Risultato deludente per lo studio RTOG 0831 sull’utilizzo di tadalafil a scopo preventivo negli uomini sottoposti a radioterapia per curare un cancro alla prostata. In questo trial multicentrico di fase III, appena pubblicato sul Journal of the American Medical Association, il trattamento quotidiano con il farmaco non ha migliorato la funzione erettile rispetto al placebo in questi pazienti.

Gli autori, coordinati da Thomas M. Pisansky, della Mayo Clinic di Rochester, concludono quindi che i risultati non giustificano l'uso profilattico di tadalafil per prevenire la disfunzione erettile negli uomini con un cancro alla prostata che devono fare la radioterapia.

La disfunzione erettile è un effetto avverso frequente della radioterapia praticata per curare il tumore alla prostata. Tadalafil è uno degli inibitori della 5-fosfodiesterasi (5-PDE) utilizzati per trattare questo disturbo dopo le terapie per il cancro alla prostata, ma il suo ruolo come agente preventivo finora non era chiaro e lo studio uscito ora su Jama è il primo ad averlo valutato.

Il trial, randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo, ha coinvolto 242 pazienti con funzione erettile piena e in procinto di fare la radioterapia per un cancro alla prostata, arruolati tra il novembre 2009 e il febbraio 2012 in 76 centri di Stati Uniti e Canada.

I partecipanti, la cui età media era di 63 anni, sono stati trattati in rapporto 1:1 con placebo o tadalafil 5 mg/die per 24 settimane a partire dal momento in cui hanno iniziato a fare la radioterapia (nel 63% dei casi a fasci esterni e nel 37% brachiterapia).

L’outcome primario era la presenza di una funzione erettile spontanea in assenza di terapia farmacologica da 28 a 30 settimane dopo l’inizio della radioterapia.

Gli autori non hanno trovato alcuna differenza significativa nella funzione erettile tra il gruppo trattato con tadalafil e quello di controllo. Tra i 221 pazienti valutabili nello studio, quelli che hanno conservato la funzione erettile dopo 28-30 settimane dall’inizio della terapia radiante sono stati il 79% (80 pazienti ) nel gruppo in trattamento attivo e il 74% (61 pazienti ) nel gruppo placebo (P = 0,49).

Inoltre, non si è osservata alcuna differenza significativa tra i due gruppi nella percentuale di pazienti con erezione spontanea un anno dopo la fine della terapia (72% contro 71%; P = 0,93) e il trattamento quotidiano con tadalafil non è risultato associato a un miglioramento della funzione o della soddisfazione sessuale rispetto al placebo.

Studi controllati con placebo precedenti con gli inibitori della 5-PDE sildenafil e vardenafil nei pazienti sottoposti a radioterapia o all’intervento chirurgico hanno dato risultati non coerenti, mostrando a volte effetti benefici e altre nessun beneficio, ricordano gli autori nella discussione.

Tuttavia, fanno notare Pisansky e i suoi colleghi, questi agenti funzionano a intermittenza, contrariamente a tadalafil , che agisce in modo continuo. Inoltre, gli studi su sildenafil e vardenafil avevano coinvolto numeri più piccoli.

Sulla base dei risultati dello studio RTOG 0831 e degli e studi precedenti con altri inibitori della PDE-5, concludono I ricercatori, non c'è alcuna giustificazione nell’impiego di questi farmaci per la prevenzione della disfunzione erettile dopo la radioterapia.

In questo contesto, aggiungono, appaiono invece giustificate strategie alternative per prevenire quest’effetto avverso, magari facendo attenzione a un dosaggio alternativo, studiando interventi neuroprotettivi perfezionando ulteriormente le modalità di somministrazione della radioterapia.

T.M. Pisansky, et al. Tadalafil for Prevention of Erectile Dysfunction After Radiotherapy for Prostate CancerThe Radiation Therapy Oncology Group [0831] Randomized Clinical Trial. JAMA 2014; 311(13):1300-1307. doi:10.1001/jama.2014.2626.
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Alessandra Terzaghi