L'aggiunta dell’anticorpo monoclonale bevacizumab alla chemioterapia postoperatoria e alla radioterapia a intensità modulata (IMRT) nella regione pelvica si è associata ad alte percentuali di sopravvivenza in donne con un carcinoma endometriale ad alto rischio, in uno studio di fase II del Radiation Therapy Oncology Group (NRG Oncology/RTOG 0921). Nel trial, che è stato da poco pubblicato su Cancer, il regime è apparso anche ben tollerato.

"Questo studio prospettico di fase II ha dimostrato che l'uso dell’IMRT pelvica in concomitanza con bevacizumab e cisplatino è fattibile ed è gravato da un basso tasso di tossicità specifiche di bevacizumab" ha detto la prima firmataria dello studio, Akila N. Viswanathan, del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, in un’intervista.

Nell’introduzione del lavoro, la Viswanathan e i colleghi spiegano che, in base ai risultati di studi precedenti, l’anti-VEGF bevacizumab sembra in grado di ridurre ulteriormente il rischio di metastasi a distanza, quando combinato con la radioterapia e la chemioterapia nelle pazienti con un carcinoma endometriale ad alto rischio.

Per valutare la sicurezza di questa combinazione, i ricercatori hanno cercato di valutare il tasso di eventi avversi non ematologici di grado 3 o superiore entro 90 giorni (endpoint primario dello studio) associati alla combinazione di bevacizumabcon cisplatino e l’IMRT pelvica, seguita da un trattamento adiuvante con carboplatino e paclitaxel in pazienti con un carcinoma endometriale ad alto rischio.

Tra gli endpoint secondari figuravano la valutazione degli eventi avversi di grado elevato tardivi (entro un anno dall’inizio del trattamento), tutti gli eventi avversi correlati al trattamento, la sopravvivenza libera da malattia (DFS), la sopravvivenza globale (OS) e il fallimento locale, regionale e a distanza.

Tra il novembre 2009 e il dicembre 2011 i ricercatori hanno arruolato 34 donne che erano state sottoposte a isterectomia e rimozione dei linfonodi e che avevano molteplici fattori ad alto rischio; di queste, 30 sono state sottoposte al trattamento.

Le partecipanti sono state sottoposte all’IMRT pelvica e alla terapia con cisplatino contemporaneamente nei giorni 1 e 29, e in più trattate con bevacizumab 5 mg/kg nei giorni 1, 15 e 29, dopodiché sono state sottoposte a una chemioterapia adiuvante con carboplatino e paclitaxel adiuvante per quattro cicli.

Sette pazienti (il 23,3%; IC al 95% 10,6-36) hanno manifestato tossicità non ematologiche correlate al trattamento di grado 3 o superiore entro 90 giorni dall'inizio del trattamento; altre sei (il 20%) hanno sviluppato tossicità correlate al trattamento di grado elevato successivamente ed entro un anno.

Inoltre, l’IMRT ha provocato pochi effetti collaterali gastrointestinali. La Viswanathan ha spiegato che nello studio randomizzato NRG/RTOG 1203. si sta testando l’ipotesi se l’IMRT sia in grado di ridurre le complicanze gastrointestinali in tutte le pazienti operate con un carcinoma endometriale o cervicale trattate con l’IMRT pelvica rispetto alla radioterapia conformazionale 3-D.

Dopo un follow-up mediano di 25,9 mesi (range 13,6-43,4), quattro pazienti erano decedute, tutte a causa del carcinoma endometriale, e sei avevano sviluppato recidive. L’OS stimata a 2 anni è stata del 96,7% (IC al 95% 78,6-99,5) e la DFS a 2 anni del 79,1% (IC al 95% 59,2-90,1).

L'incidenza cumulativa del fallimento regionale a 2 anni è stata del 7,2% e quella del fallimento a distanza del 17%.

I ricercatori hanno osservato che nessuna paziente ha sviluppato insufficienza pelvica all'interno del campo irradiato e nessuna con una malattia in stadio da I a IIIA secondo la classificazione dell’International Federation of Gynecology and Obstetrics ha sviluppato una recidiva.

"I risultati di questo studio sono unici per quanto riguarda il riscontro che bevacizumab può essere somministrato durante la radioterapia pelvica postoperatoria senza aumentare il tasso di complicanze pelviche" scrivono i ricercatori.

Inoltre, concludono la Viswanathan e i colleghi, "questo regime è fattibile, presenta una bassa incidenza di tossicità specifiche di bevacizumab e si associa a un tasso elevato di sopravvivenza a 2 anni. I prossimi studi randomizzati dovrebbero valutare ulteriormente l'impiego di bevacizumab nelle pazienti con un carcinoma endometriale".

Tuttavia, ha sottolineato Maurie Markman, dei Cancer Treatment Centers of America, “anche se i risultati di sopravvivenza a 2 anni sono incoraggianti, bisogna tenere presente che sono stati ottenuti su una popolazione di pazienti selezionate con cura per il timore di possibili effetti collaterali eccessivi correlati al trattamento e che la dimensione complessiva del campione era modesta”.

Nonostante ciò, ha aggiunto l’oncologo, “questi dati certamente giustificano lo svolgimento di un successivo studio randomizzato di fase III per capire se quest’approccio aggressivo alla gestione della malattia primaria nelle pazienti con carcinoma endometriale ad alto rischio possa migliorare i risultati di sopravvivenza”.

A.N. Viswanathan, et al. NRG Oncology/RTOG 0921: A phase 2 study of postoperative intensity-modulated radiotherapy with concurrent cisplatin and bevacizumab followed by carboplatin and paclitaxel for patients with endometrial cancer. Cancer. 2015; doi:10.1002/cncr.29337.
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