Una chemioterapia adiuvante per 6 mesi con gemcitabina ha aumentato in modo significativo sia la sopravvivenza globale (OS) sia la sopravvivenza libera da malattia (DFS) in un gruppo di pazienti che avevano subito una resezione completa di un tumore al pancreas con intento curativo. Sono questi i risultati del follow-up prolungato dello studio CONKO-001 (Charité Onkologie 001), pubblicati qualche giorno fa su JAMA.


L’OS è risultata di 22,8 mesi nel gruppo sottoposto alla chemioterapia adiuvante con gemcitabina contro 20,2 mesi in quello sottoposto alla sola osservazione dopo l’intervento (HR 0,76; P = 0,01). Inoltre, si è visto un miglioramento assoluto del 10,3%, statisticamente significativo, dell’OS a 5 anni (20,7% contro 10,4%) e un miglioramento del 4,5% dell’OS a 10 anni (12,2% contro 7,7%) rispetto alla sola osservazione.


Gemcitabina è la chemioterapia standard per il carcinoma pancreatico avanzato ed è diventata il caposaldo della terapia adiuvante anche in assenza di un chiaro consenso sul suo effetto sulla sopravvivenza dopo l'intervento chirurgico. “Il miglioramento significativo dell’OS osservato dopo un follow-up prolungato in questo studio fornisce un ulteriore supporto al suo utilizzo in questo setting", ha commentato Vaibhav Sahai, dell'Università del Michigan di Ann Arbor, non coinvolto nel trial.


Invece, "il ruolo della chemioradioterapia è meno chiaro, soprattutto alla luce dei risultati dello studio LAP 07, presentato all’ultimo congresso dell’ASCO, che ha non mostrato alcun beneficio della chemioradioterapia rispetto alla sola chemioterapia in pazienti con adenocarcinoma pancreatico localmente avanzato”.


Sahai ha spiegato che la chemioterapia adiuvante con gemcitabina per 6 mesi, così come è stata utilizzata nello studio CONKO-001, è lo standard attuale ma si utilizza anche la chemioradioterapia, sia nell’ambito dei trial clinici che al di fuori.


L’aspetto controverso è il ruolo della chemioradioterapia in aggiunta alla chemioterapia adiuvante dopo una resezione R0 o R1 dell’adenocarcinoma del pancreatico e Sahai ha spiegato che è in corso lo studio di fase III RTOG 0848, progettato per valutare l'aggiunta finale di 5 -FU o capecitabina alla radioterapia nel trattamento adiuvante di questo tumore. Tuttavia, l’arruolamento dei pazienti è stato lento e finora è stato selezionato solo un terzo dei partecipanti previsti. Nel frattempo, mentre ancora si attendono i dati forniti da uno studio randomizzato, alcuni oncologi continuano a offrire la chemioradioterapia adiuvante ai loro pazienti.


Sahai ha anche sottolineato che la comunità oncologica attende con impazienza l’avvio dello studio randomizzato che confronterà gemcitabina più nab-paclitaxel con la sola gemcitabina come trattamento adiuvante dell’adenocarcinoma pancreatico.


Lo studio CONKO-001 (i cui primi risultati sono stati pubblicati su JAMA nel 2007 e poi presentati in occasione del congresso dell’American Society of Clinical Oncology nel 2008) era stato, invece, progettato per confrontare gemcitabina con la sola osservazione nel trattamento adiuvante nei pazienti sottoposti a resezione completa con intento curativo.


I 354 pazienti idonei all’analisi intention-to-treat, arruolati tra il luglio 1998 e il dicembre 2004, sono stati sottoposti alla chemioterapia adiuvante con gemcitabina (1 g/m2 nei giorni 1, 8 e 15, ogni 4 settimane per 6 mesi ) o alla sola osservazione e il follow-up si è concluso nel settembre 2012. La durata mediana del follow-up è stata di 136 mesi.


Dei 308 pazienti (l’87%) che sono ricaduti, 145 facevano parte del gruppo gemcitabina e 163 del gruppo sottoposto alla sola osservazione.


Analogamente all’OS, anche la DFS mediana è stata superiore nel gruppo trattato con gemcitabina rispetto a quello sottoposto alla sola l'osservazione (13,4 mesi contro 6,7; HR 0,55; P < 0,001) così come la DFS a 5 anni, che è stata rispettivamente del 16,6 % contro 7,0%, e la DFS a 10 anni, che è stata del 14,3% contro 5,8%. I risultati sono stati coerenti in tutti i sottogruppi.


Alla fine del follow-up, 316 dei 354 pazienti (l’89,3%) erano deceduti e dei 38 pazienti ancora in vita, 23 erano del gruppo gemcitabina e 15 del gruppo sottoposto alla sola osservazione.


Infine, riferiscono gli autori, l'analisi multivariata ha mostrato che gli stadi T ed N  restano i fattori prognostici più importanti per la sopravvivenza, al di là del trattamento con gemcitabina.


H. Oettle, et al. Adjuvant Chemotherapy With Gemcitabine and Long-term Outcomes Among Patients With Resected Pancreatic CancerThe CONKO-001 Randomized Trial. JAMA. 2013;310(14):1473-1481. doi:10.1001/jama.2013.279201
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