Il trattamento con enzalutamide in monoterapia negli uomini con un tumore della prostata di gravità variabile e naive alla terapia ormonale ha mostrato un certo grado di soppressione della malattia ed è risultato generalmente ben tollerato in uno studio multicentrico di fase II, appena pubblicato su The Lancet Oncology.

“Questi risultati forniscono un razionale per valutare ulteriormente la risposta clinica e gli outcome ottenibili con enzalutamide negli uomini con un cancro alla prostata non ancora sottoposti alla castrazione chimica” concludono gli autori, guidati da Bertrand Tombal, delle Cliniques Universitaires Saint-Luc di Bruxelles (Belgio).

Enzalutamide è un inibitore del recettore degli androgeni approvato in Europa. Usa e Canada per il trattamento di uomini adulti con carcinoma della prostata metastatico resistente alla castrazione chimica, la cui malattia sia progredita durante o dopo il trattamento con docetaxel.

Poco più di un mese fa, alla luce dei risultati positivi dello studio di fase III PREVAIL, Astellas (produttore del farmaco) ha depositato all’Ema la domanda di registrazione per l’impiego di enzalutamide prima della chemioterapia in pazienti con tumore alla prostata asintomatici o paucisintomatici, in cui la terapia di ormonale aveva fallito.

Nello studio appena uscito, l’obiettivo dei ricercatori era valutare l'attività e la sicurezza di enzalutamide in monoterapia in un setting diverso: uomini con un tumore alla prostata non ancora sottoposti alla terapia ormonale, che è attualmente il trattamento di prima linea del carcinoma prostatico avanzato.

Lo studio è un trial in aperto e a braccio singolo, ancora in corso, al quale hanno preso parte 12 siti europei. I partecipanti erano uomini al di sopra dei 18 anni con un carcinoma prostatico naive alla terapia ormonale e nei quali tale terapia era indicata, con livelli di testosterone superiori a quelli post-castrazione (230 ng/dl), livelli di PSA pari almeno a 2 ng/ml, un punteggio dell’Eastern Cooperative Oncology Group pari a 0 e un’aspettativa di vita di almeno 12 mesi.

I partecipanti sono stati trattati con enzalutamide orale 160 mg una volta al giorno per 24 settimane, ma potevano continuare il trattamento col farmaco anche oltre le 25 settimane a discrezione dello sperimentatore fino alla progressione della malattia o alla comparsa di una tossicità non tollerabile.

L'outcome primario era la percentuale di pazienti con una diminuzione almeno dell'80% del PSA alla settimana 25. In tutte le analisi sono stati inclusi tutti i pazienti che avevano ricevuto almeno una dose del farmaco.

Al momento dell’entrata nello studio, due quinti dei pazienti avevano metastasi, circa un terzo era stato sottoposto in precedenza alla prostatectomia radicale e circa un quarto aveva fatto la radioterapia.

Su 67 uomini arruolati, 62, cioè il 92,5% (IC al 95% 86,2 -98,8) hanno mostrato un calo di PSA come minimo dell’80% alla settimana 25.

Il PSA ha iniziato a calare dopo la prima settimana di trattamento e ha proseguito la sua discesa fino alla quinta, per poi rimanere stabile fino alla settimana 25.

Dopo 25 settimane l’antigene prostatico è risultato non rilevabile (≤ 0,1 ng/ml) in 30 pazienti (il 45%) e i risultati in termini di PSA sono risultati indipendenti dalla presenza di metastasi oppure no.

“I cali del PSA ottenuti con enzalutamide in monoterapia nel nostro studio sono risultati simili a quelli riportati per la terapia ormonale con gli analoghi dell’LHRH” osservano Tombal e i suoi colleghi nella discussione.

Inoltre, sottolineano i ricercatori, “la risposta biochimica e la durata di tale risposta sono state simili nei pazienti con metastasi e in quelli non metastatici”.

Dei 26 uomini con metastasi fin dall’inizio dello studio, 16 (il 62%) avevano una malattia misurabile. Di questi, tre (il 19%) hanno mostrato una risposta completa, cinque (il 31%) una risposta parziale e tre (il 19%) una stabilizzazione della malattia.

Il protocollo non prevedeva la valutazione della risposta nei pazienti che non avevano evidenze di malattia metastatica.

Due pazienti (il 13%) hanno avuto una risposta non completa e i restanti tre (il 19%) hanno mostrato segni di progressione.

Gli eventi avversi più comuni manifestatisi durante il trattamento sono stati ginecomastia (in 24 pazienti), affaticamento (in 23), dolore ai capezzoli (in 13) e vampate di calore (in 12), tutti di entità da lieve a moderata.

Eventi avversi di grado 3 o superiore si sono manifestati in 9 pazienti, la maggior parte dei quali sono stati riportati da un paziente ciascuno, ad eccezione della polmonite (di grado 3, in due pazienti ) e dell’ipertensione (di grado 3, in quattro pazienti). Cinque pazienti hanno riportato eventi avversi gravi, nessuno dei quali, tuttavia, è stato stati ritenuto dagli sperimentatori correlato al trattamento.

B. Tombal, et al. Enzalutamide monotherapy in hormone-naive prostate cancer: primary analysis of an open-label, single-arm, phase 2 study. The Lancet Oncology 2014;15(6):592 – 600; doi:10.1016/S1470-2045(14)70129-9.
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Alessandra Terzaghi