati suggeriscono che si dovrebbero fare ulteriori studi su farmaci anti-VEGF combinati con l’ADT per favorire una risposta a lungo termine alla ADT.

R.R. McKay, et al. A Randomized Phase II Trial of Short-Course Androgen Deprivation Therapy With or Without Bevacizumab for Patients With Recurrent Prostate Cancer After Definitive Local Therapy. J Clin Oncol. 2016; doi: 10.1200/JCO.2015.65.3154.
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