Gli uomini con un cancro alla prostata che hanno fumato negli ultimi 10 anni hanno un rischio doppio di recidiva entro 28 mesi dalla prostatectomia radicale, rispetto agli uomini che non hanno fumato. È questa la conclusione di un nuovo studio presentato al congresso della European Association of Urology.

"I nostri risultati e le evidenze disponibili su altri tumori suggeriscono che i pazienti affetti da un cancro alla prostata devono essere informati sugli effetti nocivi del fumo sugli esiti successivi alla prostatectomia radicale e sui vantaggi dello smettere di fumare” ha detto Malte Rieken, dell’Ospedale Universitario di Basilea.

Tuttavia, l’autore ha riconosciuto che convincere i pazienti a smettere di fumare potrebbe essere difficile, visto che lo studio suggerisce un effetto positivo solo dopo 10 anni da quando si è detto addio alle sigarette.

"Sono d'accordo sul fatto che smettere di fumare al momento della diagnosi non avrà molto probabilmente un impatto importante, data la storia naturale del cancro alla prostata" ha spiegato l’autore in un’intervista. "Ciononostante, urologi e operatori sanitari dovrebbero svolgere un ruolo più attivo nell'educare i fumatori sui rischi del fumo e sui vantaggi correlati allo smettere di fumare".

Lo studio presentato da Rieken è un’analisi retrospettiva che ha coinvolto 7191 pazienti americani ed europei con un cancro alla prostata sottoposti a prostatectomia radicale tra il 2000 e il 2011, suddivisi equamente tra fumatori, ex fumatori e persone che non avevano mai fumato.

Il rischio di recidiva biochimica a 28 mesi nei fumatori è risultato due volte superiore rispetto a quello calcolato nei non fumatori (hazard ratio, HR, 2,26; P < 0,0001) e due volte più alto in coloro che avevano fumato negli ultimi 10 anni (HR 2,03; P < 0,0001).

Le percentuali di sopravvivenza libera da recidiva a 5 anni sono risultate dell’81% nei fumatori, 83% negli ex fumatori e 91% in coloro che non avevano mai toccato una sigaretta, mentre quelle di sopravvivenza libera da recidiva a 7 anni sono risultate, rispettivamente, del 72%, 77% e 84%.

Rispetto a coloro che non avevano mai fumato, i ricercatori non hanno trovato alcuna differenza significativa nel rischio di recidiva biochimica tra i fumatori che avevano smesso da 4 anni e quelli che avevano smesso da 5-9 anni (HR 2,19 contro 2,39; P < 0,001). Il rischio è sceso solo dopo che i pazienti avevano smesso di fumare da almeno 10 anni (HR 1,20; P = 0,29).

L'effetto negativo del fumo è stato visto in altri tumori uroteliali, come il cancro della vescica e quello del tratto urinario superiore. Infatti, l'associazione tra tempo trascorso da quando si è smesso di fumare e rischio di recidiva biochimica è stato ben caratterizzato in questi tumori, ha spiegato Rieken.

Tuttavia, l'associazione tra addio alle sigarette e rischio di recidiva non era mai stata indagata prima nel cancro alla prostata.

Questo studio è importante e "ha dato un risultato simile a quello osservato recentemente in un'ampia coorte di pazienti affetti da cancro alla prostata trattati con la radioterapia" ha commentato Michael Zelefsky, del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York.

"Nel nostro studio, su oltre 2300 pazienti sottoposti alla con radioterapia, abbiamo osservato che tra i fumatori c'è stato un aumento significativo delle metastasi a distanza e dei decessi legati al tumore alla prostata" ha detto Zelefsky.

"Nell’insieme, questi dati suggeriscono che il fumo può causare cambiamenti molecolari all'interno dei clonogeni tumorali, che portano allo sviluppo di una malattia con un fenotipo più aggressivo" ha spiegato l’oncologo. "È chiaro che smettere di fumare sarebbe importante per tutti i pazienti che si sottopongono a una terapia locale per il trattamento del tumore alla prostata" ha concluso Zelefsky.