I pazienti colpiti da un cancro alla vescica ottengono un prolungamento della sopravvivenza se sottoposti alla chemioterapia adiuvante. Lo evidenziano i risultati di uno studio retrospettivo di popolazione presentato di recente a Orlando, in occasione del Genitourinary Cancers Symposium.

"In quest’ampia analisi, la chemioterapia adiuvante è risultata associata a un miglioramento della sopravvivenza globale" ha detto il primo firmatario del lavoro,  Matt D. Galsky, del Tisch Cancer Institute del Mount Sinai Hospital di New York. "È importante sottolineare che si tratta di dati provenienti da una popolazione di pazienti che si incontrano nella pratica clinica quotidiana e che potrebbero fornire alcune indicazioni sull'efficacia di questo approccio".

Galsky e i colleghi spiegano nell’introduzione che ci sono evidenze di livello 1 a supporto dell’impiego della chemioterapia neoadiuvante per il trattamento del cancro della vescica. Invece, gli studi in cui si è valutata la chemioterapia adiuvante hanno dato risultati misti e in alcuni casi erano gravati da difetti metodologici o avevano utilizzato regimi chemioterapici non ottimali. Inoltre, tre studi progettati per confrontare l'osservazione con la chemioterapia adiuvante in questa popolazione di pazienti sono stati interrotti in anticipo perché non si riusciva ad arruolare un numero sufficiente di pazienti

“L’esperienza suggerisce che è improbabile riuscire a completare un trial di potenza adeguata per stabilire in modo definitivo il ruolo della chemioterapia adiuvante”, per cui “sono necessari approcci alternativi per ottenere evidenze” scrivono Galsky e i colleghi nell’introduzione.

Nel loro studio, i ricercatori hanno confrontato l'efficacia della chemioterapia adiuvante con quella della sola osservazione dopo la cistectomia radicale in un gruppo di pazienti con un carcinoma della vescica localmente avanzato, identificati nel National Cancer Database Participant User File. Nel database hanno identificato 1293 pazienti sottoposti alla chemioterapia adiuvante e 4360 sottoposti alla sola osservazione.

Tutti i pazienti avevano un tumore in stadio patologico T3 e/o con linfonodi positivi, senza metastasi. Inoltre, tutti i pazienti del gruppo sottoposto alla sola osservazione dovevano sopravvivere almeno 30 giorni dopo la cistectomia, mentre quelli che avevano già fatto la chemioterapia neoadiuvante o nei quali il tumore era stato diagnosticato prima del 2006 sono stati esclusi. Invece, i pazienti sottoposti alla chemioterapia adiuvante potevano essere stati trattati con una chemioterapia combinata entro 90 giorni dalla cistectomia.

I ricercatori hanno calcolato mediante la regressione logistica la probabilità dei pazienti di essere assegnati alla chemioterapia adiuvante rispetto alla sola osservazione sulla base di una serie di variabili, tra cui l’età, le caratteristiche demografiche, l’anno della diagnosi, lo stadio pT, lo stato dei margini, la distanza dall’ospedale, la densità dei linfonodi, il numero di interventi di cistectomia praticati dall’ospedale e il tipo e la sede dell’ospedale.

Dalle analisi è emerso che i pazienti sottoposti alla chemioterapia adiuvante avevano più probabilità di essere più giovani, di avere un coinvolgimento linfonodale, di avere un tumore in uno stadio pT più alto, di avere un'assicurazione privata, di vivere in zone con un reddito medio superiore e di avere margini chirurgici positivi, e meno probabilità di avere più comorbidità.

Il follow-up mediano è stato di circa 6 anni.

L’impiego della chemioterapia adiuvante è risultato associato a un miglioramento della sopravvivenza globale. La sopravvivenza globale a 5 anni è risultata del 36% tra i pazienti sottoposti alla chemioterapia contro 26% nei pazienti sottoposti alla sola osservazione. Gli hazard ratio (HR) di sopravvivenza hanno mostrato un vantaggio consistente per la chemioterapia adiuvante rispetto alla osservazione, con HR pari a 0,78 (IC al 95% 0,71-0,86), 0,79 (IC al 95% 0,75-0,83) e 0,69 (IC al 95% 060-0,78), a seconda del metodo statistico utilizzato.

L'uso della chemioterapia adiuvante si è dimostrato vantaggioso in tutti i sottogruppi analizzati, compresi quelli al di sopra o al di sotto dei 70 anni, quelli con linfonodi negativi o positivi e quelli con più o meno di 15 linfonodi asportati.

Tra i limiti dello studio, Galsky ha citato la natura retrospettiva dei dati e il fatto che il NCDB manca di informazioni sui dettagli della chemioterapia, sulle recidive e sulla sopravvivenza legata specificamente al tumore.

M.D. Galsky, et al. Comparative effectiveness of adjuvant chemotherapy (AC) versus observation in patients with ≥ pT3 and/or pN+ bladder cancer (BCa). J Clin Oncol 33, 2015 (suppl 7; abstr 292)
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