Ca del distretto testa-collo avanzato, buona prova di durvalumab, da solo o in combinazione, in fase II

L'inibitore del checkpoint immunitario PD-L1 durvalumab ha mostrato di possedere una promettente attivitą clinica e di essere ben tollerato sia in monoterapia sia in combinazione con tremelimumab in pazienti con un tumore del distretto testa-collo recidivante o metastatico pesantemente pretrattati, e con livelli di PD-L1 bassi o nulli. Il dato proviene dallo studio CONDOR, un trial randomizzato di fase II appena presentato al Multidisciplinary Head and Neck Cancers Symposium, a Scottsdale, in Arizona.

L'inibitore del checkpoint immunitario PD-L1 durvalumab ha mostrato di possedere una promettente attività clinica e di essere ben tollerato sia in monoterapia sia in combinazione con tremelimumab in pazienti con un tumore del distretto testa-collo recidivante o metastatico pesantemente pretrattati, e con livelli di PD-L1 bassi o nulli. Il dato proviene dallo studio CONDOR, un trial randomizzato di fase II appena presentato al Multidisciplinary Head and Neck Cancers Symposium, a Scottsdale, in Arizona.

" Sono già state approvate due immunoterapie per i pazienti con carcinoma della testa e del collo refrattario al platino o metastatico, ma non tutti rispondono a queste terapie" ha affermato la prima firmataria del lavoro, Lillian Siu, del Princess Margaret Cancer Center di Toronto, in un comunicato stampa. "Affinché l'immunoterapia aumenti la sua utilità clinica, è importante poter identificare meglio i soggetti che molto probabilmente risponderanno al trattamento" ha aggiunto l’autrice.

Nello studio CONDOR, la Siu e i colleghi hanno arruolato 267 pazienti, di cui 129 assegnati al trattamento con la combinazione di durvalumab più tremelimumab, 65 al trattamento con il solo durvalumab e 63 al trattamento con il solo tremelimumab, per un massimo di 12 mesi. Tutti i partecipanti presentavano un carcinoma a cellule squamose della cavità orale, dell'orofaringe, dell'ipofaringe o della laringe ricorrente o metastatico e avevano un’espressione bassa o nulla di PD-L1.

L’endpoint primario era rappresentato dalla percentuale di risposta complessiva (ORR), mentre rientravano fra gli endpoint secondari la durata della risposta, la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e la sopravvivenza globale (OS).

La maggior parte dei pazienti, il 64%, aveva una malattia metastatica e il 28,1% era HPV-positivo. Inoltre, la maggior parte era stata trattata in precedenza con cetuximab e sottoposta in precedenza alla radioterapia.

Nel gruppo trattato con la combinazione, l’ORR è risultata del 7,8%, con 10 risposte parziali e nessuna risposta completa; altri sette pazienti (il 5,4%) hanno mostrato una stabilizzazione della malattia e il tasso di controllo della malattia a 6 mesi è risultato del 13,2%.

Nel gruppo trattato con durvalumab in monoterapia, l'ORR è risultata del 9,2%, con sei risposte parziali; altri quattro pazienti (6,2%) hanno mostrato una stabilizzazione della malattia e il tasso di controllo della malattia a 6 mesi è risultato del 21,5%. Rispetto al gruppo trattato con la combinazione, l’odds ratio di risposta non è risultato significativamente diverso (OR 0,83; IC al 95% 0,29-2,53; P = 0,728).

L'ORR nel gruppo trattato con il solo tremelimumab è risultata del dell'1,6%, con una sola risposta parziale. Nessun paziente ha ottenuto una stabilizzazione della malattia e il tasso di controllo della malattia a 6 mesi è risultato quindi pari all'1,6%.

La PFS mediana è risultata di 2 mesi nel gruppo trattato con la combinazione contro 1,9 mesi in entrambi i gruppi trattati con la monoterapia, mentre l’OS mediana è risultata di 7,6 mesi con la terapia combinata, 6 mesi con durvalumab e 5,5 mesi con tremelimumab.

Il 59% dei pazienti dell’intero campione ha sviluppato eventi avversi correlati al trattamento, i più comuni dei quali sono stati la diarrea (13,7%), l’astenia (8,4%) e l’ipotiroidismo (7,2%). Durante il trattamento si sono verificati eventi avversi di grado 3/4 nel 15% dei pazienti dell’intera coorte, nel 16% di quelli trattati con la combinazione, nel 12% di quelli del gruppo trattato con durvalumab e nel 17% di quelli del gruppo trattato con tremelimumab.

Sette pazienti nel gruppo trattato con i due farmaci in combinazione hanno interrotto la terapia contro nessun paziente nel gruppo trattato con durvalumab e cinque nel gruppo trattato con tremelimumab.

Un paziente nel gruppo trattato con la combinazione è deceduto dopo un’insufficienza respiratoria acuta di grado 3 correlata al trattamento.
"I nostri risultati vanno ad aggiungersi all’insieme di prove secondo le quali questo inibitore del checkpoint immunitario PD-L1 è tollerabile e ha dimostrato un’incoraggiante attività clinica in una vasta gamma di tumori, compreso il carcinoma della testa e del collo recidivante o metastatico, pesantemente pretrattato" ha affermato la Siu.

Il dato è senz’altro da approfondire, tant’è che sono già in corso studi di fase III in cui si stanno valutando la combinazione di durvalumab e tremelimumab e il solo durvalumab in prima e seconda linea in pazienti con un carcinoma a cellule squamose della testa e del collo, valutando come endpoint l’OS.

Inoltre, Danielle Margalit, del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, ha osservato in conferenza stampa che lo studio CONDOR è uno dei pochi trial in cui si è consentita una selezione dei pazienti sulla base di biomarker patologici. "Questi risultati potrebbero consentire ai medici in futuro di adattare i trattamenti immunitari sulla base di marker immuni trovati per una data patologia" ha detto l’esperta.

L. Siu, et al. A Randomized, Open-Label, Multicenter, Global Phase 2 Study of Durvalumab (D), Tremelimumab (T), or D Plus T, in Patients With PD-L1 Low/Negative Recurrent or Metastatic Head and Neck Squamous Cell Carcinoma: CONDOR. Multidisciplinary Head and Neck Cancers Symposium 2018; abstract 1.