Nei pazienti con un tumore al retto in stadio 2 e 3 sottoposti a chemioradioterapia preoperatoria e poi operati, la chemioterapia postoperatoria non migliora gli outcome, stando ai risultati dello studio PROCTOR/SCRIPT, uno dei trial appena presentati al congresso della European Society for Radiotherapy and Oncology (ESTRO), a Vienna.

Lo studio, multicentrico, randomizzato e controllato, opera di un gruppo olandese, non ha evidenziato differenze significative tra il gruppo trattato con la chemioterapia adiuvante e quello sottoposto alla sola osservazione nella sopravvivenza globale (OS), nella sopravvivenza libera da malattia (DFS) e nelle recidive dopo un follow-up di 5 anni.

“Nei Paesi Bassi abbiamo appena riscritto le linee guida e riteniamo ci siano ancora ben poche evidenze a favore dell’aggiunta della chemioterapia adiuvante per il trattamento dei pazienti affetti da carcinoma del retto, se essi sono stati trattati in modo appropriato nel preoperatorio" ha detto Corrie Marijnen, dell’Università di Leiden, in Olanda, presentando i dati.

Anche se lo studio ha avuto problemi di reclutamento ed era quindi sottodimensionato, la coordinatrice, Anne Breugom ha detto in un’intervista che ce ne sono altri tre con risultati analoghi: l’EORTC 22921 (pubblicato nel febbraio scorso su The Lancet Oncology), uno studio italiano (di Cionini e collaboratori) e lo studio CHRONICLE (uscito lo scorso anno su Annals of Oncology).

"Stiamo pensando di fare una metanalisi con questi altri tre studi per cercare di individuare eventuali sottogruppi che potrebbero ottenere un beneficio dalla chemioterapia adiuvante, e risolvere così definitivamente il dibattito sul ruolo di questo trattamento" ha riferito la Breugom.

Per lo studio PROCTOR/SCRIPT, gli autori olandesi hanno arruolato pazienti affetti da un cancro al retto in stadio 2/3 nell’arco di 13 anni, tra il 2000 e il 2013. In totale sono stati ammessi 440 pazienti, tutti sottoposti all’escissione mesorettale totale (TME) dopo la radioterapia o la chemioradioterapia preoperatoria.

I partecipanti sono stati poi assegnati in rapporto 1:1 alla sola osservazione o alla chemioterapia adiuvante, costituita da 5-FU più leucovorina oppure otto cicli di capecitabina orale 1250 mg/m2 due volte al giorno, nei giorni 1-14, ogni 21 giorni.

L'endpoint primario era l’OS, mentre gli endpoint secondari erano la DFS e il controllo locale e a distanza del tumore.

Dopo un follow-up di 5 anni, i risultati sono stati "piuttosto deludenti", ha detto la Marijnen. Infatti, non è emersa alcuna differenza nella percentuale di recidiva a distanza, che è stata di circa il 35% in entrambi i bracci (hazard ratio, HR, 0,9; P = 0,52). Anche la percentuale di recidiva loco-regionale è stata analoga nei due gruppi ed è risultata accettabile, intorno al 7% (HR 1,19; P = 0,66), mentre la percentuale di recidiva complessiva è risultata compresa tra il 36 e il 38% (HR 0,91; P = 0,56 ).

Sul fronte della DFS a 5 anni, le analisi hanno evidenziato una leggera differenza in favore del braccio sottoposto alla chemioterapia adiuvante, ma non statisticamente significativa (62,3% contro 57,1%; HR 0,8; P = 0,15) e percentuali di OS a 5 anni non significativamente diverse nei due gruppi, ma "molto buone", ha detto la Marijnen, e intorno all’80% in entrambi i bracci (HR 0,9; P = 0,62).

"Nei pazienti in stadio 2 e 3 affetti da un tumore al retto, trattati con una radioterapia o una chemioradioterapia neoadiuvante appropriate e poi operati, abbiamo osservato un buon tasso di sopravvivenza globale a 5 anni, introno all’80%, ma non abbiamo visto alcun effetto della chemioterapia adiuvante" ha concluso l’autrice.

"Cercheremo ora di identificare nelle biopsie dei pazienti inclusi nello studio biomarcatori molecolari che potrebbero offrire informazioni prognostiche o predittive utili per i medici" ha aggiunto la Breugom.

Nonostante la crescente evidenza della mancanza di beneficio della chemioterapia adiuvante in questo setting, sia il National Comprehensive Cancer Network (NCCN) statunitense sia la European Society for Medical Oncology (ESMO) continuano a raccomandare la chemioterapia postoperatoria dopo la chemioradioterapia preoperatoria nei pazienti affetti da un tumore al retto.

Eppure, lo studio EORTC 22921 pubblicato di recente non giustifica l'attuale prassi, che prevede l’uso della chemioterapia adiuvante dopo la radioterapia preoperatoria con o senza chemioterapia.

Commentando i risultati dello studio PROCTOR/SCRIPT, l'autore principale dello studio EORTC 22921, Jean -François Bosset, della clinica universitaria di Besançon, in Francia, ha detto che al momento non si sa come mai la chemioterapia adiuvante non funziona in questo setting, ma c’è il sospetto che l’aderenza moderata alla chemio dopo l'intervento sia un parametro importante. Fermo restando che potrebbero essercene altri.

L’oncologo ha poi auspicato che la metanalisi promessa dal gruppo olandese possa mettere la parola fine alla questione e, in ultima analisi, portare a nuove raccomandazioni sia del NCCN sia dell’ESMO.

Karyn Goodman, del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, ha detto che la questione rimane ancora aperta. "Le domande sul beneficio oppure no della chemioterapia adiuvante nel cancro al retto è molto importante perché in questi pazienti la si fa di routine, ma basandosi su dati ottenuti nel tumore al colon" ha osservato l’oncologa.

“Lo studio EORTC 22921 ha affrontato la questione e non ha trovato alcun beneficio del 5-FU adiuvante. Purtroppo, lo studio PROCTOR/SCRIPT potrebbe non essere abbastanza ampio per poter identificare un beneficio di sopravvivenza in questa popolazione. Bisognerebbe quindi fare uno studio più grande per identificare quali sottogruppi di pazienti affetti da cancro al retto potrebbero trarre beneficio dalla chemioterapia adiuvante, in modo da evitare di sovratrattare molti casi” ha concluso la Goodman.