Ca delle vie biliari, cambia la pratica clinica: chemio orale adiuvante con capecitabina allunga la vita

Nello studio di fase III BILCAP su pazienti con tumori delle vie biliari, una chemioterapia adiuvante orale con capecitabina ha prolungato la sopravvivenza globale (OS) di una mediana di 15 mesi. I risultati del trial, che secondo gli esperti porteranno a un rapido cambiamento della pratica clinica, sono stati anticipati in conferenza stampa prima dell'apertura dei lavori del meeting annuale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO), a Chicago.

Nello studio di fase III BILCAP su pazienti con tumori delle vie biliari, una chemioterapia adiuvante orale con capecitabina ha prolungato la sopravvivenza globale (OS) di una mediana di 15 mesi. I risultati del trial, che secondo gli esperti porteranno a un rapido cambiamento della pratica clinica, sono stati anticipati in conferenza stampa prima dell’apertura dei lavori del meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), a Chicago.

"Rispetto alla sola sorveglianza, la capecitabina migliora la sopravvivenza globale mediana nei pazienti con cancro del tratto biliare resecato, portandola da 36 a 51 mesi" ha riferito John N. Primrose, professore di chirurgia all'Università di Southampton, nel Regno Unito, presentando lo studio. Inoltre, ha affermato l’autore, "riteniamo che la capecitabina dovrebbe diventare lo standard di cura per i pazienti dopo la resezione curativa del carcinoma delle vie biliari".

L'approccio standard, e l'unico ad oggi curativo per trattare il cancro delle vie biliari è l'intervento chirurgico; tuttavia, al momento della presentazione, solo il 20% dei pazienti è idoneo alla resezione chirurgica.

Quando lo studio BILCAP è iniziato 10 anni fa, lo standard di cura dopo l’intervento era l’osservazione. Il trial era stato progettato proprio per valutare se l'aggiunta di una chemioterapia adiuvante con capecitabina fosse in grado di migliorare i risultati rispetto alla sola osservazione dopo la chirurgia radicale nei pazienti con carcinoma delle vie biliari. I ricercatori scelsero di usare la capecitabina, perché si può somministrare come compressa e anche perché si era dimostrata efficace nel trattamento del tumore al pancreas, una malattia con outcome ugualmente sfavorevoli.

Lo studio ha coinvolto 447 pazienti affetti da colangiocarcinoma o cancro alla cistifellea completamente resecato, arruolati presso 44 centri del Regno Unito. I partecipanti sono stati assegnati in parti uguali al trattamento con capecitabina 1250 mg/m2 nei giorni da 1 a 14 ogni 21 giorni per 8 cicli o alla sola osservazione tra il 2006 e il 2014.
Il follow-up è stato di almeno 36 mesi nella maggior parte dei pazienti sopravvissuti. I partecipanti sono stati seguiti mediante esami clinici regolari, Tac e una serie di test ematici per la ricerca di biomarcatori di progressione.

Nell'analisi intention-to-treat, il trattamento adiuvante con capecitabina si è associato a una riduzione del rischio di decesso del 19% rispetto alla semplice osservazione, non significativa dal punto di vista statistico. L’OS mediana è risultata di 51 mesi nel gruppo trattato col farmaco e 36 mesi in quello sottoposto alla sola osservazione (HR 0,81; IC al 95% 0,63-1,04; P = 0,097). Quando i ricercatori hanno eseguito un'analisi di sensibilità che ha corretto il risultato sulla base di fattori prognostici come lo stato dei linfonodi, il grado della malattia e il sesso, la riduzione del rischio di decesso è diventata del 29% e la differenza è risultata significativa (HR 0,71; IC al 95% 0,55-0,92; P < 0,01).

Inoltre, alcuni dei pazienti del gruppo capecitabina hanno interrotto precocemente il trattamento col farmaco e nell’ampio sottogruppo di 430 pazienti che hanno assunto capecitabina come previsto dal protocollo, la differenza tra i due gruppi è risultata statisticamente significativa: infatti, l’OS mediana è risultata di 53 mesi con il chemioterapico contro 36 mesi nel gruppo sottoposto alla sola osservazione, con una riduzione del rischio del 25% (HR 0,75; IC al 95% 0,58-0,97; P = 0,028).

Riguardo alla mancanza di significatività statistica nella popolazione intent-to-treat, l'autore senior dello studio, John Bridgewater, dello University College London Cancer Institute, ha detto che non è un dato preoccupante. "La dimensione dell’effetto è notevole e non c'è dubbio che questo sia un effetto reale" ha affrmato.

Il tempo mediano di comparsa di una recidiva è risultato di 25 mesi per i pazienti assegnati a capecitabina contro 18 mesi per i pazienti assegnati alla semplice osservazione.
Secondo quanto riferito da Primrose e Bridgewater, la tossicità associata alla chemioterapia è stata “relativamente modesta” e simile a quella osservata in altri studi. La tossicità più comune è stata l'eritema plantare-palmare e non ci sono stati decessi legati alla chemioterapia.

Commentando lo studio, Daniel F. Hayes, presidente dell’ASCO, ha sottolineato che il cancro delle vie biliare è molto più comune in Asia che nel Regno Unito, per cui si dovrà vedere se questi risultati sono estrapolabili alla popolazione asiatica affetta dallo stesso tumore.

In ogni caso, lo studio BILCAP è uno fra i più interessanti che saranno presentati all’ASCO e destinato ad avere implicazioni cliniche immediate. "La capecitabina è un farmaco già disponibile e ampiamente utilizzato, con il quale i medici hanno già dimestichezza, per cui mi aspetto che questi nuovi risultati porteranno a un cambiamento della pratica clinica dall’oggi al domani" ha detto Richard Schilsky, chief medical officer dell’ASCO e in passato direttore della sezione di Oncoematologia dell’Università di Chicago.

Bridgewater ha osservato che, essendo il cancro delle vie biliare un tumore poco comune, il periodo dell’arruolamento per lo studio BILCAP è stato lungo: dal 2006 al 2014. Mentre lo studio era in corso, i risultati di un altro trial condotto nel Regno Unito hanno dimostrato che la combinazione di gemcitabina e cisplatino è vantaggioso per i pazienti con un tumore del tratto biliare in stadio avanzato. In uno studio attualmente in corso si sta studiando questa combinazione nel setting adiuvante, ha spiegato l’autore. In questo trial, la combinazione dei due chemioterapici stava venendo confrontata con l'osservazione, ma il protocollo è stato recentemente modificato in modo da includere anche un nuovo braccio in cui i pazienti sono trattati con la sola capecitabina adiuvante. Tuttavia, ha detto l’oncologo, per avere i dati di questo studio ci vorranno ancora parecchi anni.

Per ora, ha ribadito Bridgewater, la capecitabina adiuvante dovrebbe essere considerata lo standard di cura per i pazienti sottoposti a resezione di un tumore del tratto biliare.

Alessandra Terzaghi
J.N. Primrose, et al. Adjuvant capecitabine for biliary tract cancer: The BILCAP randomized study. J Clin Oncol 35, 2017 (suppl; abstr 4006).
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