Ca delle vie biliari localizzato, delude la terapia adiuvante con gemcitabina e oxaliplatino

Il trattamento adiuvante post-operatorio con gemcitabina e oxaliplatino (GEMOX) si è dimostrato fattibile, ma non è riuscito a migliorare in modo significativo la sopravvivenza libera da recidiva (RFS) rispetto alla semplice sorveglianza in pazienti con un tumore del tratto biliare localizzato nello studio randomizzato di fase III PRODIGE 12-ACCORD 18 (UNICANCER GI). I risultati del trial sono appena stati presentati al Gastrointestinal Cancers Symposium dell'ASCO, a San Francisco.

Il trattamento adiuvante post-operatorio con gemcitabina e oxaliplatino (GEMOX) si è dimostrato fattibile, ma non è riuscito a migliorare in modo significativo la sopravvivenza libera da recidiva (RFS) rispetto alla semplice sorveglianza in pazienti con un tumore del tratto biliare localizzato nello studio randomizzato di fase III PRODIGE 12-ACCORD 18 (UNICANCER GI). I risultati del trial sono appena stati presentati al Gastrointestinal Cancers Symposium dell’ASCO, a San Francisco.

Dopo un follow-up mediano di 44,3 mesi, ha riferito Julien Edeline, dell’Eugene Marquis Comprehensive Cancer Center di Rennes, in Francia, l’RFS mediana è risultata di 30,4 mesi nel gruppo trattato con il regime GEMOX contro 22 mesi in quello sottoposto alla sola osservazione, mentre l’RFS a 4 anni è risultata rispettivamente del 39,3% e 33,2%.

Lo studio ha coinvolto 196 pazienti con colangiocarcinoma intraepatico, perilare o extraepatico localizzato o cancro della colecisti, arruolati fra il luglio 2009 e il febbraio 2014 in 33 centri francesi. I partecipanti avevano un performance status ECOG di 0-2 e un’adeguata funzionalità epatica. Inoltre, ha detto Edeline, i due bracci erano ben bilanciati, anche per quanto riguarda la distribuzione della sede della malattia primaria.

Entro 3 mesi dalla resezione del tumore, i pazienti sono stati assegnati al trattamento con 12 cicli (6 mesi) di gemcitabina 1000 mg/m2 il giorno 1 e oxaliplatino 85 mg/m2 il giorno 2 (GEMOX) oppure alla semplice osservazione. Questo secondo gruppo è stato sottoposto alla valutazione dell’ACE e del CA19.9, e a una Tac ogni 3 mesi per 2 anni, poi ogni 6 mesi per 3 anni.

La percentuale di resezione R0 era dell’86,2% nel braccio sottoposto alla chemioterapia adiuvante e 87,9% in quello sottoposto alla sola sorveglianza, mentre l’invasione dei linfonodi era presente rispettivamente nel 37,2% e 36,4%  dei pazienti.

Oltre che nella RFS, Edeline e i colleghi non hanno trovato alcuna differenza tra i due gruppi nemmeno per il secondo endpoint primario, il punteggio della qualità di vita legata alla salute a 12 e 24 mesi, che è risultato rispettivamente pari a 70,8 contro 83,3 e 75,0 contro 83,3.

Gli eventi avversi di grado più alto sono stati quelli di grado 3, che hanno avuto un’incidenza del 57,5% nel gruppo trattato con GEMOX contro 22,2% nel gruppo sottoposto alla sola osservazione, e di grado 4, la cui incidenza è stata rispettivamente del 17% contro 9,1%. Durante il trattamento c’è stato un decesso in ognuno dei due bracci.

I principali eventi avversi di grado 3 o superiore sono stati la neuropatia periferica, manifestasti rispettivamente nel 50,0% contro 1,1% dei pazienti, e la neutropenia, che ha avuto un’incidenza rispettivamente del 22,3% contro 0%.

Edeline ha ricordato ai presenti che i pazienti sottoposti a un intervento di resezione di un tumore delle vie biliari localizzato hanno un alto rischio di ricaduta e non ci sono attualmente terapie adiuvanti o neoadiuvanti di comprovata efficacia. "Nel setting palliativo, sappiamo che la combinazione di gemcitabina e cisplatino migliora la sopravvivenza globale. GEMOX è considerato un regime attivo sulla base di dati provenienti da studi clinici di fase II. Al momento della progettazione del nostro studio, GEMOX era considerato il trattamento standard di prima linea per il cancro delle vie biliari" ha detto l’autore.

Sulla base di queste premesse, l'obiettivo dell’attuale studio di fase III era valutare se GEMOX potesse aumentare la RFS, pur mantenendo la qualità della vita connessa alla salute, nei pazienti con malattia localizzata.

"Abbiamo dimostrato che la terapia adiuvante con GEMOX è fattibile. Le tossicità sono state quelle previste, il regime si è dimostrato maneggevole e non abbiamo visto effetti negativi sulla qualità della vita. Tuttavia, nello studio PRODIGE 12 il regime GEMOX adiuvante non si è associato a un miglioramento della RFS” ha detto Edeline, specificand che il risultato è rimasto invariato nelle analisi sui sottogruppi, in cui il regime GEMOX non ha mostrato alcun beneficio in termini di RFS in nessuno dei sottogruppi specificati dal protocollo.

"Chiaramente, servono ulteriori studi da parte di gruppi cooperativi internazionali per migliorare gli outcome in questi pazienti", ha concluso l’oncologo.

Alessandra Terzaghi

J. Edeline,et al. Gemox versus surveillance following surgery of localized biliary tract cancer: Results of the PRODIGE 12-ACCORD 18 (UNICANCER GI) phase III trial. J Clin Oncol 35, 2017 (suppl 4S; abstract 225).
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