La combinazione dell’anti-EGFR cetuximab con brivanib alaninato peggiora la qualità della vita e non migliora la sopravvivenza globale (OS) rispetto al solo cetuximab nei pazienti con un cancro del colon-retto metastatico con gene KRAS wild-type, stando ai risultati di una sottoanalisi dello studio di fase III CO.20.

"Questo studio mette in discussione il paradigma secondo cui ‘more is more’. Può essere che quando si hanno di fronte pazienti che non possono essere guariti, nei quali il mantenimento della qualità della vita è centrale, l'approccio migliore possa essere quello di utilizzare la terapia meno tossica ancora in grado di bloccare o frenare la progressione del tumore” ha affermato una delle firmatarie dello studio, Jolie Ringash, del Princess Margaret Cancer Centre dell’Università di Toronto.

Lo studio CO.20, opera di due gruppi cooperativi (l’NCIC Clinical Trials Group e l’AGITG), è un trial randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo che ha coinvolto 750 pazienti affetti da un cancro del colon-retto metastatico con KRAS wild-type, refrattario alla chemio, trattati con cetuximab più brivanib o cetuximab più placebo.

Lo studio originario, il cui endpoint prjmario era l’OS, è stato pubblicato lo scorso luglio sul Journal of Clinical Oncology e ha dimostrato che l’aggiunta di brivanib (un inibitore tirosin chinasico del recettore del fattore di crescita endoteliale vascolare e del recettore del fattore di crescita dei fibroblasti) non prolunga l’OS e aumenta la tossicità, nonostante abbia effetti positivi sulla sopravvivenza libera da progressione (PFS) e sulle percentuali di risposta obiettiva.

Per l'analisi appena pubblicata, relativa all’effetto della combinazione qualità della vita, sono stati valutati 721 pazienti al basale e dopo 2, 4, 6, 8, 12, 16 e 24 settimane, fino alla progressione della malattia.

L’OS mediana nella popolazione intent-to-treat non ha mostrato alcuna differenza significativa tra i due gruppi di trattamento. Nel gruppo trattato con la combinazione dei due farmaci, infatti, è stata pari a 8,8 mesi contro 8,1 mesi nel gruppo di controllo, trattato con il solo cetuximab più un placebo (hazard ratio, HR 0,88; IC al 95% 0,74-1,03; P = 0,12).

"L’uso dei due farmaci in contemporanea per combattere il tumore non si è rivelato migliore della chemioterapia" ha detto la Ringash. "In effetti, i pazienti trattati con la combinazione hanno mostrato un peggioramento più rapido della qualità della vita, non sono vissuti più a lungo e hanno trascorso gran parte dei loro giorni rimasti con una scarsa qualità di vita".

Infatti, nei pazienti assegnati a cetuximab/brivanib il tempo mediano di peggioramento definitivo del punteggio della scala relativa alla funzionalità fisica è stato significativamente più breve rispetto ai pazienti trattati con il solo anti-EGFR (1,7 mesi contro 5,6; P < 0,0001) così come quello del peggioramento del punteggio della scala relativa alla funzionalità globale (1,6 mesi contro 1,1; P = 0,02).

Per quanto riguarda quest’ultima scala, non si sono evidenziate differenze significative tra i due gruppi sia dopo 6 sia dopo 8 settimane, mentre la combinazione dei due farmaci ha determinato un peggioramento significativamente maggiore sia dopo 6 settimane (31% contro 17%) sia dopo 8 (30% contro 20%).

Infine, l’aggiunta di brivanib a cetuximab si è associata a un’incidenza più elevata di affaticamento, ipertensione, rash , diarrea, dolore addominale, disidratazione e anoressia di grado 3. I ricercatori hanno quindi ipotizzato che il deterioramento più rapido degli outcome relativi alla qualità della vita nei pazienti trattati con la combinazione possa essere spiegato con l'aumento degli eventi avversi e dei sintomi segnalati dai pazienti stessi.