Il completamento di sei cicli di chemioterapia adiuvante, rispetto al periodo di inizio trattamento, è un fattore prognostico indipendente dopo la resezione dell’adenocarcinoma pancreatico, secondo uno studio di fase III pubblicato sul Journal of Clinical Oncology.

Il trial (European Study Group for Pancreatic Cancer–3 (versione 2), ha arruolato 985 pazienti con adenocarcinoma pancreatico sottoposti a chirurgia di resezione. Dei partecipanti, il 49% è stato trattato con gemcitabina e il 51% con fluorouracile. Il 68% dei pazienti arruolati ha completato sei cicli di chemioterapia e il 30% ha completato da 1 a 5 cicli.

La sopravvivenza generale era superiore nel gruppo che aveva completato sei cicli di chemioterapia, rispetto a chi aveva ricevuto il trattamento per un periodo di tempo inferiore (28 mesi vs 14,6 mesi, hazard ratio [HR], 0,516; 95% CI, 0,443 – 0,601; P < 0,001).
Il tempo di inizio del trattamento, al contrario, non influiva sulla sopravvivenza generale dell’intera popolazione analizzata (HR, 0,985; 95% CI, 0,956 – 1,015).
La sopravvivenza media nei pazienti che avevano iniziato la chemioterapia entro 8 settimane dal trattamento chirurgico era di 22,6 mesi, rispetto a 24,2 mesi dei pazienti che avevano iniziato il trattamento da 8 a 12 settimane dalla resezione del tumore. Nei pazienti che non avevano completato i sei cicli di chemioterapia, l’inizio posticipato del trattamento era indice di una maggiore sopravvivenza (P<0,001).

L’adenocarcinoma del pancreas è un tumore aggressivo, che spesso, al momento della diagnosi, è a uno stadio avanzato, tale da non permettere la sua asportazione chirurgica.
Il numero di casi di questo tumore nei Paesi occidentali è in continuo aumento: in Italia più di 10mila persone si ammalano ogni anno di questa malattia.

Questo aumento di frequenza è in relazione a due fattori: la maggiore longevità della popolazione generale, dato che questo tumore colpisce con maggiore frequenza le persone anziane; il miglioramento delle tecniche diagnostiche, che permette di “trovare” un tumore del pancreas con maggiore frequenza rispetto al passato.
Anche quando il tumore viene asportato completamente, purtroppo c’è la possibilità che possa ricomparire a distanza di tempo, perché l’adenocarcinoma del pancreas ha la possibilità di far “scappare” cellule tumorali dalla sede primitiva anche in fasi precoci, anche quando il tumore è di piccole dimensioni. Per questo, il trattamento va completato con una chemioterapia e una radioterapia postoperatoria (adiuvante), da cominciare dopo 1-2 mesi dall’intervento.

Attualmente, il gold standard per il trattamento di questi pazienti è rappresentato dalla gemcitabina, dopo che uno studio uscito nel 1997 ne aveva dimostrato la superiorità rispetto al fluorouracile nel prolungare la sopravvivenza. Recentemente, per il trattamento di prima linea dei pazienti adulti con adenocarcinoma metastatico del pancreas, anche in Europa è stato approvato il nab paclitaxel, versione del noto chemioterapico legata all’albumina e potenziata con le nanotecnologie.

Juan W. Valle et al., Optimal Duration and Timing of Adjuvant Chemotherapy After Definitive Surgery for Ductal Adenocarcinoma of the Pancreas: Ongoing Lessons From the ESPAC-3 Study, JCO doi: 10.1200/JCO.2013.50.7657
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