Ca endometriale, dati promettenti con la combinazione everolimus pił letrozolo

La combinazione dell'inibitore di mTOR everolimus con l'inibitore dell'aromatasi letrozolo potrebbe rivelarsi un'opzione di trattamento efficace per le donne con carcinoma endometriale avanzato persistente o recidivante. A suggerirlo sono i risultati dello studio GOG-3007, un trial randomizzato di fase II in aperto, realizzato dal Gynecologic Oncology Group. I dati sono stati appena presentati a New Orleans, al congresso annuale sui tumori femminili della Society of Gynecologic Oncology.

La combinazione dell’inibitore di mTOR everolimus con l’inibitore dell’aromatasi letrozolo potrebbe rivelarsi un'opzione di trattamento efficace per le donne con carcinoma endometriale avanzato persistente o recidivante. A suggerirlo sono i risultati dello studio GOG-3007, un trial randomizzato di fase II in aperto, realizzato dal Gynecologic Oncology Group. I dati sono stati appena presentati a New Orleans, al congresso annuale sui tumori femminili della Society of Gynecologic Oncology.

Le percentuali di risposta sono risultate più alte e la sopravvivenza libera da progressione (PFS) più lunga tra le pazienti non trattate in precedenza con la chemioterapia, ha riferito Brian M. Slomovitz, dello University of Miami Sylvester Comprehensive Cancer Center.

Il carcinoma endometriale ricorrente è una malattia difficile, per la quale ci sono poche opzioni terapeutiche efficaci, ha spiegato l’autore; paclitaxel è risultato associato a una percentuale di risposta del 25% ed è stato riportato che in queste pazienti con l’anti-VEGF bevacizumab si è ottenuta una percentuale di risposta del 14%.

Slomovitz ha spiegato che il pathway della fosfoinositide-3-chinasi (PI3K) è coinvolto nella crescita del tumore e nella proliferazione e sopravvivenza delle cellule tumorali, e che sovraregola in modo indiretto mTOR.

Nello studio GOG-3007, il professore e i colleghi hanno provato a valutare l'efficacia di everolimus in combinazione con letrozolo in un gruppo di 71 donne con carcinoma endometriale avanzato persistente o recidivante non trattate in precedenza o già sottoposte alla chemioterapia.

Le pazienti sono state arruolate tra il febbraio 2015 e l’aprile 2016 e assegnate in modo casuale e in rapporto 1:1 al trattamento con la combinazione everolimus più letrozolo oppure la terapia ormonale con tamoxifene/medrossiprogesterone acetato, un trattamento standard per il carcinoma endometriale ricorrente.

Slomovitz ha avvertito, tuttavia, che lo studio non era disegnato per confrontare direttamente l'efficacia dei due regimi.

A un follow-up mediano di 14 mesi, la sopravvivenza globale (OS) mediana non era ancora stata raggiunta nel gruppo trattato con everolimus più letrozolo ed è risultata di 16,6 mesi nel gruppo trattato con la terapia ormonale.

La PFS mediana è risultata, invece, di 6,3 mesi nel gruppo trattato con la combinazione sperimentale contro 3,8 mesi in quello sottoposto alla terapia ormonale standard.
Nel gruppo trattato con everolimus più letrozolo, le pazienti naïve alla chemioterapia (il 40%) hanno mostrato una PFS mediana di 21,6 mesi, mentre quelle che già avevano fatto la chemio una PFS molto più breve: 3,3 mesi.

Anche nel gruppo trattato con tamoxifene/medrossiprogesterone acetato, la PFS mediana è risultata nettamente superiore nelle donne non sottoposte in precedenza alla chemio, ma la differenza non è risultata così marcata come nel gruppo precedente: 6,6 mesi contro 3,2 mesi.

Complessivamente, l’incidenza degli eventi avversi è risultata simile nei due gruppi. Tuttavia, il 24% delle pazienti nel gruppo trattato con everolimus più letrozolo ha presentato anemia di grado 3 o superiore e il 14% iperglicemia di grado 3 o superiore, mentre nelle pazienti sottoposte alla terapia ormonale l’incidenza di questi due eventi avversi è risultata rispettivamente del 6% e 3%. Invece, gli eventi tromboembolici sono stati più frequenti tra le pazienti sottoposte alla terapia ormonale, ma la differenza osservata (8% nel gruppo assegnato alla terapia ormonale e 0% in quello trattato con everolimus e letrozolo) non ha raggiunto la significatività statistica.

Alla luce di questi risultati, Slomovitz ha auspicato che si facciano ulteriori studi su everolimus e letrozolo nelle pazienti con carcinoma dell'endometrio naïve alla chemioterapia.
Paola Gehrig, della University of North Carolina di Chapel Hill, invitata a discutere lo studio, ha sottolineato come i risultati siano migliori se paragonati con quelli dello studio GOG 209, che ha definito lo standard di risultati ottenibili con la chemioterapia in termini di percentuale di risposta e PFS nel carcinoma endometriale ricorrente.

Nello studio GOG 209, nel sottogruppo delle pazienti naïve alla chemioterapia la combinazione di carboplatino e paclitaxel ha portato a una percentuale di risposta obiettiva del 51% e una PFS mediana di 14 mesi contro rispettivamente 53% e 21,6 mesi nello studio GOG 3007 presentato da Slomovitz al congresso.

"Non possiamo confrontare i risultati dei diversi trial, ma penso che le percentuali di risposta ottenute nello studio GOG 3007 siano piuttosto convincenti" ha affermato l’esperta. "La PFS è davvero impressionante rispetto alla quella della coorte trattata con la chemioterapia tradizionale: la differenza di 7 mesi nella PFS … potrebbe far cambiare la pratica clinica, ma ovviamente richiede un'ulteriore valutazione" ha concluso la professoressa.

B. Slomovitz, et al. GOG 3007, a randomized phase II trial of everolimus and letrozole or hormonal therapy (medroxyprogesterone/tamoxifen) in women with advanced, persistent, or recurrent endometrial carcinoma: A GOG Foundation study. SGO 2018; abstract 1.