Gli uomini con un carcinoma prostatico localizzato sottoposti a una terapia di deprivazione androgenica (ADT) primaria non hanno dimostrato un beneficio di sopravvivenza a lungo termine o di sopravvivenza legata specificamente alla malattia rispetto a quelli che non sono stati sottoposti ad alcun trattamento in uno studio retrospettivo di coorte americano, appena pubblicato online su JAMA Internal Medicine.

Sebbene in studi precedenti l’ADT primaria non abbia migliorato la sopravvivenza negli uomini con un carcinoma della prostata localizzato moderatamente differenziato, si è osservata una possibile associazione con un vantaggio di sopravvivenza borderline per i pazienti con tumore scarsamente differenziato durante un periodo di 10 anni dopo la diagnosi.

"Anche se non ci sono dati a supporto dell'uso dell’ADT nel cancro alla prostata in fase iniziale, questa terapia è stata ampiamente utilizzata come terapia primaria per il carcinoma prostatico localizzato, soprattutto tra i pazienti più anziani" scrivono gli autori, guidati da Grace Lu-Yao, del Rutgers Cancer Institute del New Jersey

"Dato che i tumori della maggior parte dei pazienti sottoposti all’ADT diventeranno refrattari alla terapia nel giro di pochi anni e l’ADT è gravata da molti effetti collaterali, la tempistica di inizio del trattamento è cruciale" aggiungono i ricercatori.

Per chiarire se l’ADT primaria fornisca un vantaggio di sopravvivenza a lungo termine negli uomini anziani con un tumore prostatico localizzato, i ricercatori hanno valutato i dati di 66.717 pazienti coperti dall’assicurazione Medicare di almeno 66 anni ai quali era stato diagnosticato un cancro alla prostata in stadio clinico T1-T2 tra il 1992 e il 2009.

Le analisi hanno mostrato che quando l’ADT è stata somministrata come trattamento primario del carcinoma prostatico localizzato nei primi 6 mesi dopo la diagnosi, non si è trovata alcuna associazione con un miglioramento della sopravvivenza globale (OS) a 15 anni o della sopravvivenza legata specificamente al cancro alla prostata, soprattutto tra i pazienti più anziani.

Tra i pazienti con tumori moderatamente differenziati, l’OS a 15 anni è stata risultata del 20% nelle aree in cui l’ADT primaria era ampiamente in uso contro il 20,8% in quelle aree in cui era invece ampiamente utilizzata (IC al 95% da -2,2% a 0,4%), mentre la sopravvivenza a 15 anni legata specificamente al cancro alla prostata è risultata del 90,6% in entrambe le aree (IC al 95% da -1,1% a 1,2%).

Tra i pazienti che avevano tumori scarsamente differenziati, l’OS a 15 anni è stata rispettivamente dell’8,6% contro 9,2% (differenza 95% IC al 95% da -1,5% a 0,4%), mentre quella a 15 anni legata specificamente al cancro alla prostata rispettivamente del 78,6% contro 78,5% (IC al 95% da -1,8% a 2,4%).

"Questi risultati, il fatto che l’ADT primaria non ritarda il ricorso alle terapie di seconda linea e il fatto che studi clinici randomizzati non mostrano alcun beneficio di sopravvivenza dimostrano che l’ADT ha un ruolo limitato come terapia primaria per gli uomini con un carcinoma prostatico localizzato" scrivono i ricercatori.

"Gli operatori sanitari e i loro pazienti più anziani dovrebbero soppesare attentamente i nostri risultati contro i notevoli effetti negativi ei costi associati all’ADT primaria prima di iniziare questa terapia in presenza di un carcinoma prostatico clinicamente localizzato" concludono, aggiungendo che l’ADT primaria dovrebbe essere impiegata solo per una palliazione dei sintomi della malattia o per prevenire la comparsa imminente di sintomi legati alla progressione della malattia.

G.L. Lu-Yao, et al. JAMA Intern Med. 2014; doi:10.1001/jamainternmed.2014.3028
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