L’assunzione di aspirina e/o altri FANS potrebbe ridurre il rischio di cancro alla prostata aggressivo negli uomini che hanno un rialzo del PSA, ma una biopsia prostatica negativa. A suggerire quest’associazione è uno studio della Duke University presentato di recente a New Orleans, all’International Conference on Frontiers in Cancer Prevention Research dell’American Association for Cancer Research.

Il lavoro ha riguardato 6390 uomini che avevano partecipato allo studio REDUCE, un trial pubblicato sul New England Journal of Medicine nel 2010, in cui si era valutato se dutasteride, farmaco approvato per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna, fosse in grado di ridurre il rischio di cancro alla prostata rispetto al placebo.

Prima di iniziare lo studio, tutti i pazienti avevano un valore di PSA compreso tra 2,5 e 10 ng/ml e una biopsia prostatica negativa. La metà non aveva mai preso aspirina o FANS, il 21% aveva riferito di aver usato aspirina, il 18% di utilizzare altri FANS e l'11% di assumere sia aspirina e altri FANS.

"Il nostro obiettivo era esaminare gli effetti dell’uso di farmaci antinfiammatori sulla diagnosi di cancro alla prostata in uno studio in cui le biopsie erano state eseguite in gran parte indipendentemente dallo screening del PSA, perché è noto che gli antinfiammatori possono abbassare i livelli di PSA e quindi potrebbero offuscare i reali effetti di questi farmaci sul cancro alla prostata" afferma Adriana Vidal, della divisione di urologia della Duke University, in un comunicato stampa.

"Dato che l'aspirina inibisce gli enzimi coinvolti nel pathway dell’infiammazione, qualsiasi riduzione dell’infiltrazione infiammatoria nell'epitelio prostatico potrebbe essere sufficiente per abbassare i livelli di PSA. Pertanto, è fondamentale notare che quasi tutti gli uomini nel nostro studio avevano fatto una biopsia prostatica a prescindere dai valori di PSA" ribadisce l’autrice.

L'analisi multivariata ha mostrato un’associazione tra uso della sola aspirina e riduzione del rischio di cancro alla prostata (OR 0,81; P = 0,015). Né l'uso dei soli FANS né quello dei FANS in combinazione con l’aspirina è risultato associato con il cancro alla prostata, con il cancro alla prostata di basso grado o con il cancro alla prostata di alto grado (tutti P > 0,08).

L'analisi multivariata ha quindi evidenziato un’associazione significativa tra uso di aspirina e/o FANS e una riduzione del 13% del rischio di cancro alla prostata (OR = 0,87; P = 0,03) e, ancor più importante, una riduzione del 17% del rischio di cancro alla prostata di alto grado, cioè aggressivo (OR 0,83; P = 0,04). Nessuna associazione, invece, tra uso di aspirina e/o FANS e cancro alla prostata di basso grado (OR = 0,9; P = 0,15).

Gli autori hanno anche stratificato i risultati per area geografica, trovando un’associazione tra consumo di aspirina e/o altri FANS e riduzione del rischio di cancro alla prostata simile tra i pazienti nordamericani e quelli europei ( P> 0,41). Inoltre, i risultati sono apparsi simili negli uomini del braccio dutasteride e in quelli del braccio placebo.

La spiegazione più probabile di questi risultati risiede nell’effetto di inibizione dell’aspirina e dei FANS sugli enzimi COX1 e COX2. Questi enzimi, infatti, partecipano alla biosintesi delle prostaglandine infiammatorie che possono stimolare la proliferazione cellulare e, in ultima analisi, favorire lo sviluppo del tumore.

Già altri studi, in passato, hanno suggerito un possibile effetto preventivo dell’aspirina nei confronti di altri tipi di tumori. Nel 2010, per esempio, uno studio su Lancet ha dimostrato che prendere 75 mg al giorno di aspirina può ridurre in modo significativo il rischio di cancro al colon.

“L’uso dell’aspirina è piuttosto promettente per la prevenzione del cancro al colon, potrebbe esserlo per quella del cancro al seno +, ma nel caso del cancro alla prostata la riduzione del rischio non è molto alta e bisogna ricordare che l’aspirina e gli altri FANS possono avere effetti collaterali come le emorragie gastrointestinali” avverte l’autrice.

Pertanto, sottolineano la Vidal e colleghi, al momento non è il caso di raccomandare a tutti gli uomini di prendere un’aspirina al giorno per prevenire il cancro alla prostata. Oltretutto, nel lavoro appena presentato non erano disponibili dati sul dosaggio assunto né sulla frequenza della somministrazione.

Nonostante questo limite, afferma Vidal nel comunicato, "i nostri dati rafforzano l'ipotesi che i farmaci antinfiammatori possano avere un ruolo nell’arrestare lo sviluppo del cancro alla prostata, ma tale ipotesi va testata con una sperimentazione formale prospettica in studi randomizzati”.

In attesa di tali studi, il consiglio degli esperti è di parlare con il proprio medico prima di prendere questi farmaci per prevenire il cancro alla prostata, in modo da soppesarne rischi e benefici, e di dare priorità a questa conversazione se si è ad alto rischio di sviluppare questo tumore.

Alessandra Terzaghi