L’inibitore multiarget delle tirosin chinasi regorafenib ha migliorato la sopravvivenza globale (OS) in un ampio gruppo di pazienti asiatici con un carcinoma del colon-retto metastatico refrattario al trattamento rispetto al placebo, nello studio di fase III CONCUR, pubblicato di recente su The Lancet Oncology.

CONCUR è il secondo studio di fase III a dimostrare che l’inibitore migliora la sopravvivenza globale in questa popolazione di pazienti, “rafforzando il ruolo di regorafenib come importante opzione di trattamento per i pazienti la cui malattia è progredita dopo trattamenti standard" scrivono i ricercatori, guidati da Jin Li, dello Shanghai Cancer Center, presso la Fudan University in Cina.

Nello studio CORRECT, un trial internazionale randomizzato di fase III, regorafenib ha mostrato di migliorare l’OS rispetto al placebo nei pazienti con malattia metastatica refrattaria al trattamento (hazard ratio, HR 0,77; IC al 95% 0,64-0,94). Dei 760 partecipanti a questo studio, 111 erano asiatici (per lo più giapponesi).

Nello studio di fase III CONCUR, un trial randomizzato, controllato e in doppio cieco, Li e i colleghi hanno voluto valutare regorafenib in un gruppo più ampio di pazienti asiatici. I ricercatori hanno quindi arruolato 204 pazienti in 25 ospedali di Cina, Hong Kong, Corea del Sud, Taiwan e Vietnam e ne hanno assegnati 136 al trattamento con regorafenib e 68 al trattamento con un placebo. I partecipanti avevano già fatto almeno due linee di terapia contenente una fluoropirimidina più oxaliplatino o irinotecan non tolleravano i trattamenti standard. Inoltre, un potevano aver già fatto un trattamento con bevacizumab, cetuximab o panitumumab, permesso, ma non obbligatorio.

Dopo un follow-up mediano di 7,4 mesi, l’OS mediana nel gruppo regorafenib è stata di 8,8 mesi (IC al 95% 7,3-9,8) nel gruppo regorafenib contro 6,3 mesi (IC al 95% 4,8-7,6) nel gruppo di controllo (HR 0,55; IC al 95% 0,40-0,77; P = 0,00016). Inoltre, nel gruppo in trattamento attivo si è osservato anche un miglioramento significativo rispetto al placebo della sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana (HR 0,31; IC al 95% 0,22-0,44; P < 0,0001) che è stata, rispettivamente, di 3,2 mesi contro 1,7.

In un'analisi esplorativa sugli effetti di un trattamento precedenti con farmaci biologici, inoltre, l’HR di sopravvivenza è risultato pari 0,31 (IC al 95% 0,19-0,53) a favore di regorafenib negli 82 pazienti non trattati in precedenza con farmaci biologici e 0,78 (IC al 95% 0,51-1,19 ) nei 122 trattati con almeno un farmaco biologico mirato. Tuttavia, segnalano i ricercatori, i risultati in alcuni dei sottogruppi trattati in precedenza con farmaci mirati potrebbero essere distorti a causa del basso numero di pazienti (<45) e da squilibri nella quota di pazienti che hanno ricevuto trattamenti post-studio.

Sul fronte della sicurezza, l’incidenza complessiva degli eventi avversi è stata del 97% nel gruppo trattato con regorafenib contro 46% nel gruppo di controllo. Eventi avversi gravi legati al farmaco si sono verificati nel 9% dei pazienti assegnati al trattamento con il farmaco attivo e nel 4% di quelli assegnati al placebo. Gli eventi avversi correlati al farmaco di grado 3 o superiore più comuni sono stati la sindrome mano-piede (16%), l'ipertensione (11%), l’iperbilirubinemia (7%), l’ipofosfatemia (7%), aumenti della concentrazione dell’alanina aminotransferasi (7%), aumenti della concentrazione dell’aspartato aminotransferasi (6%), aumento della concentrazione delle lipasi (4%) e rash maculopapulare (4%).

Nella discussione, i ricercatori sottolineano che il beneficio di sopravvivenza osservato nello studio CONCUR è risultato superiore a quello osservato nello studio CORRECT e ipotizzano che il motivo più probabile di questa differenza sia una precedente esposizione a trattamenti mirati.

J. Lin, et al. Regorafenib plus best supportive care versus placebo plus best supportive care in Asian patients with previously treated metastatic colorectal cancer (CONCUR): a randomised, double-blind, placebo-controlled, phase 3 trial. J Clin Oncol. 2015; 16(6):619–29; doi: http://dx.doi.org/10.1016/S1470-2045(15)70156-7.
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