La bicalutamide può migliorare in modo significativo la sopravvivenza globale (OS) negli uomini con un cancro alla prostata localmente avanzato, non metastatico, ma non offre vantaggi aggiuntivi agli uomini con malattia localizzata. Lo dimostrano i risultati del follow-up a lungo termine dello studio Scandinavian Prostate Cancer Group 6, presentati di recente al Genitourinary Cencer Symposium, a Orlando.

Il momento ottimale di somministrazione della terapia endocrina per il tumore alla prostata non metastatico non è ancora stato stabilito con certezza e c’è bisogno di ulteriori dati forniti da studi randomizzati, spiegano gli autori, coordinati da Frederic Birkabaek Thomsen dell'Università di Copenhagen.

Per questo, Birkabaek Thomsen e i colleghi hanno eseguito uno studio randomizzato, controllato e in doppio cieco in cui hanno confrontato bicalutamide 150 mg once daily con un placebo, in aggiunta alla terapia standard, in 1218 pazienti affetti da un tumore alla prostata non metastatico e naïve alla terapia ormonale.

Complessivamente, 607 pazienti sono stati assegnati a bicalutamide e 611 al placebo. I due gruppi erano ben bilanciati per età media (70 anni in ciascun gruppo), livello mediano dell’antigene prostatico specifico (PSA, 13,8 e 12,6 ng/ml, rispettivamente), grado del tumore e stadio della malattia.

In ciascun braccio di trattamento, almeno il 89% dei pazienti era stato gestito con un’attesa vigile, circa il 12% era stato sottoposto alla prostatectomia radicale e il 4-6% aveva fatto la radioterapia a fasci esterni o la brachiterapia.

Dopo un follow-up mediano di 14,6 anni, 866 pazienti (il 71,1%) erano deceduti, di cui 428 (il 70,5%) nel braccio bicalutamide e 438 (il 71,7%) nel braccio placebo (P = 0,87).

il gruppo con malattia localmente avanzata (cT3-4, qualsiasi N o qualsiasi cTcT, N+) trattato con bicalutamide in aggiunta alla terapia standard ha mostrato una sopravvivenza globale (OS) significativamente superiore rispetto al gruppo di controllo, con una riduzione del rischio relativo del 23% (hazard ratio. HR, 0,77; P = 0,01) e una differenza di sopravvivenza di 1,8 anni.

Al contrario, negli uomini con malattia localizzata (cT1-2, N0/Nx) bicalutamide non ha mostrato di offrire alcun beneficio (HR 1,19, P = 0,056).

"Si è trovata una ripartizione equa della mortalità dovuta specificamente al tumore alla prostata nei pazienti con malattia localizzata e in quelli con malattia localmente avanzata. Tuttavia, nei pazienti con malattia localizzata si è osservato un aumento della mortalità dovuta ad altre cause nel gruppo trattato con bicalutamide. Al contrario, nei pazienti con malattia localmente avanzata si è osservato un leggero aumento della mortalità dovuta ad altre cause nel gruppo placebo” ha spiegato Thomsen.

L'analisi presentata ora al congresso poggia sui precedenti risultati dello studio. Nel 2006, i ricercatori avevano riferito che, dopo un follow-up mediano di 7,1 anni, nei pazienti con malattia localmente avanzata bicalutamide aveva migliorato significativamente sia la sopravvivenza libera da progressione (HR 0,47; P < 0,001) sia la sopravvivenza globale (HR 0,65, P = 0,001).

“Nella coorte nel suo insieme non si è trovata alcuna differenza tra i gruppi di trattamento in termini di sopravvivenza globale dopo 14,6 anni di follow-up. Ma quando i risultati sono stati stratificati in funzione dello stadio tumorale clinico, si è osservato un vantaggio significativo di sopravvivenza offerto da bicalutamide nei pazienti con malattia localmente avanzata.

Un'analisi in cui si è stratificata la sopravvivenza in base allo stadio del tumore e al livello basale del PSA ha suggerito che bicalutamide è risultata più efficace negli uomini con un tumore localmente avanzato e una malattia più estesa al basale, con un HR non significativo pari a 0,87 per i pazienti con un PSA basale di circa 10 ng/ml contro un HR pari a 0,76 (P = 0,015) per quelli con un PSA basale intorno a 30 ng/ml.

Thomsen ha osservato che, sebbene altri studi eseguiti negli Stati Uniti e in Europa non siano riusciti a dimostrare un beneficio di bicalutamide nei pazienti con un carcinoma prostatico localmente avanzato, i pazienti di altri studi erano stati trattati con bicalutamide come adiuvante alla prostatectomia radicale o alla radioterapia, mentre la maggior parte dei pazienti nello studio scandinavo erano stati gestiti con la sola osservazione. I partecipanti di quest’ultimo studio erano anche più giovani e tendevano ad avere una malattia più avanzata rispetto a quelli di altri trial, il che, ha aggiunto l’autore, potrebbe spiegare il beneficio osservato con bicalutamide

F.B. Thomsen, et al. Long-term survival update of the Scandinavian Prostate Cancer Group 6 study: Bicalutamide 150 mg daily versus placebo in hormone-naïve, non-metastatic prostate cancer. J Clin Oncol 33, 2015 (suppl 7; abstr 2).
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