Ca alla prostata ormonosensibile, terapia androgenica bipolare possibile nuova opzione

Deprivare il cancro alla prostata ormonosensibile del testosterone e poi colpirlo con una dose soprafisiologica sembra essere una strategia efficace per tenere la malattia sotto controllo e garantire una buona qualità di buona qualità di vita. A suggerirlo sono i risultati di uno studio di fase II presentato al recente Genitourinary Cancers Symposium, a San Francisco.

Deprivare il cancro alla prostata ormonosensibile del testosterone e poi colpirlo con una dose soprafisiologica sembra essere una strategia efficace per tenere la malattia sotto controllo e garantire una buona qualità di buona qualità di vita. A suggerirlo sono i risultati di uno studio di fase II presentato al recente Genitourinary Cancers Symposium, a San Francisco.

Con questa strategia alternata, nota anche come terapia androgenica bipolare, quasi il 60% dei partecipanti al trial ha raggiunto un livello di antigene prostatico specifico (PSA) inferiore a 4 ng/ml dopo due cicli di terapia, ha spiegato il primo autore del lavoro, Michael T. Schweizer, della University of Washington e del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle. Inoltre, dopo il trattamento con testosterone i pazienti hanno mostrato un miglioramento della qualità della vita.

Secondo molti esperti, ha spiegato Schweizer in un'intervista, la terapia di deprivazione androgenica (ADT) rappresenta lo standard di cura per la malattia metastatica o con recidiva biochimica. "In un certo senso, questa strategia è una specie di analogo della terapia di deprivazione androgenica intermittente forzata nella quale, invece di permettere ai livelli di testosterone di recuperare lentamente, come avviene nella pratica clinica, somministriamo alte dosi di testosterone" ha detto il ricercatore.

I risultati raggiunti in termini di PSA "sono relativamente comparabili a quelli ottenuti negli studi precedenti sulla terapia di deprivazione androgenica intermittente. Quindi, sembra che questa nuova strategia potrebbe essere altrettanto valida quanto la terapia intermittente con, però, il vantaggio di una migliore qualità della vita " ha detto Schweizer.

L’autore ha osservato che i dati sono preliminari e secondo lui non dovrebbero essere utilizzati per scegliere il trattamento. Tuttavia, ha aggiunto, “pensiamo che siano abbastanza promettenti da giustificare un futuro studio prospettico, idealmente uno studio randomizzato. I prossimi studi dovrebbero includere ulteriori valutazioni sui biomarcatori per cercare di identificare fattori predittivi di risposta a questo tipo di terapia".

In uno studio precedente, Schweizer e i suoi colleghi avevano testato la terapia androgenica bipolare nei pazienti con malattia resistente alla castrazione, trovando un effetto antitumorale paradosso, con un alto tasso di risposta e alcuni pazienti rimasti in terapia per più di un anno.

"Sulla base di questi risultati incoraggianti, abbiamo deciso di fare questo studio monocentrico di fase II per valutare un regime di terapia androgenica bipolare progettato specificamente per gli uomini con un cancro alla prostata ormonosensibile" ha proseguito l’autore.

Dal momento che alla base di quest’effetto paradosso potrebbe esserci un aumento adattativo dell'espressione del recettore degli androgeni in seguito alla terapia di deprivazione androgenica, i ricercatori hanno cercato di capire se anche gli se gli uomini con un cancro alla prostata ormonosensibile fossero in grado di rispondere a una terapia androgenica bipolare somministrata a seguito di un lead-in con una terapia di deprivazione androgenica di 6 mesi.

Il lavoro presentato ora a San Francisco ha coinvolto 33 uomini che avevano solo una recidiva biochimica oppure una malattia metastatica, con un basso carico tumorale e non avevano fatto una terapia per la malattia avanzata con un agente ormonale di seconda linea o l’ADT. La maggior parte dei partecipanti era stata sottoposta in precedenza alla prostatectomia radicale, alla radioterapia o a entrambi i trattamenti.

I pazienti sono stati sottoposti per 6 mesi all’ADT. Nel complesso, 29 di essi hanno raggiunto livelli di PSA inferiori a 4 ng/ml o una riduzione di almeno il 50% dell’antigene rispetto ai valori basali e questi soggetti sono stati sottoposti a due cicli di terapia androgenica bipolare: iniezioni mensili di testosterone cipionato o di testosterone enantato 400 mg per 3 mesi, seguiti dall’ADT per 3 mesi.

Dopo due cicli di terapia androgenica bipolare, il 59% dei pazienti (17 su 29) aveva un livello di PSA inferiore a 4 ng/ml, percentuale che supera il valore pre-specificato nello studio per decretarne il successo, che era fissato nel 40% in base agli studi precedenti.

"Sembra che con questa terapia si raggiungano rapidamente risultati analoghi a quelli che ci si aspetterebbe in pazienti con una recidiva biochimica sottoposti a terapia di deprivazione androgenica intermittente" ha detto Schweizer.

Tra i 10 uomini che hanno avevano una malattia valutabile secondo i criteri RECIST, otto hanno avuto una risposta alla terapia, in quattro casi completa e negli altri quattro parziale.

Dalla fine del lead-in con l’ADT alla fine del primo ciclo di terapia androgenica bipolare con testosterone i partecipanti hanno mostrato anche un miglioramento della qualità della vita. In particolare, il miglioramento mediano dei punteggi dell’SF-36, del FACT-P e dell’IIEF è stato pari rispettivamente a 3,2 (range: da -20 a 48; P = 0,21), 3,5 (range: da -30 a 50; P = 0,04) e 10 (range: da -4 a 59; P < 0,001) punti. Invece, non si sono registrate variazioni del punteggio dell’IPSS.

Tra tutti i 29 uomini trattati con almeno una dose di testosterone, il 79% ha manifestato un evento avverso ritenuto almeno potenzialmente correlato all’ormone, più comunemente vampate di calore (52%), edema (38%) e aumento di peso (14% ). Tuttavia, gli eventi avversi sono stati tutti di grado lieve (1 o 2).

"Sulla base dei risultati di questo studio, la terapia androgenica bipolare sembra fornire un'efficacia simile a quella della terapia di deprivazione androgenica intermittente” ha concluso Schweitzer, sottolineando anche l’importanza del miglioramento della qualità della vita offerto dalla terapia androgenica bipolare.

Tuttavia, ha rimarcato nuovamente, i risultati del suo gruppo devono essere confermati e sono necessari studi randomizzati prima che la terapia androgenica bipolare possa essere considerata un’opzione terapeutica standard.

Alessandra Terzaghi