Il beneficio offerto da abiraterone acetato in termini di sopravvivenza globale (OS) agli uomini con un carcinoma prostatico resistente alla castrazione, metastatico e progressivo, dimostrato nello studio COU-AA-302, è risultato ancora più marcato dopo l’aggiustamento dei dati per tener conto dei pazienti che durante il trial sono passati dal placebo al trattamento attivo. Lo ha spiegato Charles J. Ryan, il primo firmatario del lavoro, in occasione del Genitourinary Cancers Symposium 2015, tenutosi a Orlando.

"In effetti, ora come ora, abiraterone è uno degli standard, se non lo standard di cura, negli uomini con un cancro alla prostata naïve alla chemioterapia e resistente alla castrazione in diversi paesi del mondo," ha dichiarato Ryan, professore associato di medicina e di urologia, presso l’Università della California di San Francisco. "Questi ultimi risultati aumentano la nostra fiducia nei dati precedenti e suggeriscono che il crossover ha avuto un impatto positivo sulla sopravvivenza”.

COU-AA-302 è uno studio multicentrico internazionale di fase III, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, pubblicato originariamente sul New England Journal of Medicine. Il trial ha coinvolto 1088 uomini con un carcinoma prostatico resistente metastatico alla castrazione, asintomatici o lievemente sintomatici, non sottoposti in precedenza alla chemioterapia. I pazienti sono stati trattati in rapporto 1: 1 con abiraterone acetato 1000 mg/die o placebo, in entrambi i casi in aggiunta a prednisone.

Al momento della seconda analisi ad interim dei dati, pianificata quando si era verificato il 43% dei decessi previsti, il comitato di monitoraggio dei dati e della sicurezza ha raccomandato di togliere il cieco e a quel punto i pazienti del gruppo placebo sono stati autorizzati a passare al trattamento con abiraterone acetato, un inibitore selettivo del citocromo CYP17, che blocca la sintesi degli androgeni. Già a quel punto, il trattamento con abiraterone aveva dimostrato di aumentare l’OS e di ritardare il momento del ricorso agli oppiacei.

Ryan ha spiegato che il protocollo prevedeva un’analisi di sensibilità con un metodo statistico ad hoc, “che tiene conto dell'effetto del crossover e sostanzialmente lo elimina".

Dopo un follow-up mediano di 49,2 mesi, ha riferito l’autore, sono stati registrati 741 decessi (il 96% di quelli attesi) e il 92% dei pazienti nel braccio trattato con abiraterone acetato e il 100% di quello trattato con placebo risultava aver interrotto la terapia. La ragione responsabile della sospensione è stata la progressione della malattia nel 68% dei pazienti del braccio abiraterone acetato e nel 69% di quelli del braccio placebo.

Nel braccio trattato con abiraterone acetato, il 30% dei pazienti ha sospeso il trattamento a causa di una progressione solo radiografica. “Ciò mi ha un po’ sorpreso” ha commentato Oliver A. Sartor, del Tulane Cancer Center di New Orleans, non coinvolto nello studio. “La percentuale è inferiore a quella che mi aspettavo. D'altra parte, la progressione clinica, da soloa o in combinazione con la progressione radiografica, è stata del 39%, una percentuale clinicamente significativa" ha aggiunto l’oncologo.

La progressione solo clinica (definita come la presenza di un dolore tale da richiedere la somministrazione di oppioidi, la necessità di una chemioterapia o una radioterapia palliativa, una riduzione dell’ECOG performance status o la necessità di un intervento chirurgico) è stata riscontrata nel 26% dei pazienti. "Indice del fatto che molti vanno incontro a un deterioramento clinico senza mostrare una progressione radiografica" ha osservato Sartor.

Dopo il protocollo, la percentuale di uomini che sono stati sottoposti a una terapia successiva con cabazitaxel, docetaxel ed enzalutamide è risultata simile nei gruppi. Il 44% circa dei pazienti del gruppo placebo è passato al trattamento con abiraterone acetato, mentre il 13% di quelli trattati da subito con l’inibitore è stato ritrattato col farmaco.

Al momento dell’analisi finale, gli autori hanno calcolato una riduzione del rischio di decesso pari al 19% nel braccio trattato con abiraterone acetato, e un prolungamento dell’OS mediana, passata dai 30,3 mesi del braccio placebo ai 34,7 mesi del braccio abiraterone acetato (P = 0,0033).

Dopo aver aggiustato i dati in modo da tenere conto del crossover, la riduzione del rischio di decesso associata al trattamento con abiraterone acetato è risultata del 26% (P < 0,0001). Dopo aver ulteriormente aggiustato i dati in funzione dei fattori prognostici di base, abiraterone acetato è risultato associato a una riduzione del 21% del rischio di decesso (P = 0,0013).

"Questi dati evidenziano che il trattamento con abiraterone nella fase pre-docetaxel può prolungare la sopravvivenza dei pazienti" ha osservato Sartor.

Fattori prognostici significativi ai fini dell’OS sono risultati i livelli basali di PSA (P < 0,0001), della lattato deidrogenasi (P < 0,0001), dell’emoglobina (P < 0,0001) e della fosfatasi alcalina (P < 0,0001), nonché la presenza di metastasi ossee (P = 0,001) e l'età ( P = 0,0069).

C.J. Ryan, et al. Impact of crossover and baseline prognostic factors on overall survival (OS) with abiraterone acetate (AA) in the COU-AA-302 final analysis. Genitourinary Cancers Symposium 2015; abstract 142.
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