Scoprire un rialzo dei livelli di PSA dopo l’intervento chirurgico o la radioterapia per un tumore alla prostata non è, di per sé, una ragione sufficiente per iniziare subito la terapia di deprivazione androgenica (ADT). A dimostrarlo è uno studio osservazionale di autori americani che sarà presentato al prossimo congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), che si apre a fine maggio a Chicago.

Il lavoro mostra, infatti, che un avvio immediato della terapia ormonale non ha migliorato in modo sostanziale la sopravvivenza a lungo termine tra gli uomini con una recidiva tumorale documentata dal rialzo del PSA (recidiva biochimica).

I risultati suggeriscono, invece, che la decisione di differire l'avvio dell’ADT fino alla progressione clinica o ad almeno 2 anni dopo la recidiva biochimica può essere un approccio sicuro, che potrebbe ridurre notevolmente i costi e gli effetti avversi correlati al trattamento.

"Il ruolo della terapia di deprivazione androgenica nei pazienti asintomatici, in cui il rialzo del PSA è l’unico segno di recidiva, non è chiaro" ha detto il primo autore dello studio Xabier Garcia-Albeniz, della Harvard University di Boston, durante una conferenza stampa.

"Le linee guida del National Comprehensive Cancer Network dicono che c’è un 'dilemma terapeutico’ per quanto riguarda il ruolo dell’ADT in questi pazienti, mentre quelle dell’ASCO affermano che 'la questione cruciale è capire se vi sia un beneficio e quanto sia ampio nell’iniziare l’ADT quando i pazienti sono asintomatici. Nel nostro studio, abbiamo cercato di usare valori di PSA e gli eventi clinici per personalizzare il momento d’inizio della terapia nei pazienti che si presentano solo con una recidiva biochimica".

In questa ricerca, Garcia-Albeniz e  i suoi colleghi hanno utilizzato il registro CaPSURE (Cancer of the Prostate Strategic Urologic Research Endeavor), un registro prospettico nazionale sul cancro alla prostata, per studiare 2012 uomini che avevano avuto solo una recidiva biochimica dopo la prostatectomia radicale o la radioterapia.

L'età media dei pazienti era di 69 anni (range: 63-74) e il 33,8% dei pazienti aveva un punteggio di Gleason superiore a 7. La mediana di rialzo del PSA dopo il primo trattamento era di 27 mesi (range 14-51). I ricercatori hanno quindi analizzato quando è stata avviata l’ADT in tutti i pazienti.

Coloro in cui la terapia è iniziata entro 3 mesi dalla ricaduta sono stati inseriti nel gruppo ‘trattamento immediato’, mentre quelli che l’hanno iniziata almeno 2 anni dopo, così come coloro che l’hanno iniziata dopo aver presentato dei sintomi, metastasi o un breve tempo di raddoppio del PSA, sono stati sono stati inseriti nel gruppo ‘trattamento differito’.

Nel corso di un follow-up mediano di 41 mesi sono stati registrati 176 decessi, 37 dei quali a causa del tumore alla prostata.

I pazienti che hanno iniziato subito l’ADT non hanno mostrato alcun vantaggio significativo né sul fronte della mortalità dovuta a qualsiasi causa (HR 0,94; IC al 95% 0,51-1,73) né su quello della mortalità dovuta specificamente al tumore alla prostata (HR 1,15; IC al 95% 0,33-3,97) rispetto al gruppo sottoposto al trattamento differito.

I tassi stimati di sopravvivenza globale (OS) a 5 anni sono risultati rispettivamente dell’85,1% e 87,2%, mentre quelli di OS a 10 anni del 71,6% in entrambi i bracci.

“La decisione di rinviare l’ADT potrebbe migliorare la qualità di vita dei pazienti evitando o ritardando gli effetti avversi più comuni correlati al trattamento, come l'osteoporosi e il rischio di fratture ossee, le disfunzioni sessuali, le vampate di calore, la diminuzione della acutezza mentale, la stanchezza, la perdita di massa muscolare, l’aumento del colesterolo, l’aumento di peso e la depressione” ha fatto notare Peter Yu, presidente eletto dell’ASCO e direttore della ricerca oncologica presso la Palo Alto Medical Foundation di Mountain View, in California.

"L'aumento dei livelli di PSA scatena parecchia ansia e molti uomini vogliono iniziare il trattamento il più presto possibile" ha detto Garcia- Albeniz in conferenza stampa. "I nostri risultati suggeriscono, invece, che potrebbe non esserci alcun bisogno di affrettarsi a fare l’ADT. Se questi dati saranno confermati in studi randomizzati, i pazienti potranno sentirsi più tranquilli quando il medico proporrà loro di aspettare a fare la terapia ormonale finché non sviluppano sintomi o segni di tumore visibili con la diagnostica per immagini” ha concluso l’oncologo.

X. Garcia-Albeniz, et al. Immediate versus deferred initiation of androgen deprivation therapy in prostate cancer patients with PSA-only relapse. J Clin Oncol. 2014;(suppl; abstr 5003).
leggi

Alessandra Terzaghi