Ca alla prostata metastatico, si vive un anno in pił con docetaxel aggiunto alla terapia ormonale

Oncologia-Ematologia
L’aggiunta di docetaxel alla terapia di deprivazione androgenica (ADT) ha migliorato di più di un anno la sopravvivenza globale (OS) in pazienti con un carcinoma della prostata metastatico nello studio CHAARTED, un trial randomizzato e controllato presentato nella sessione dedicata ai late breaking abstracts al congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), in corso a Chicago. Il risultato è stato definito dagli oncologi presenti "senza precedenti".

In questo studio di fase III, opera dell’Eastern Cooperative Oncology Group, i pazienti trattati con la combinazione di chemioterapia più terapia ormonale hanno mostrato un’OS mediana di 57,6 mesi contro 44 mesi nei pazienti sottoposti alla sola ADT.

Il beneficio sembrava essere dipeso soprattutto dall'attività della combinazione nei pazienti con un elevato volume di malattia, in cui si è vista una riduzione del 40% del rischio.

"È uno dei maggiori miglioramenti nella sopravvivenza mai ottenuto in uno studio su pazienti adulti con un tumore solido metastatico" ha affermato il primo autore dello studio, Christopher Sweeney, del Dana-Farber Cancer Institute di Boston.

Inoltre, ha spiegato l’oncologo, la combinazione di chemio più ADT si è rivelata significativamente superiore alla sola terapia ormonale anche su altri endpoint chiave tra cui la risposta biochimica, il momento di comparsa della resistenza alla castrazione chimica e il momento di comparsa della progressione.

L'esito di questo studio potrebbe cambiare le regole del gioco” e “non c’è bisogno di un esperto di statistica intelligente per identificare le differenze quando si è di fronte a una differenza di un anno dell’OS mediana” ha commentato Derek Raghavan, del Carolinas Healthcare System's Levine Cancer Center di Charlotte (nel North Carolina).

Nicholas Vogelzang, del Comprehensive Cancer Center of Nevada di Las Vegas, ha aggiunto che i risultati potrebbero rappresentare il più grosso sviluppo nella gestione del carcinoma della prostata avanzato dall’introduzione dell’orchiectomia chirurgica.

Si sa che docetaxel aumenta l’OS nei pazienti con un cancro alla prostata metastatico in progressione dopo la terapia ormonale. Sweemey e gli altri autori hanno voluto verificare se somministrare prima il chemioterapico – assieme all’ADT anziché dopo – avrebbe potuto migliorare la sopravvivenza di questi pazienti rispetto alla sola ADT.

La castrazione chimica con farmaci che sopprimono la produzione di testosterone è diventata un caposaldo della terapia per il cancro alla prostata metastatico. Tuttavia, col tempo il tumore diventa resistente e la pratica clinica standard attuale prevede di iniziare la chemioterapia nei momento in cui il paziente appare in progressione e si sviluppa resistenza.

Per chiarire se la somministrazione della chemio in concomitanza con l’ADT possa migliorare la sopravvivenza, gli autori dello studio hanno arruolato 790 pazienti con un carcinoma prostatico metastatico di nuova diagnosi ormono-sensibile e li hanno trattati in parti uguali con l’ADT standard o l’ADT più docetaxel.

Lo studio è stato interrotto in anticipo dopo che un’analisi ad interim ha mostrato una differenza statisticamente significativa di OS tra i due gruppi di trattamento. Dopo un follow-up mediano di 29 mesi, c’erano stati 136 decessi nel braccio trattato con la sola ADT contro 101 nel gruppo trattato con la combinazione di ADT e chemioterapia .

La differenza di 13 mesi di OS mediana tra i due gruppi  corrisponde a un hazard ratio pari a 0,39 (IC al 95% 0,47-0,80; P = 0,0003). Una differenza di sopravvivenza ancora più marcata  si è vista nel sottogruppo di pazienti che un burden elevato della malattia al momento dell'arruolamento; in tale sottogruppo l’OS mediana è risultata di 49,2 mesi nel gruppo trattato con la combinazione contro 32,2 mesi in quello trattato con la sola ADT (HR 0,60; IC al 95% 0,45-0,81; P = 0,0004).

Inoltre, i pazienti che dopo 6 mesi avevano un PSA < 0,2 ng/dl sono risultati il 27,5% nel gruppo trattato con docetaxel più ADT contro 14% (P < 0,0001) in quello trattato con la sola ADT, mentre dopo 12 mesi le rispettive percentuali sono risultate del 22,7% contro 11,7% (P < 0,0001).

La resistenza alla castrazione chimica si è manifestata rispettivamente dopo 20,7 mesi contro 14,7 (P < 0,0001), mentre la progressione clinica rispettivamente dopo 32,7 mesi contro 19,8 (P <0,0001).

"Nel tumore alla prostata, non sono a conoscenza di nessuno studio storico che abbia mai mostrato un miglioramento di tale entità della sopravvivenza" ha detto Clifford Hudis, del Memorial Sloan- Kettering Cancer Center di New York e presidente dell’ASCO, durante la conferenza stampa in cui è stato presentato lo studio. "Francamente, in tutti i tumori solidi, si tratta quasi di un miglioramento senza precedenti".

I risultati dello studio CHAARTED potrebbero essere solo i primi di una serie di traguardi nel carcinoma della prostata, visto il gran numero di nuovi farmaci per il trattamento della malattia, ciascuno dei quali potrebbe essere valutato in varie combinazioni o sequenze con l’ADT. "Avremo più frecce al nostro arco e docetaxel è solo la prima della serie" ha concluso Sweeney

C. Sweeney, et al. Impact on overall survival with chemohormonal therapy versus hormonal therapy for home-sensitivity newly metastatic prostate cancer: An ECOG-led phase III randomized trial" ASCO 2014; abstract LBA2.
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Alessandra Terzaghi